“Se si va per la prima volta in Sicilia è certamente utile portare con sé la tipica guida turistica che descrive i luoghi più celebri, a cominciare da Taormina, da Segesta e dalla valle dei Templi. Ma, se si è curiosi e se si vuole evadere dal solito cliché turisti stico che ha contributo ha creare l’immagine di un’Isola da cartolina turistica, si può fare anche una piccola deviazione, e scoprire così paesaggi di cui si parla poco o punto”.
Parola di Matteo Collura, scrittore e giornalista di punta della generazione cresciuta nel secondo Dopoguerra, nonché autore di Sicilia sconosciuta, da poco ripubblicato per Rizzoli in un’edizione interamente aggiornata e corredata dalle foto di Mino Minnella. Un libro insolito, difficilmente catalogabile, che si distanzia tanto dal baedeker quanto dalla cronaca da Grand Tour che pure fino a metà Novecento è stato genere assai praticato dagli scrittori nostrani.
Iniziamo dal titolo: perché Sicilia sconosciuta?
L’aggettivo le calza in modo più aderente rispetto ad ogni altra regione italiana. L’isola è ignota ai suoi stessi abitanti, che tutto sanno del luogo in cui sono nati e vivono, e poco o niente di altri luoghi, di altre province, anche confinanti. Non è un caso che il siciliano, sempre pronto a partire, è però avvezzo più ai lunghi viaggi che a quelli brevi. Provi a chiedere quanti parenti ed amici ha un palermitano a Catania: scoprirà che ha scarsissimi legami con Catania, ma che molti, palermitani e catanesi, ne hanno con Roma, Milano e con mille altri paesi sparsi in tutto il resto d’Italia.
Un legame in cui non resta indifferente neppure l’elemento che rende la Sicilia isola, e cioè il mare.
Questo è un rapporto assai recente, nato solo nel Dopoguerra. La letteratura isolana, a parte qualche vistosa eccezione, non ha fatto altro che registrare una sorta di indifferenza che l’isolano nutre da secoli nei confronti del mare. Ed infatti sia Agrigento che Palermo, pur essendo città litorali, hanno entrambe voltato le spalle alla costa.
C’è poi la cucina, forse la più ricca e complessa d’Italia…
Per i siciliani il cibo è una festa. La gastronomia isolana è forse il testimone più immediato e tangibile del barocco isolano. In un cannolo o in una cassata quella cifra stilistica è rimasta cristallizzata più che in chiese e cattedrali, contribuendo a rappresentare un’idea di gusto che è innanzitutto estetico e solo in secondo luogo culinario. Un codice unico e difficilmente riscontrabile in altre parti d’Italia, e tuttavia, anch’esso ancora in parte sconosciuto.
- Venerdì 29 Agosto 2008

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Commenti
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Il 1 Luglio 2010 alle 08:14 Il fascismo, la Sicilia e Marta Abba: a fine agosto arriva un Pirandello inedito in libreria - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] la più bella biografia di Leonardo Sciascia (Il Maestro di Regalpetra) e diversi altri libri dedicati alla cultura isolana, Matteo Collura torna a fare i conti con la letteratura [...]
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