Da Roland Barthes alla Smart. Il viaggio antropologico di Jérôme Garcin, giornalista e condirettore de “Le Nouvel Observateur”, in Nuovi Miti, uscito in Italia con Isbn Edizioni comincia esattamente laddove finiva la celebre opera del filosofo francese, pubblicata per la prima volta nel 1957. Più di 50 anni dopo, molto - se non tutto - è cambiato. Al posto della Citroen c’è infatti adesso la Smart, al posto di Greta Garbo c’è Kate Moss e così via, in una foresta di simboli e feticci sempre più complicata e sovrabbondante. Per non perdersi allora l’unica arma, sembra dire Garcin, è quella del sapere. Di qui l’idea di affidare l’analisi dei singoli segni che meglio rappresentano il vivere contemporaneo ad alcuni dei più importanti intellettuali francesi, da Paul Virilio a Marc Augé passando per Jacques Attali. Passano allora sotto la lente d’ingrandimento fatti, cose e fenomeni che circondano la vita di tutti. Dagli sms, allo speed dating passando per il botox e perfino il commercio equo e solidale.
E diventa icona dell’estetica contemporanea anche l’11 settembre, decifrato e spiegato da Claude Lanzmann, scrittore e scenggiatore, che lo associa all’evento assoluto dell’assenza. Il vuoto lasciato dalle vittime ma anche quello lasciato dalle torri e dai milioni di americani che dopo quel giorno hanno ridotto drasticamente la loro presenza nei bar e nei ristoranti per rispetto dei morti ma anche per paura dell’ignoto. Comprendere i simboli del nostro tempo, dunque, oggi come 50 anni fa con Barthes è ancora decisivo se non per prevenire almeno per curare i mali del nostro tempo e proteggere la nostra illusione di felicità quotidiana.
- Giovedì 11 Settembre 2008

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