Dopo oltre trent’anni si conclude la beckettiana “attesa dell’Accadimento”, come recitava il sottotitolo di Malacqua unico romanzo - capolavoro - di Nicola Pugliese, che da Napoli subito dopo fece perdere le sue tracce. Oggi, dopo accurata investigazione e un corteggiamento durato due anni, Piero Antonio Toma e Nando Vitali, della piccola casa editrice Compagnia dei Trovatori, hanno rintracciato il ruvido scrittore nell’isolata Avella (Avellino) e lo hanno convinto a consegnare loro otto racconti che escono con il titolo di uno di essi, La nave nera.
È proprio questo misterioso battello completamente nero la risposta al quesito sull’Accadimento di Malacqua, quando per quattro giorni Napoli si trovò sotto una pioggia insistente ad affrontare vicende misteriose e magiche. La nave, che sembra priva di equipaggio, per una notte trova rifugio, ma senza attraccare, nel porto di Napoli e scomparire l’indomani: Godot è solo un’ipotesi, quando si manifesta è un avvenimento senza conseguenze. Perché Godot - che nel libro diventa il Ferragosto, il Natale o qualunque altro appuntamento collettivo - è dentro di noi e siamo noi a decidere ricorrenze, eventi e percussioni del cuore.
È per questo che quasi tutti i racconti hanno una parabola che si somiglia: sono una parentesi, un momento di vita, che sia un quarto d’ora una serata o un giorno. Comunque sono la vigilia di un’Epifania, un sabato del villaggio. Con protagonisti che nella convulsione e nella frenesia del moto collettivo indotto rimangono passivamente fermi: per scelta, perché non hanno capito o semplicemente perché non hanno fatto in tempo a rispondere alla chiamata a raccolta. Alcuni degli otto racconti sono piccole perle, come Il vino bianco: sei pagine proustiane senza un solo punto in cui a un uomo non è concessa una piccola follia amorosa. Forti le influenze di Kafka e di Calvino, cui va il merito di aver fatto pubblicare Malacqua nel 1977 per l’Einaudi. A lui lo sconosciuto Pugliese scrisse in replica alle modifiche suggerite al testo: “Con tutto il rispetto, o pubblicate il libro così com’è o niente”. L’intelligenza di Calvino fu quella di pubblicarlo com’era.
- Domenica 5 Ottobre 2008

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