Il Sudafrica di Dominique Lapierre

Johannesburg
Esce in Italia, per le edizioni il Saggiatore, Un Arcobaleno nella notte di Dominique Lapierre. Francese, 77 anni, Lapierre è il prolifico autore de La città della Gioia insieme a Larry Collins e di Mezzanotte e cinque a Bhopal insieme a Javier Moro. Ha fondato l’Associazione Cité de la Joie per aiutare i bambini poveri e malati di Calcutta. Nel suo ultimo volume a finire nel mirino della sua scrittura è il Sudafrica. Lapierre ne ripercorre come fosse una saga l’intera sua storia, dall’arrivo dei primi colonizzatori fino alle lotte di Mandela contro il razzismo e l’apartheid. Secoli di storia, fatti, soprusi, battaglie sociali e vittorie raccontati con l’acume dello storico e il piglio del romanziere. Panorama.it ha incontrato l’autore.

Questa volta ha cambiato continente. Non l’India ma l’Africa, il Sudafrica. Perché?
Perché ho incontrato una Madre Teresa sudafricana che mi ha fatto venire il desiderio di scrivere di questa parte di mondo. Quest’eroe al femminile si chiama Helen Lieberman, è una signora bianca moglie di un avvocato molto conosciuto a Città del Capo. Nella fase più critica del regime razzista dell’apartheid questa donna dalla pelle bianca ha rischiato la propria vita per aiutare la povera gente di una bidonville di neri vicina alla capitale. La sua esperienza mi ha insegnato che nelle situazioni più tragiche ci sono sempre degli eroi capaci di riscattare la conoscenza dell’umanità.
Quando i coloni calvinisti sono arrivati in Sudafrica erano convinti di essere degli eletti da Dio destinati a fondare una nuova Terra promessa per poi scoprire che le cose non stavano proprio così. Cosa pensa dunque del fenomeno “colonizzazione” e dell’apartheid che ne è stata una conseguenza estrema?
Per me ogni forma di colonizzazione è sempre negativa quando si basa sulla sottomissione di un popolo alla volontà di un altro. Quanto all’apartheid è stato un vero e proprio regime paragonabile solo a quello nazista. Durante la preparazione di questo libro, con tutte le informazioni storiche che venivano fuori, la mia opinione sull’argomento si è inasprita ancora di più.
Nel volume lei parla di personaggi che hanno segnato non solo la storia del Sudafrica ma del mondo intero, come di Nelson Mandela o del cardiochirurgo Christiaan Barnard. Cosa l’ha colpita di più di loro?
Di Mandela sono rimasto particolarmente colpito dalla straordinaria visione politica che lo animava, è stato un gigante per l’umanità, ma anche la sua grande capacità di perdono. Peccato che oggi non ci sia un Nelson Mandela in Israele e in Palestina perché rappresenterebbe una speranza concreta di pace. Quanto a Christiaan Barnard, anche lui era guidato da una visione del futuro che non si lasciava intimidire dalle leggi oppressive inventate dagli oppressori di quel regime razzista che è stato l’apartheid.
In che modo ha lavorato alla stesura del libro visto che la ricostruzione storica vi gioca un ruolo decisivo? E l’Aids che ruolo ricopre?
Per scrivere questo libro ho fatto ricerche per tre anni, intervistando testimoni e consultando archivi. Un’inchiesta minuziosissima, un lavoro da certosino. Tra i temi più forti inevitabilmente quello dell’Aids gioca un ruolo determinante nel Sudafrica e nell’Africa di oggi. In Sudafrica ne è colpito più del 18% della popolazione. Purtroppo i successori di Mandela sembrano non rendersi conto né tanto meno voler affrontare questo flagello. Solo una spietata politica di prevenzione e di educazione potrà strozzare questa orribile epidemia.
Attraverso i suoi romanzi lei ha raccontato molto e di molti paesi. Ha mai pensato di scrivere qualcosa sull’Italia?
L’Italia è un paese meraviglioso. Mi piacerebbe un giorno dedicarle un libro. Personalmente sono molto grato agli Italiani per la loro solidarietà e generosità nei confronti della mia azione umanitaria nelle bidonvilles di Calcutta e delle zone più povere del delta del Gange. Vorrei ricordare a questo proposito che i diritti d’autore di Un arcobaleno nella notte confluiranno nei 14 progetti umanitari che io e mia moglie stiamo portando avanti in India. Una sola copia di questo libro ci permetterà di dare cibo e cure per una settimana a 10 bambini indiani ammalati di lebbra. I poveri mi hanno insegnato che “tutto quello che non è dato è perso”. La mia scrittura serve anche a questo.

Commenti

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Il 21 Ottobre 2008 alle 23:19 clator ha scritto:

Le menzogne sull’AIDS in Africa hanno il sopravvento su tutto per la paura di essere tacciati di razzismo. L’AIDS in Africa continua a svilupparsi perchè gli stregoni africani si oppongono a qualunque cura occidentale e continuano a dire che l’AIDS è una invenzione dei bianchi e al massimo ci si deve curare con gli ortaggi, le verdure, e i contati sessuali con donne giovani possibilmente bianche.

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