
Particolare della copertina de Le due donne del Partenone
Nel 2007 ha vinto il Premio Roma per I cigni di Leonardo, storia di intrighi e passioni a corte attorno alle sorelle Isabella e Beatrice d’Este, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci. Ora Karen Essex, scrittrice e giornalista statunitense, torna con un nuovo romanzo storico, e ancora una volta le protagoniste sono due donne, legate a distanza di più di due millenni da un’opera d’arte e umana meravigliosa, il Partenone. Edito il 16 luglio da Bompiani (pagg. 576), Le due donne del Partenone (Stealing Athena) dà voce a due figure femminili volitive e coraggiose, passionali e fascinose, Aspasia e Mary Nisbet. Aspasia di Mileto, amante di Pericle che lo stratega ateniese a lungo non ha potuto sposare perché una legge voluta da lui stesso vietava di congiungersi a straniere, ha subìto una tradizione storica e letteraria avversa, accusata di lenocinio e considerata cortigiana e concubina nonostante la solida unione con lo statista. Fu anche studiosa di filosofia nonché maestra di Socrate, qualità non apprezzata in una donna nel quarto secolo prima di Cristo. Mary Nisbet è stata invece la moglie di lord Elgin, l’ambasciatore dell’impero britannico in terra ottomana che, in età napoleonica, ha salvato dall’incuria (o rubato?) alcuni marmi del Partenone trasportandoli in Gran Bretagna affinché l’arte del suo Paese ne traesse lustro e ispirazione. Mary è stata la principale artefice di questo sforzo, riuscendo ad ottenere l’assenso del Sultano a prelevare i marmi e finanziando il problematico trasporto via mare.
La Essex offre un dettagliato spaccato di queste due epoche lontane e dei due affreschi di donna, con rigore storico e allo stesso tempo con sfumature personali e suadenti. Con un linguaggio piano ma coinvolgente.
Panorama.it ha incontrato una solare Karen Essex, anche lei sobria e attraente.
Karen Essex, dopo il Rinascimento, l’Italia e le due sorelle d’Este de I cigni di Leonardo ora ha scelto come protagoniste altre due donne. Perché proprio Mary Nisbet e Aspasia e come mai il parallelismo tra le due? Come ha “scoperto” la figura di Mary?
Nel 2001 ho visitato il British Museum per un’esposizione su Cleopatra e, nella galleria dedicata ai marmi di Elgin, sono rimasta affascinata dalle sculture del Partenone: in particolare mi sono chiesta come fosse stato possibile il trasporto dalla Grecia a Londra, anche dal punto di vista meccanico, e quale personaggio così ambizioso avesse potuto fare ciò. Nel 2004, poi, una studiosa americana ha pubblicato la biografia di Mary (Mistress of the Elgin Marbles: A Biography of Mary Nisbet, Countess of Elgin di Susan Nagel) e così ho appreso come fosse stata lei la responsabile del trasporto e come avesse convinto il Sultano… Già avevo pensato di scrivere sui marmi e quando ho sentito che dietro a tutto c’era stata una donna mi sono detta “è un libro per me”, visto che tratto di donne e potere. Aspasia, invece, l’avevo già studiata all’università e da anni riflettevo su come scrivere un libro su di lei. Finché un giorno, in ufficio, mi è balenata l’idea di abbinare le due donne, una che vede la costruzione del Partenone, l’altra che in un certo senso ne segue la demolizione.
Lei dà voce a donne che, più o meno indirettamente, hanno fatto la storia, anche se sono state dimenticate o se ne sono perse le loro tracce. È questo uno degli intenti del suo libro?
Sì, perché nella storia ufficiale le donne spesso sono nascoste, dai libri di storia non si apprende di loro: o sono state eliminate o ci viene fornita una errata lettura di ciò che hanno fatto. Le donne vengono sempre interpretate in base all’uomo con cui vanno a letto. Volevo quindi riportare alla luce i successi di molte di loro e dar loro volto umano. Non ho intenzione di idealizzarle, anche perché alcune sono terribili, ma semplicemente rendere loro una figura umana.
Cosa prova a caratterizzare e umanizzare personaggi così grandi come Pericle, Fidia, Socrate, e le stesse Aspasia e Mary? Timore reverenziale o una sorta di adrenalinico potere creatore?
Prima di mettermi alla scrittura conduco una ricerca molto approfondita, che nel caso di personaggi femminili risulta difficile perché è stato scritto poco su di loro, pertanto bisogna studiare la cultura in cui sono vissute. Soprattutto per Aspasia. Nel caso di Mary è stato più facile perché lei ha pubblicato anche delle lettere. Conclusa la ricerca, sì, scatta una fase di creazione adrenalinica, visto che i personaggi parlano tramite me. Trovo molto importante non farmi intimorire da queste figure torreggianti su di me, da Leonardo a Fidia. È fondamentale rendermeli vicini. Nel caso de I cigni di Leonardo ho cercato di concentrarmi su quella che era la vita di Leonardo, che combatteva con le richieste dei mecenati, in una condizione molto umana e simile a quella di molti artisti che conosco.
