Una linea lunga di misfatti e di misteri italiani, dagli eccidi dei Borbone ai Fasci siciliani, dal primo dopoguerra a Portella della Ginestra, da Ciaculli a Viale Lazio, da Falcone e Borsellino fino alla bomba di via dei Georgofili a Firenze. Questo il percorso nel tempo della Mafia rivissuto da Giuseppe Carlo Marino, docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo, nel suo volume La Sicilia delle stragi, Newton Compton Editori. Perché la geografia mai come in questo caso è diventato campo di battaglia della storia. La Sicilia, dunque viene rivissuta, nel suo concetto più profondo, quello di isola lontana dalla terraferma, il Continente appunto come ancora molti siciliani definiscono il resto del paese. E in questa isola nel corso degli anni la Mafia si è radicata fino a scuoterne le radici più profonde, assumendo, a seconda delle generazioni, fisionomie completamente diverse. Dall’eccidio di Portella della Ginestra nel 1947 dove si mescolarono banditismo e sindacalismo con personaggi dai risvolti avventurosi come Salvatore Giuliano fino ad arrivare allo stragismo che fece tra le vittime più illustri i magistrati Falcone e Borsellino. Quello che rende La Sicilia delle stragi un contributo interessante alla pur già abbondante letteratura dedicata all’argomento è il fatto di essere un volume polifonico. Giuseppe Carlo Marino ha raccolto testi di studiosi e scrittori, giornalisti, magistrati, testimoni autorevoli e bene informati. Quello che ne viene fuori è un mosaico narrativo in cui i veri eroi sono le vittime della Mafia, i singoli come la popolazione in difesa dei quali ancora tanto resta da fare.
- Domenica 14 Settembre 2008

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