Barack Obama. Elko, Nevada: il senatore dell’Illinois tra la folla
Quali sono le ragioni alla base dell’ascesa politica, dall’elezione a senatore alla corsa per la Casa Bianca, di un outsider che più outsider non si può? Prova a spiegarlo il volumetto Obama. La politica nell’era di Facebook, fresco di stampa da Marsilio, in cui Giuliano da Empoli traccia un profilo del candidato nel contesto dei cambiamenti sociali avvenuti gli Stati Uniti negli ultimi anni.
“Obama non è un politico, è una rockstar”, la riflessione su quello che potrebbe diventare il futuro presidente può partire da questa frase che compare a pagina 61 del godibile saggio, e ne riassume in pieno il senso. “Il senatore dell’Illinois”, spiega Da Empoli, “è l’unico che sia riuscito a far leva fino in fondo sulla cultura pop per proiettarsi nell’orbita della Casa
Bianca”.
E la sua ascesa è anche il frutto di un cambiamento che sta investendo la società americana nel suo insieme. Se infatti negli ultimi vent’anni la condizione socioeconomica della comunità nera è migliorata solo marginalmente, “il suo potere simbolico e culturale si è accresciuto a dismisura”. In un’America sempre meno Wasp, in cui l’Islam è la seconda religione più praticata, e in cui le previsioni dei demografi dicono che nel 2050 un cittadino su 4 sarà di origine ispanica, la storia personale di Obama ha una presa indiscutibile. Nato fuori dal matrimonio da padre kenyano e madre americana, ha vissuto in uno dei paesi più poveri del mondo, l’Indonesia, e studiato in una delle scuole migliori, Harvard. Insomma è la prova vivente che il sogno americano è vivo e vegeto: “un mulatto alto e magro con un nome improbabile e una storia familiare complicata che arriva fino alla soglia della Casa Bianca”.
Ma c’è di più; Obama è, nell’analisi di da Empoli, la traduzione politica di un movimento autobiografico di massa. Quello dei blog, di MySpace e di Facebook, quello in cui si riconoscono i cosiddetti Millennial, giovani nati negli anni ‘80 e ‘90, che lungi dall’essere indifferenti alle istanze civili, sono un elettorato attento ma non passivo. Vogliono partecipare e Obama sembra aver compreso alla perfezione questo desiderio e potrebbe perciò essere il naturale destinatario di gran parte dei loro voti (90 milioni, mica pochi).
Il libro adduce molte altre motivazioni per il successo di Obama: l’empatia, il soft power, la meritocrazia, il superamento della politica del muro contro muro di cui sono ancora in parte prigionieri gli ex-sessantottini come Hillary Clinton, l’apertura alla fede come “vettore di trasformazione sociale”, che potrebbe consentirgli di rubare voti ai repubblicani che tanto hanno puntato in passato sulla religione. E naturalmente il ritorno all’ottimismo e alla speranza. “Sarebbe stato più ovvio, per un democratico, gridare alla catastrofe e denunciare le malefatte dell’amministrazione Bush”, spiega da Empoli. Ma “Obama ha scelto una strada diversa in linea con la grande tradizione progressista di Franklin Delano Roosvelt”. Un personaggio da cui, secondo l’autore, la politica italiana, vecchia, ingessata, orfana delle ideologie e poco attenta ai giovani, avrebbe qualcosa da imparare.
Abbiamo chiesto a Giuliano da Empoli se pensa che Obama possa vincere queste elezioni, e se qualcosa è cambiato con l’aggravarsi dell’attuale crisi finanziaria. Ci ha risposto così: “Credo che negli Stati Uniti si stia chiudendo un ciclo che si è aperto un quarto di secolo fa con l’elezione di Ronald Reagan e l’inizio della deregulation. Inoltre, credo che Obama incarni molto meglio di McCain il volto di una nuova America, meno girata verso la vecchia Europa e più proiettata sul Pacifico. La crisi delle ultime settimane rafforza ulteriormente la sensazione che l’elettorato Usa sia intenzionato a dare una svolta”.
- Venerdì 3 Ottobre 2008

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Commenti
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Il 3 Ottobre 2008 alle 14:19 ether.zooth ha scritto:
Bel articolo.
Solo una precisazione:
Ma è possibile che per ” tradizione culturale errata “, una nazione che ha per nome STATI UNITI D’AMERICA, debba conglobare tutto un continente??
Questo gravissimo errore dialettico, nonchè culturale, è indelebilmente inculcato nella cultura di massa.
Siete e vi considerate degli scrittori, giornalisti,ecc…….?
America è un CONTINENTE!! Va dal Polo Nord al Polo SUD……
Gli STATI UNITI D’AMERICA (una nazione, assiem al Canada ed al Messico) si trovano nell’America del NORD per chi non lo sapesse……..
Scusate, ma questo ORRORE è frequente, cerchiamo di superarlo no?
Il 3 Ottobre 2008 alle 15:48 marta.buonadonna ha scritto:
Grazie per la precisazione. Diciamo che si usa il termine America per intendere Stati Uniti dal momento che dal contesto (Casa Bianca, Barack Obama ecc.) è abbastanza chiaro che il riferimento è agli Stati Uniti d’America. Direi che più che di una tradizione culturale errata si tratta di una semplificazione. Laddove non genera fraintendimenti credo sia tollerabile.
Infondo quando scriviamo Farnesina e intendiamo ministero degli Esteri, oppure Washington per indicare il governo statunitense, commettiamo lo stesso tipo di errore/semplificazione, che però alleggerisce la prosa e aiuta la lettura.
Il 3 Ottobre 2008 alle 18:09 clator ha scritto:
Spero che per l’ennesima volta le previsioni - che coincidono con i desideri - dei sinistri di casa nostra si rivelino errate
Il 12 Ottobre 2008 alle 21:44 carlo.tosi ha scritto:
il mondo intero si augura che le prossime elezioni in America possano dare una svolta all’attuale politica sia nazionale che mondiale degli States. L’attuale presidente bush (volutamente senza maiuscola), ed i suoi due mandati saranno ricordati come il peggior periodo nella storia moderna americana. Le scelte in politica estera hanno prodotto solo terrorismo, guerre ed instabilità in tutto il mondo. Le scelte in casa propria hanno permesso il libero trafficare di economisti e finanzieri che hanno costruito un tale castello traballante di economia interna, che quando è crollato ha travolto e sta distruggendo le borse e l’economia di tutto il mondo. E poi la superbia di non voler riconoscere la necessità di ridurre l’inquinamento, con gli accordi di Kyoto, il continuo sostegno alle multinazionali dei farmaci, del petrolio, dell’agricoltura transgenica, delle armi ecc. Il tutto da vendere ai paesi del terzo mondo, con lauti profitti. Speriamo proprio che L’america volti davvero pagina, dopo aver fatto il gravissimo errore di eleggere per la seconda volta un incapace guerrafondaio come bush.
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