Quanto tempo ha impiegato per comporre Le due donne del Partenone?
L’ho scritto molto rapidamente perché l’editore, senza dirmelo, aveva già detto la data di pubblicazione. Quindi ho lavorato per quattro anni senza sosta, giorno e notte.
Sia Aspasia sia Mary vengono processate e colpisce che, a distanza di più di due millenni, entrambe non possano difendersi perché la voce femminile non è ascoltata, anzi, esprimersi è visto come una libertà “licenziosa”. Come è cambiato e cosa non è cambiato oggi nella condizione femminile?
Ora le donne possono parlare e anche difendersi, dire la propria, anche se poi vengono criticate per averlo fatto. Se un uomo esprime la propria opinione senza scuse viene ammirato, se lo fa una donna viene criticata.
Lei come scrittrice, giornalista e sceneggiatrice, ha mai sentito che il suo essere donna fosse un ostacolo?
Sì e no. Oggi se c’è discriminazione è a livelli molto raffinati e sottili. Ma non voglio fare proclami: certamente a volte ho sperimentato il pregiudizio, ma altre volte l’essere donna mi ha aiutata. Di sicuro non scrivo libri con uno spirito di vendetta e non mi sento una donna arrabbiata. Scrivo con spirito di equità.
Ha mai visto il Partenone dal vivo? E cosa ha provato? Crede che i marmi di Elgin dovrebbero tornare in Grecia?
Sì, ho visto il Partenone, sul mio sito si possono vedere le foto. Come tanti visitatori sono rimasta annichilita dalla bellezza, così come di fronte alle Piramidi egiziane. Ogni volta ho la stessa sensazione. E credo che sia arrivato il momento del ritorno in patria delle sculture. Gli inglesi per anni hanno dato diverse motivazioni per trattenerle, dall’averle salvate dai turchi al degrado in cui versava Atene all’epoca. Comunque hanno reso i marmi disponibili a tutti al British Museum. D’altro canto i greci hanno realizzato il museo dell’Acropoli, con una galleria apposita per le decorazioni del Partenone: è giunto il momento che i marmi di Elgin tornino. Certo, non si possono restituire tutte le opere d’arte ai loro paesi d’origine, altrimenti si svuoterebbero i musei, ma le sculture di Fidia hanno influenzato tutta la scultura successiva e appartengono ai greci.
La copertina del libro ritrae un bel dipinto di Aspasia della pittrice Marie-Geneviève Bouliard, un’altra donna. L’ha scelto lei?
Sì, ed è lo stesso della copertina americana. È l’autoritratto di una pittrice francese vissuta nello stesso periodo di Mary e dipingendosi da Aspasia: era perfetto.
Lei è autrice di romanzi storici e di biografie romanzate (Cleopatra e Pharaoh): come mai ha scelto la storia come fonte di ispirazione?
Non lo so, non l’ho mai scelto. Non è stata una decisione razionale. Per Cleopatra sì, perché avevo studiato la sua figura e sapevo che era totalmente diversa dall’immagine data dal film con Elizabeth Taylor. Successivamente ho scoperto molte altre donne, di cui non si è parlato, e ho voluto scriverne.
Il prossimo libro?
Un altro romanzo storico, che avrà a che fare con donne e vampiri.
- Venerdì 18 Luglio 2008

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Il 18 Luglio 2008 alle 14:20 Rassegna stampa - Quello che succede - DonnaModerna ha scritto:
[...] Nel 2007 ha vinto il Premio Roma per I cigni di Leonardo, storia di intrighi e passioni a corte attorno alle sorelle Isabella e Beatrice d’Este, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci. Ora Karen Essex, scrittrice e giornalista statunitense, torna con un nuovo romanzo storico, e ancora una volta le protagoniste sono due donne, legate a distanza di più di due millenni da un’opera d’arte e umana meravigliosa, il Partenone. Edito il 16 luglio da Bompiani (pagg. 576), Le due donne del Partenone (Stealing Athena) dà voce a due figure femminili volitive e coraggiose, passionali e fascinose, Aspasia e Mary Nisbet. Aspasia di Mileto, amante di Pericle che lo stratega ateniese a lungo non ha potuto sposare perché una legge voluta da lui stesso vietava di congiungersi a straniere, ha subìto una tradizione storica e letteraria avversa, accusata di lenocinio e considerata cortigiana e concubina nonostante la solida unione con lo statista. Fu anche studiosa di filosofia nonché maestra di Socrate, qualità non apprezzata in una donna nel quarto secolo prima di Cristo. Mary Nisbet è stata invece la moglie di lord Elgin, l’ambasciatore dell’impero britannico in terra ottomana che, in età napoleonica, ha salvato dall’incuria (o rubato?) alcuni marmi del Partenone trasportandoli in Gran Bretagna affinché l’arte del suo Paese ne traesse lustro e ispirazione. Mary è stata la principale artefice di questo sforzo, riuscendo ad ottenere l’assenso del Sultano a prelevare i marmi e finanziando il problematico trasporto via mare. (Panorama.it) [...]
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