Archivio di Ottobre, 2008

Il reading della Marsilio in ricordo di Stieg Larsson

Stieg Larsson

Il 9 novembre ricorre l’anniversario della morte dello scrittore svedese Stieg Larsson, autore della ormai celebre trilogia Millenium, che con i volumi Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco sta scalando da mesi la vetta della classifica dei libri più venduti in Italia, un vero e proprio fenomeno di culto letterario non solo italiano ma anche europeo.
Per ricordarlo la rete delle librerie italiane sarà coinvolta nel promuovere in ogni città italiana momenti di lettura e ricordo di questo autore, precocemente scomparso prima di poter vedere il travolgente successo di critica e di pubblico che lo ha poi visto protagonista.
Marsilio Editori, che ha pubblicato i suoi romanzi in Italia, promuove un reading che vedrà protagonisti gli appassionati di Larsson e che si terrà presso la libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, a partire dalle ore 15.30.
I fan dello scrittore svedese, mandando una e-mail di adesione a Marsilio ( info at marsilioeditori.it), potranno raccontare la loro esperienza di lettura dei primi due volumi della trilogia e scoprire alcune anticipazioni del terzo volume La regina dei castelli di carta, che sarà in libreria a partire dai primi giorni del prossimo gennaio.

Romualdo Marenco, dai quartieri popolari alla Scala di Milano

L’ambiente operaio tra Genova e Novi Ligure, tra Otto e Novecento, non era propriamente l’humus ideale per coltivare ambizioni artistiche. Tantomeno per sperare di diventare un grande direttore d’orchestra. Fu quasi un miracolo, voluto dal caso, se Romualdo Marenco, nato a Novi Ligure nel 1841 da una famiglia proletaria, si accostò al teatro. Fu grazie alla madre, sarta di scena del Teatro Carlo Alberto di Novi, che il giovane Marenco cominciò ad apprezzare il fascino delle scene. Cominciò a suonare il violino. Entrò nell’orchestra del Teatro Doria di Genova. E si cimentò nella composizione (tra le prime sue prove, la musica per il balletto Lo sbarco di Garibaldi a Marsala, rappresentato al Teatro Doria). Furono i primi passi di una carriera che lo portò a dirigere l’orchestra al Teatro La Scala di Milano (celeberrima, ad esempio, la sua direzione del ballo Excelsior, andato in scena l’11 gennaio 1881 con un’accoglienza trionfale e che fu oggetto di almeno 100 rappresentazioni in nove mesi, in Italia e all’estero).
Ora esce, per i tipi di Excelsior1881 il primo libro dedicato alla vita del direttore e compositore: Romualdo Marenco, La riscoperta di un pioniere. L’autore, il pronipote Luca Federico Garavaglia, ne ripercorre non soltanto la vita e l’opera. Ma ricostruisce anche un periodo di grande fermento per la storia d’Italia, che passava dal mondo lento e chiuso dell’Ottocento a quello luminoso e rapido del Positivismo con cui si è aperto il XX secolo.
Di Marenco e di quel periodo di grande cambiamento tra il 1840 ai primi anni del 1900 parlerà con l’auotre Massimiliano Finazzer Flory, Domenica 9 novembre, alle ore 11,00 alla presentazione del libro alla Libreria Rizzoli di Milano (Galleria Vittorio Emanuele II, 79).

Gli scrittori italiani del Duemila. E un sondaggio

Paolo Giordano

L’ultima in ordine di tempo è stata Benedetta Cibrario che con il suo romanzo d’esordio “Rossovermiglio” (ed. Feltrinelli) si è aggiudicata l’edizione 2008 del premio Campiello. Un paio di mesi fa era toccato a un altro debuttante Paolo Giordano con “La solitudine dei numeri primi” (ed. Mondadori) a trionfare al premio Strega.

A questo punto possiamo affermare senza ombra di dubbio di trovarci di fronte a una nuova generazione di scrittori italiani che con le loro storie si stanno affermando ottenendo un buon riscontro dai lettori nonostante da parte della critica ci siano ancora dei distinguo.

All’inizio dell’anno, infatti, Angelo Guglielmi, uno dei critici più importanti e severi disse che gli inizi del Duemila non si possono assolutamente paragonare agli inizi del Novecento quando personaggi come Picasso e Svevo si affermavano con le loro opere. Bisognerebbe obiettare al grande critico che è facile parlare a distanza di un secolo facendo finta di dimenticare l’ostilità incontrata proprio dai medesimi autori quando cominciavano ad affacciarsi alla ribalta culturale.

Ritornando agli scrittori del Terzo Millennio possiamo aggiungere a Cibrario e Giordano sicuramente Mariolina Venezia, anche lei esordiente, e vincitrice del Campiello del 2007 con Mille anni che sto qui (ed Einaudi) e la seconda classificata sempre del Campiello dello scorso anno Milena Agus vero caso editoriale grazie al suo Mal di Pietre (ed. Nottetempo) affermatasi prima in Francia e poi in patria. Altro autore che ha fatto parlare la critica già al debutto è stato Alessandro Piperno che nel 2005 pubblicò Con le peggiori intenzioni (ed. Mondadori).

