
Un lottatore bulgaro con catene d’oro al collo taurino e occhiali da sole, dal passato remoto di agente dei servizi segreti, dal passato prossimo di imprenditore di successo e massone, e dal presente in una cassa da morto; un misterioso omicidio di una geofisica nella placida cittadina di Woking nel Surrey; una sequela di personaggi che si muovono tra India, Nigeria, Balcani, Stati Uniti, India, Giappone, Italia, Colombia, Canada e la “fantomatica” Transnistria cancellando la nitidezza dei confini tra nazioni. Un’enorme, insidiosa, capillare e montante trama oscura che si allarga e si insinua oleosa nel sottobosco politico ed economico del globo. A fare da coro: hacker, uomini d’affari, narcos, brigate della morte, signori della guerra, banchieri, uomini di stato, dittatori, scafisti [...] e una lunga, lunghissima, scia di vittime affogate nel sangue.
Se fosse un romanzo verebbe tacciato di mancanza di verosimiglianza e trattato alla stregua di un pastiche complottistico dal sapore avventuroso, frutto della fantasia di uno scrittore dall’immaginazione un po’ troppo sopra le righe. Il fatto è che McMafia (Mondadori, pp. 447, 18 euro) non è un romanzo e Misha Glenny, l’autore, non è né Micheal Crichton né Clive Cusserl, ma un reporter con il pelo sullo stomaco che ha seguito sul campo l’intero conflitto dell’ex Iugoslavia e la situazione dei Balcani dalla caduta del muro in poi diventando in seguito consulente di politica internazionale per conto dell’Europa e degli USA. McMafia è il reportage, risultato di anni di ricerche, indagini e inchieste, che partendo dal cuore inquieto del vecchio continente traccia una mappa del crimine organizzato mondiale con ritmo e precisione chirurgica.
Dimenticate i confini, così come li conoscete, dimenticate il planisfero politico e i report ufficiali sul commercio e sull’economia mondiali perché a essi vanno sovrapposti quelli ombra, i doppelgänger oscuri che si fondono e confondono con i primi producendo, per quanto è possibile sapere, almeno il 20% dell’intera ricchezza mondiale.
Il viaggio di Glenny in questo demimonde parte dall’assassinio di un anonima sismologa in Inghilterra e dall’“innocuo” commercio di sigarette di contrabbando in Montenegro per arrivare passo dopo passo a tracciare un quadro globale dell’attività mafiosa i cui esponenti si muovono tra connivenze ufficiali e ufficiose, sfruttando cavilli e baratri degli accordi internazionali. La carta geografica di McMafia è dura, intrisa di violenza, denaro, potere e di strette di mano e la cosa più agghiacciante è che spesso a stringere le mani sbagliate sono coloro i quali dovrebbero combatterle.
Un libro feroce, dalla scrittura asciutta, una specie di Gomorra su scala planetaria, ma senza un’oncia di fiction, senza retorica e senza compromessi in grado di porre molte domande e gettare una luce sinistra sui traffici finanziari, sulle manovre politiche, sugli accordi tra nazioni, sulle politiche belliche, sulle scelte economiche di stati, governi e istituzioni. Fin dove arrivano i tentacoli? Chi è compromesso, chi coinvolto? Chi invece è all’opera per contrastare il fenomeno?
Una lettura sconcertante, che risulta ancora più destabilizzante se affiancata a Superclass di David Rothkopf, un’indagine sull’esigua élite al timone del mondo, sempre per i tipi di Mondadori (492 pp., 19 euro). Un migliaio di pagine in tutto, che se lette affiancate sono come acido nitrico e acido solforico. Mescolatele e otterrete nitroglicerina.
- Lunedì 29 Settembre 2008

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Commenti
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Il 29 Settembre 2008 alle 18:13 paolo.manzo ha scritto:
Un libro che qui è uscito da parecchio e di cui consiglio a tutti la lettura. Naturalmente parla anche di San Paolo e di Brasile… ;)
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