Cento anni di best seller italiani. E un sondaggio

Fiera del libro di Torino

Qual è la linea di confine che divide un “normale” Best Seller da un classico della letteratura? Era dal 1994, da quando cioè Susanna Tamaro e Antonio Tabucchi fecero parlare di sé per Va dove ti porta il cuore e Sostiene Pereira vendendo milioni di copie in tutto il mondo, che non si assisteva a un caso editoriale di portata planetaria per un autore italiano. Ed è proprio quello che sta avvenendo per Gomorra di Roberto Saviano. Mettendo da parte il valore di denuncia dell’opera del giovane scrittore campano, oramai riconosciuto da tutti, a distanza di due anni dalla sua prima edizione, il libro continua a rimanere in cima alle classifiche di vendita superando abbondantemente in Italia 1.100.000 copie. Il libro di Saviano è stato tradotto in 42 paesi e nel 2007 è entrato nella classifica dei 100 migliori libri dell’anno stilata dal New York Times. A questo punto, senza attendere il giudizio della critica letteraria, “Gomorra” può di diritto entrare a far parte di quella ristretta lista di classici della letteratura italiana che si studiano nelle scuole e che a distanza di anni continuerà a far discutere.

Intorno a ogni libro di successo che si rispetti c’è sempre un alone di leggenda che lo circonda si tratti questo della stesura, della pubblicazione o dell’accoglienza ricevuta da parte della critica, quasi a voler confermare quanto sia complicato entrare nella storia, e come sempre accade il miglior giudice rimane il lettore.

Il primo vero caso editoriale del Novecento è stato certamente Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello scritto di notte mentre assisteva la moglie gravemente ammalata in un momento di notevole difficoltà economica. Il successo fu immediato tanto da essere tradotto in tedesco, francese e inglese. Italo Svevo pubblicò La Coscienza di Zeno a sue spese e fu addirittura trascurato dalla critica dell’epoca. Alberto Moravia si fece prestare i soldi dal padre per pubblicare il suo romanzo Gli Indifferenti vendendo poi 20.000 copie e realizzando tre ristampe in pochi mesi. Primo Levi si vide rifiutare Se questo è un uomo da Einaudi e fu costretto a rivolgersi al piccolo editore De Silva che stampò solo 2.500 copie per la prima edizione. A chi andò peggio di tutti fu sicuramente a Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo dal momento che l’autore non riuscì a vederlo pubblicato perché fu dato alle stampe postumo dopo che Elio Vittorini, che lo aveva avuto tra le mani, lo aveva giudicato un po’ “vecchiotto” come trama e impostazione. In due anni dal 1958 al 1960 furono stampate ben 52 edizioni. Arrivando ad anni a noi più recenti non può mancare il caso di Umberto Eco: al momento della pubblicazione del suo Il Nome della Rosa, il mondo editoriale affermò che avrebbe venduto solo poche copie e come se non bastasse dopo il successo mondiale l’autore venne accusato anche di plagio.

Ultima caratteristica che accomuna questi libri di successo è che ognuno di essi ha avuto trasposizione teatrali e cinematografiche che in più di una circostanza hanno raccolto premi nazionali e internazionali quasi a voler confermare il valore indiscusso dell’opera.

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Commenti

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Il 22 Luglio 2008 alle 21:25 intotheblue63 ha scritto:

anche io ho scritto un libro il cui titolo è altrettanto suggestivo: dove non si tocca. ma la mia casa editrice non è la mondadori, è un piccolo editore di milano. forse è questa la vera ragione, almeno quella, per così dire, strutturale. ottima casa editrice (autorevolissima e prestigiosa), ottima distribuzione e, non da ultimo, sapiente promozione.
devo aggiungere altro?
andrea di martino

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