Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri

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Eluana Englaro

I have a dream. Ho sognato che il Parlamento aveva approvato la legge sull’eutanasia. [...] I have a nightmare. Ho aperto gli occhi - i sogni finiscono all’alba - e ho maledetto il mio cuore che non perde un colpo, il mio cervello che mi bombarda di ricordi, illusioni, desideri, speranze”. Così scriveva Piergiorgio Welby il 20 luglio 2002 sul forum del sito Radicali.it, ancora lontano da quel 20 dicembre 2006 in cui venne lasciato alla morte tanto desiderata.
La vicenda umana di Welby è stata una sorta di spartiacque, forse una rivoluzione, nella società e nella cultura italiana. Per la prima volta quasi tutti si sono sentiti costretti a riflettere su “accanimento terapeutico” e “rifiuto delle cure”, termini prima avvertiti così distanti, e che oggi tornano così attuali con la storia di Eluana Englaro, ragazza lecchese di 37 anni in coma vegetativo dal 1992.
E proprio in questi giorni, mentre Eluana è stata colpita da una emorragia interna che ha aggravato il suo quadro clinico, escono due libri legati a filo incrociato: Storia di una morte opportuna - Il diario del medico che ha fatto la volontà di Welby, di Gianna Milano e Mario Riccio (Sironi editore, pagg. 256), ed Eluana - La libertà e la vita, di Beppino Englaro con Elena Nave (Rizzoli, pagg. 231).
Storia di una morte opportuna è il diario scritto da Riccio, il medico anestesista di Cremona che si assunse la responsabilità di aiutare Welby a morire, sedandolo e staccando il respiratore. Il racconto va da quando il dottore cominciò ad appassionarsi al caso, nell’autunno 2006, alle vicende legali che ha dovuto subire successivamente alla morte di Welby fino alla sentenza di proscioglimento. La Milano, giornalista scientifica di Panorama, ha realizzato un ricco commentario al testo, che restituisce lo sfondo degli eventi in un percorso parallelo: la cronaca, il dibattito politico, bioetico e culturale, i documenti giudiziari. Riccio sin da subito ebbe l’intuizione che il caso di Welby non dovesse neanche scomodare l’eutanasia: “è il diritto ad accettare o a rifiutare le cure”, scriveva, che “viene esercitato oggi da ogni paziente consapevole attraverso il meccanismo del consenso informato. Eppure, per paradosso, questo stesso diritto non è riconosciuto a chi si trova in stato vegetativo permanente e quindi definitivamente incapace di esprimere le proprie volontà”. Ed ecco che il pensiero va al caso di Eluana Englaro, e al papà Beppino che da anni lotta perché l’idratazione e la nutrizione passiva insieme a tutte le altre terapie vengano sospese, per rispettare le volontà di sua figlia. “Per Beppino, che conosco ed è un amico, è un calvario” scrive Riccio.
Questo calvario dignitoso è tutto in Eluana - La libertà e la vita, che Englaro ha realizzato insieme con Elena Nave, collaboratrice alla cattedra di Bioetica dell’Università di Torino. Con linguaggio semplice e diretto Beppino racconta il suo dramma, da quando perse sua figlia in un incidente stradale, la mattina del 19 gennaio 1992, e la verità lo invase “a cuore scoperto”. Nel libro ci sono le battaglie attuali per porre fine a un attaccamento artificiale a una vita che per lui - e soprattutto per Eluana - non è più tale. Si passa in rassegna l’odissea legale da anni in corso e scorrono i ricordi di Eluana ancora viva, “purosangue della libertà”: di fronte a un suo amico rimasto in coma, l’anno prima del suo incidente, Eluana “ci chiese di essere protetta da una tale, spaventosa, condizione di vita: ‘Se dovesse accadere una cosa del genere a me, voi dovrete intervenire, dovete farlo di corsa. Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco essere lasciata morire’”.
Una speranza anima Beppino: “Scrivo queste parole, sempre sperando che siano le ultime, fiducioso che la nostra uscita dalla scena pubblica sia sempre più vicina. Sono stato costretto, finora, a dare voce a mia figlia e non lo vorrei più fare”.
E il dottor Riccio, nel suo diario, mentre si chiede se sua figlia Letizia, da grande, capirà le ragioni della sua decisione, spera che “anche i contenuti della battaglia iniziata da Welby e che noi abbiamo continuato nei modi che potevamo e sapevamo continuino a camminare”.

Mentre le voci di Welby e di Beppino Englaro, tramite le loro sofferenze personali, si sono prese carico di una problematica tutt’altro che individuale, sono tanti i malati che rifiutano il trattamento sanitario e che muoiono però nel silenzio. Una ricerca su 84 reparti di rianimazioni in Italia e 3.800 casi di morte, riportata da Gianna Milano e curata dall’epidemiologo Guido Bertolini, dice che su 100 persone che finiscono in un reparto di terapia intensiva, 80 guariscono, per le altre 20 non c’è cura che le possa salvare. Nel 62% dei casi irreversibili (in altri Paesi questa percentuale è più alta che in Europa, attorno al 70% in Francia e al 90% negli Usa) sono i medici a compiere un gesto di umana solidarietà. O sospendono le pratiche che tengono in vita il paziente o si astengono dall’intervenire quando si verifichi un nuovo evento, come un arresto cardiaco.

