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Paolo Giordano - Foto di Gughi Fassino
Di Sandra Petrignani
Vincitore del Campiello opera prima, vincitore dello Strega e vincitore più giovane in assoluto, a 25 anni: Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi. Che titolo… E che copertina: “Buca lo schermo con quel volto che ti guarda dritto negli occhi” commenta Ernesto Ferrero, uno che nell’editoria è stato 35 anni e ora, come direttore della Fiera del libro di Torino, non ne è molto distante. “E il titolo è stupendo” continua.
Tutto lì il segreto di un successo? Titolo e copertina? E il testo? “Il testo deve supportare, è ovvio. Ma conta anche molto il personaggio. È una tendenza che si è imposta clamorosamente negli ultimi 5 anni. Lo scrittore deve prestarsi bene al gioco mediatico”. La giovinezza è un ingrediente importante, e il fatto che Giordano sia laureato in fisica calza a meraviglia. Quel titolo richiama una legge della matematica. Il cerchio si chiude, il gioco è fatto.
E dire che lui c’era rimasto male. Il suo titolo, Dentro e fuori dell’acqua, gli era caro. È stato Antonio Franchini, editor della Mondadori e ideatore del titolo vincente, a convincerlo. Ma davvero il destino del libro sarebbe cambiato se si fosse seguita la volontà dell’autore?
“Come si fa a dirlo?” si domanda lo stesso Franchini. “Nell’editoria non c’è alcuna legge assoluta e un titolo si dimostra centrato solo quando il libro ha avuto successo”. Dopodiché enuncia la sua formula: “Un buon titolo deve essere suggestivo, metaforico, solo un pochino oscuro, e rispettare lo spirito profondo del libro”.
Chissà che effetto fa nell’originale (Nesnesitelná lehkost bytí) uno dei titoli più indovinati della storia letteraria, L’insostenibile leggerezza dell’essere. Sta di fatto che Milan Kundera con quel romanzo (ma i precedenti non erano meno belli) ha smesso di essere uno scrittore di nicchia per diventare un successo planetario.
E che dire dell’Amante di Marguerite Duras? Se avesse conservato il titolo di lavoro La fotografia assoluta avrebbe avuto fortuna? “No” è la drastica risposta di Paolo Repetti, che dirige con Severino Cesari la Einaudi Stile libero. “Per questo noi mettiamo la titolazione al centro di discussioni con l’autore anche sterminate. E finché non siamo convinti, non consideriamo il testo pronto per affrontare il mondo”. Ammette però che ci sono anche migliaia di titoli grandiosi rimasti al palo. Ma di quelli ci si dimentica subito, mentre a costruire la leggenda lavorano i bei ricordi. Per esempio la discussione accesa sull’azzeccatissimo Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo, passato attraverso “La banda”, “Storiaccia” e innumerevoli altre proposte.
E quando si fa centro, secondo un altro rinomato editor, Giorgio Pinotti, da 17 anni in Adelphi, “hai l’impressione che dal libro si sprigioni una certa effervescenza”. Ma non è solo questione di titolo bensì “di una segreta alchimia fra titolo e immagine di copertina. Non è sempre facile raggiungere quella pienezza per cui ti dici: ecco, l’immagine non può essere che questa per questo libro che s’intitola così”.
Un bel rischio, per esempio, il sofisticatissimo La sovrana lettrice, traduzione più che libera dell’inglese The Uncommon Reader di Alan Bennett. Ma come resistere allo “speciale lettore” in ermellino della copertina, un’ammiccante regina Elisabetta?
“Si ritiene generalmente che un titolo debba sintetizzare in una o più parole (poche, di solito) il senso di un libro, io penso invece che sia una sorta di emblema” dichiara Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani. E cita l’esempio del libro-inchiesta di Marida Lombardo Pijola Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano Principessa. “Un’intera frase, che fissa una volta per tutte e in modo tanto chiaro da risultare quasi accecante il contenuto del volume, un’inchiesta, appunto, sui ragazzini e sullo sballo in discoteca. Il titolo anomalo e il successo strepitoso ci hanno dato ragione”.
Giovane editor della narrativa italiana alla Rizzoli, Michele Rossi divide i titoli in grandi famiglie. “Quelli che si rivolgono direttamente al lettore funzionano benissimo” dice. Per esempio Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro, Io uccido di Giorgio Faletti, Io non ho paura di Niccolò Ammaniti, Non ti muovere di Margaret Mazzantini. “Stuzzicano la curiosità, quando in libreria bisogna far innamorare il compratore indeciso in un batter d’occhio”. Poi ci sono i titoli che entrano nel linguaggio comune, nei modi di dire. Ancora Va’ dove ti porta il cuore (che pare abbia dalla sua anche la forza irresistibile della parola cuore) o La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, “entrato nell’agenda politica”, tanto che ha influito sulle scelte di governo.
Non va sottovalutato il potere della parolaccia. Il metodo antistronzi (titolo fortemente voluto dal suo autore, Robert I. Sutton) è stato conservato dalla Eliot come in originale e naviga oltre le 200 mila copie vendute. Ora è in arrivo dello stesso Sutton Idee strampalate che funzionano: auguri. Mentre la Sperling, nella scia, cercherà fortuna il prossimo dicembre con La banda delle stronze, spiritoso romanzo di tal Sonia Muller su quattro ragazzine modaiole alla conquista della banlieue parigina.
Alla e/o l’editore Sandro Ferri ricorda un titolo di una quindicina di anni fa, In culo oggi no, che pur riecheggiando un verso del testo (ebbene sì, si trattava di una bella raccolta di poesie erotiche e altri scritti di Jana Cerná) fu una scelta scioccante. “Le vendite ci premiarono: 30 mila copie contro le 150 (senza altri zeri) previste con altri titoli”. A un congresso della Cisl ne furono acquistati 200 esemplari da regalare ai partecipanti.
E gli autori hanno o no voce in capitolo? A parte qualche caso, come Melania Mazzucco, come Federico Moccia, come Massimo Carlotto, che non sbagliano un colpo, sembra proprio che farebbero meglio a desistere e ad affidarsi alle case editrici. Per quanto anche lì qualche errore si commette.
Ricorda Repetti che “il titolo più bello di tutti, Chiedi alla polvere, di John Fante, calcato pari pari dall’originale Ask the Dust, non fu capito dal grande Elio Vittorini, che in prima battuta tradusse e pubblicò il romanzo come Il cammino nella polvere“. Nessuno è perfetto.
- Domenica 20 Luglio 2008

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