(Un’immagine della mostra Io sono adolescente )
Televisore acceso, Ipod nelle orecchie, computer collegato, palmare in funzione. “Claudio, quindici anni, sta facendo una ricerca per la scuola su internet. Arriva un messaggio sul telefonino a cui risponde immediatamente. Di lì a qualche minuto invierà a YouTube un video buffo girato in classe, visiterà alcuni blog e si connetterà a una chat dove parlerà con altri ragazzi di musica rap. Prima di andare a dormire, invierà alcune foto scattate con il telefonino su MySpace”.
Claudio è solo uno dei “ragazzi che crescono troppo in fretta” raccontati nell’ultimo libro dalla psicologa Anna Oliviero Ferraris. La sindrome Lolita, aldilà del riferimento letterale, è infatti un fenomeno trasversale. Coinvolge maschi e femmine, centri e periferie senza distinzioni di sorta. Così, storie simili a quella di Claudio, ne esistono a migliaia: piccole femme fatale e giovani latin lover in erba; tredicenni impaurite e ventenni pieni di complessi, e via proseguendo in un piccolo vortice che si trsforma spesso in psicodramma. Con simili premesse, inevitabile che i primi ad entrare in cortocircuito sono proprio i genitori.
La soluzione – suggerisce la Ferraris – nasce dal chiarimento di un equivoco: non è vero infatti che “la libertà delle persone coincide con il fruire di una meteora inesauribile di emozioni”. Il punto è che se è vero che “un’intelligenza senza emozione ci rende simili ad automi”, è altrettanto assodato che “un’emozione senza intelligenza ci lascia troppo esposti ai maghi della suggestione”. Più che i bambini e gli adolescenti, il vero problema riguarda dunque innanzitutto gli adulti, vittime, in queste come in altre circostanze, di una “generazione di transizione”. A loro, la possibilità di sciogliere l’arcano, che con il libro della Ferraris sembrerebbe più a portata di mano.
- Sabato 23 Agosto 2008

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