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Il 11 Novembre 2008 alle 12:35 Eluana: oggi la Cassazione decide » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri [...]

Il 11 Novembre 2008 alle 18:40 Eluana, la Cassazione decide se sospendere l’alimentazione » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri [...]

Il 13 Novembre 2008 alle 18:40 Eluana: la Cassazione respinge il ricorso, stop all’alimentazione » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Le sezioni Unite civili della Cassazione hanno dichiarato inammissibile per ‘’difetto di legittimazione’’ il ricorso sulla vicenda Englaro. La procura generale di Milano quindi non poteva impugnare la decisione con cui era stata autorizzata la sospensione dell’ alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana. I supremi giudici hanno così accolto la richiesta fatta dal Pg della Cassazione Domenico Iannelli nell’udienza pubblica di martedì scorso. LEGGI ANCHE: La Cassazione decide se sospendere l’alimentazione - Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri [...]

Il 13 Novembre 2008 alle 21:34 Ciao, Eluana… ha scritto:

[...] Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri [...]

Il 14 Novembre 2008 alle 13:24 Eluana può morire, l’Italia si divide » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] “Un fatto gravissimo”. Così monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita, ha commentato ai microfoni della Radio Vaticana la sentenza della Cassazione su Eluana Englaro, che dichiara inammissibile il ricorso della Procura di Milano contro il provvedimento del luglio scorso. È diventato quindi definitivo il decreto della Corte di Appello milanese che autorizza a sospendere l’alimentazione artificiale che tiene in vita la giovane di Lecco, in coma da sedici anni dopo un incidente stradale. “Per quanto mi concerne è grave dal punto di vista etico e morale” ha continuato Fisichella. “Forse potranno trovare delle giustificazioni nei cavilli procedurali e nelle interpretazioni del linguaggio. Nella sostanza però rimane un fatto del tutto grave ed estraneo alla cultura del popolo italiano, un fatto di una gravità assoluta per quanto riguarda un attentato alla vita”. E chiede subito una legge, il più possibile condivisa, “perché venga evitata qualsiasi esperienza di eutanasia passiva o attiva nel nostro Paese”. Ben diverso, ovviamente, il commento di Vittorio Angiolini, legale di Beppino Englaro: “La decisione della Cassazione conferma il principio per cui nessuno, neppure il medico, può impossessarsi della vita di un altro. E questo è di vitale importanza per la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo”. Dure invece le parole del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: “La Corte di Cassazione introduce in Italia la condanna a morte. Da oggi la vita umana non è più adeguatamente tutelata nella patria del diritto. È soggetta ad arbitri. Si tratta di una sentenza inaccettabile”. “Grande tristezza” è quella provata dalle Acli, in una nota il presidente Andrea Olivero. “Tristezza per la fine di una vita che, pur nella sofferenza e in un lungo travaglio, conserva sempre un dato di sacralità, di irripetibilità, di intangibilità”. Da contraltare la posizione di Mario Riccio, l’anestesista che diede assistenza a Piergiorgio Welby nello staccare la macchina che lo teneva in vita: “Un grande sollievo per il padre Beppino, che conosco da 15 anni”, dice. E continua: “Devo solo sottolineare che quando uscì la sentenza sul caso Englaro del luglio scorso, Formigoni ha detto che nessuna struttura della Lombardia avrebbe permesso l’interruzione dell’alimentazione artificiale. Per me questo è un fatto estremamente grave, così come lo è per molti giuristi”. Non si tratta neanche di eutanasia secondo Umberto Veronesi, senatore del Pd, intervistato dalla Stampa: “Il caso di Eluana nasce dall’assenza di volontà espresse per iscritto in situazione di piena lucidità”. Se ci fosse stato “il testamento biologico di Eluana non sarebbe stata indispensabile una legge per attuarlo”. Ma la CEI parla invece di responsabilità morale: “La vita di Eluana Englaro, al cui dramma si è appassionata la coscienza del nostro Paese, è ormai incamminata verso la morte. Mentre partecipiamo con delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza”. In questo coro di reazioni opposte, più o meno infuocate, c’ è anche la voce di Peppino Englaro: “La prima cosa che ho pensato è ‘Eluana, ce l’abbiamo fatta’” afferma in un’intervista a Repubblica. “Oggi siamo al giorno 6.146 da quando c’è stato l’incidente alla mia Eluana e perciò chiedo di poter tornare alla mia sfera privata. Fine, l’ultima parola per me è quella scritta dalla Cassazione’’. La suprema corte, in una sentenza di 21 pagine, ha detto “quello che tanta gente comune sa, e cioè che dare al paziente il potere di mettere un limite alle cure è una cosa giustissima e non significa affatto uccidere”. Ora per Eluana si attende lo stop all’alimentazione, che dovrebbe avvenire a giorni in una delle strutture già individuate. “Di sicuro non sarà in Lombardia” asserisce Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha in cura da anni la donna. Secondo il dottore ogni decisione sui tempi spetta solo al padre. ‘’Io continuerò a stare vicino sia a lui sia a Eluana come ho sempre fatto”. [...]

