Il 2008 è l’anno della Cina. E non solo per le Olimpiadi. Anzi i giochi olimpici sono stati un gran bel pretesto perché l’Occidente potesse fermarsi e mettere a fuoco il gigante vicino in continua crescita, anche attraverso le critiche e le parole dei cinesi stessi. Lo dimostra Zhou Qing che nel suo La sicurezza alimentare in Cina pubblicato in Italia da Spirali, scatta una fotografia fin troppo esauriente del paese del dragone, visto stavolta dalla apparentemente innocua prospettiva di una tavola imbandita. E invece si scopre che di innocuo non c’è poi così molto e che la frontiera con la sofisticazione alimentare viene varcata ogni giorno da ignari consumatori che pensano di nutrirsi e non certo di avvelenarsi. Quello cheQing offre è un viaggio minuzioso negli scaffali dei negozi cinesi. Il bilancio è sconcertante. Gli alcolici vengono contraffatti, sono usate sostanze cancerogene nella produzione dei cibi nonché immessi sul mercato piatti geneticamente modificati fuori norma. Non solo. L’elenco delle sostanze velenose al pari dei normali ingredienti fa rabbrividire: pesticidi, steroidi anabolizzanti, antibiotici metabolizzati, fluoro, iodio. E se questo non bastasse la lista si completa con un bel gruppo di alimenti deteriorati.
“Mentre vige il mito della Cina come grande paese moderno -scrive Qing- l’80% delle sue tubature acquedottifere utilizza stabilizzanti al piombo, vietati da anni negli Usa. (…)Eppure il trattamento ed il consumo alimentare in Cina non sono messi in discussione”. Un vero e proprio flagello, insomma, che ha un impatto su più di 400 mila vittime l’anno. “La sicurezza alimentare” in Cina è stato censurato dal governo di Pechino. Ma la forza della scrittura evidentemente ha prevalso, aprendo un dibattito nuovo e necessario.
- Domenica 10 Agosto 2008

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