
A metà tra romanzo autobiografico e giallo L’ultimo indizio di Piernicola Silvis, pubblicato da Fazi è, al di là della fiction, la cronaca fedele di uno dei fatti di più importanti della storia italiana degli ultimi venti anni. Cioè l’arresto, nel 1992, dell’allora numero due di Cosa Nostra, il boss Giuseppe “Piddu” Madonia, intercettato quasi casualmente durante una sua breve trasferta in Veneto. Le parole del romanzo fanno, così, precipitare il lettore dritto dritto nel 1992, anno terribilis per la lotta alla mafia, visto che in pochi mesi furono uccisi i giudici Falcone e Borsellino con relative scorte, permettendogli di rivivere atmosfere, brividi e anche retropensieri che fecero di quell’epoca un stagione in cui la paura si mescolava ogni giorno al sangue.
Silvis, investigatore di professione, è dirigente della Polizia di Stato, lo è anche nella scrittura. Che si compone seguendo un indizio dietro l’altro fino a creare una rete investigativa-letteraria nelle quali si rimane, da lettori, piacevolmente impigliati. L’autore, per sua stessa ammissione, da ragazzo avrebbe voluto fare il regista cinematografico. E il libro si snoda come una sceneggiatura. Così ecco Vicenza con le battute principali dell’operazione che conducono poi all’arresto del boss. E in contemporanea ecco anche Roma dove per tenersi lontano dai clamori dei flash Antonio Manganelli oggi capo della polizia coordina da lontano ogni momento dell’azione. Ma c’è anche spazio per storie parallele, più private, come la difficoltà a gestire i propri rapporti personali, l’amore per figli e l’amicizia per i colleghi di lavoro. Uno specchio della vita, insomma, quello che Silvis riesce a restituire. Dove anche la mafia deve fare i conti con la quotidianità.
- Sabato 28 Giugno 2008

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