Il 14 Novembre 2008 alle 13:36 Testamento biologico fai da te » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Eluana può morire, l’Italia si divide - Tutte le tappe della vicenda - Eluana: la Cassazione respinge il ricorso, stop all’alimentazione - Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri - Partecipa al FORUM [...]

Il 15 Novembre 2008 alle 12:37 Eluana può morire, l’Italia si divide « la via della cultura ha scritto:

[...] “Un fatto gravissimo”. Così monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia della Vita, ha commentato ai microfoni della Radio Vaticana la sentenza della Cassazione su Eluana Englaro, che dichiara inammissibile il ricorso della Procura di Milano contro il provvedimento del luglio scorso.È diventato quindi definitivo il decreto della Corte di Appello milanese che autorizza a sospendere l’alimentazione artificiale che tiene in vita la giovane di Lecco, in coma da sedici anni dopo un incidente stradale.“Perquanto mi concerne è grave dal punto di vista etico e morale” ha continuato Fisichella. “Forse potranno trovare delle giustificazioni nei cavilli procedurali e nelle interpretazioni del linguaggio. Nella sostanza però rimane un fatto del tutto grave ed estraneo alla cultura del popolo italiano, un fatto di una gravità assoluta per quanto riguarda un attentato alla vita”. E chiede subito una legge, il più possibile condivisa, “perché venga evitata qualsiasi esperienza di eutanasia passiva o attiva nel nostro Paese”.Bendiverso, ovviamente, il commento di Vittorio Angiolini, legale di Beppino Englaro: “La decisione della Cassazione conferma il principio per cui nessuno, neppure il medico, può impossessarsi della vita di un altro. E questo è di vitale importanza per la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo”.Dure invece le parole del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: “La Corte di Cassazione introduce in Italia la condanna a morte. Da oggi la vita umana non è più adeguatamente tutelata nella patria del diritto. È soggetta ad arbitri. Si tratta di una sentenza inaccettabile”.“Grandetristezza” è quella provata dalle Acli, in una nota il presidente Andrea Olivero. “Tristezza per la fine di una vita che, pur nella sofferenza e in un lungo travaglio, conserva sempre un dato di sacralità, di irripetibilità, di intangibilità”. Da contraltare la posizione di Mario Riccio, l’anestesista che diede assistenza a Piergiorgio Welby nello staccare la macchina che lo teneva in vita: “Un grande sollievo per il padre Beppino, che conosco da 15 anni”, dice. E continua: “Devo solo sottolineare che quando uscì la sentenza sul caso Englaro del luglio scorso, Formigoni ha detto che nessuna struttura della Lombardia avrebbe permesso l’interruzione dell’alimentazione artificiale. Per me questo è un fatto estremamente grave, così come lo è per molti giuristi”.Non si tratta neanche di eutanasia secondo Umberto Veronesi, senatore del Pd, intervistato dalla Stampa: “Il caso di Eluana nasce dall’assenza di volontà espresse per iscritto in situazione di piena lucidità”. Se ci fosse stato “il testamento biologico di Eluana non sarebbe stata indispensabile una legge per attuarlo”.Mala CEI parla invece di responsabilità morale: “La vita di Eluana Englaro, al cui dramma si è appassionata la coscienza del nostro Paese, è ormai incamminata verso la morte. Mentre partecipiamo con delicato rispetto e profonda compassione alla sua dolorosa vicenda, non possiamo fare a meno di richiamare alla loro responsabilità morale quanti si stanno adoperando per porre termine alla sua esistenza”.Inquesto coro di reazioni opposte, più o meno infuocate, c’ è anche la voce di Peppino Englaro: “La prima cosa che ho pensato è ‘Eluana, ce l’abbiamo fatta’” afferma in un’intervista a Repubblica. “Oggi siamo al giorno 6.146 da quando c’è stato l’incidente alla mia Eluana e perciò chiedo di poter tornare alla mia sfera privata. Fine, l’ultima parola per me è quella scritta dalla Cassazione’’. La suprema corte, in una sentenza di 21 pagine, ha detto “quello che tanta gente comune sa, e cioè che dare al paziente il potere di mettere un limite alle cure è una cosa giustissima e non significa affatto uccidere”.Oraper Eluana si attende lo stop all’alimentazione, che dovrebbe avvenire a giorni in una delle strutture già individuate. “Di sicuro non sarà in Lombardia” asserisce Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha in cura da anni la donna. Secondo il dottore ogni decisione sui tempi spetta solo al padre. ‘’Io continuerò a stare vicino sia a lui sia a Eluana come ho sempre fatto”. [...]

Il 11 Gennaio 2009 alle 14:11 Ciao, Eluana… | Impia@Wordpress ha scritto:

[...] Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri [...]

Il 23 Luglio 2009 alle 09:13 Ciao, Eluana… | sinergie.::.websolution | il blog ha scritto:

[...] Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri [...]

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