A questi cinque possiamo aggiungere altri cinque nomi di autori già affermati ma che potranno riservare ancora grandi soddisfazioni, si tratta di Melania Mazzucco, Margaret Mazzantini, Niccolò Ammaniti, Melissa P. e Gianrico Carofiglio.

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A Praga esce un libro con i disegni di Hitler. E fioccano le polemiche

Un libro di disegni di Adolf Hitler sarà in vendita dalla settimana prossima nella Repubblica ceca, lo riferisce oggi il quotidiano Mlada fronta Dnes. Il volume nasce da una iniziativa dell’imprenditore Radomir Fiksa, che vuole evidentemente estendere le fonti dei suoi guadagni anche al Fuhrer. Il libro contiene oltre 100 acquarelli raffiguranti paesaggi di campagna e chiese.
“Se non li pubblico io i disegni sarà un altro a farlo”, argomenta Fiksa negando che il libro possa essere considerato un’offesa alle vittime dell’Olocausto. “La politica non mi interessa, più che i crimini di Hitler mi danno fastidio i comunisti presenti oggi nel Parlamento ceco”, ha detto Fiksa che in passato ha pubblicato libri sul piercing e i tatuaggi.
Secondo Tomas Vlcek, esperto di arte moderna della Galleria nazionale, i disegni non hanno un valore artistico: “sono interessanti solo dal punto di vista psicologico perché esprimono una percezione caotica della realtà” da parte del dittatore nazista e il suo “sforzo di sostituirla con un kitsch idilliaco”, ha detto Vlcek al quotidiano.
Fiska è il secondo imprenditore ceco a cercare di arricchirsi con Hitler: nel 2000 anche l’editore Michal Zitko pubblicò in ceco il Mein Kampf, il libro in cui Hitler delineò l’ideologia nazista. È stato condannato a tre anni di reclusione ma poi assolto.

Karl Marx è tornato di moda

“Il denaro non produce magicamente il denaro”: ha detto Giulio Tremonti commentando la crisi che sta facendo vacillare i mercati finanziari di tutto il mondo. Ospite alla festa del Pd il 5 ottobre scorso ha poi precisato: “Ho letto sui giornali che io avrei tratto questa frase da Marx (il riferimento è a Massimo D’Alema, ndr). Intanto niente di male. Il problema non è chi ha letto Marx, ma chi non lo ha capito e chi lo ha tradito senza neanche capire di averlo tradito” ha aggiunto, rinverdendo la recente polemica con l’esponente del Pd.
Insomma, in tempi di crisi del capitale, il Capitale di Marx torna nel dibattito politico italiano. E mentre il settimanale Internazionale dedica una copertina al celebre filosofo economista (eccolo nelle sembianze della statua della Libertà), il pensatore di Treviri torna in auge anche in Germania, dove sbanca in libreria. “Marx è di nuovo di moda”, ha detto Joern Schuetrumpf, il manager della casa editrice berlinese Karl-Dietz che pubblica le opere di Marx e Friedrich Engel in tedesco, al quotidiano Neue Ruhr Zeitung. Le vendite del primo volume dell’opera, ha spiegato Schuetrumpf, sono triplicate dal 2005. Rispetto ai 500 libri venduti tre anni fa, infatti, quest’anno ne sono stati già venduti 1.500.
E sembra che la luna di miele tra i tedeschi e Marx sia destinata a continuare: per il mese di dicembre, l’editore si aspetta un ulteriore aumento della domanda, a testimonianza del fatto che in Germania la teoria del filosofo - secondo cui il capitalismo in eccesso finisce per autodistruggersi - è sempre più attuale. Lo stesso governo potrebbe avere contribuito al boom di Marx in libreria: “Dopotutto” ha detto a fine settembre il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrueck al settimanale Der Spiegel “alcune parti della teoria marxista non erano così sbagliate”.
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Buchmesse: ecco lo stato di salute dell’editoria italiana

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Chi ama i libri legge sempre più. Chi non legge lo fa sempre di meno. È questa, in estrema sintesi, la situazione italiana come emerge da alcuni dati presentati oggi alla Fiera del Lbro di Francoforte.
Nel dettaglio: cresce di poco (0,9 per cento) il fatturato dell’editoria italiana nel 2007, arrivato a 3.702 milioni di euro, con oltre 61mila titoli prodotti e 268 milioni di copie, ma cala il numero dei lettori, scesi lo scorso anno a 24 milioni (-1 per cento sul 2006). I dati sono dell’Associazione italiana editori (Aie). Se 24 milioni di italiani dichiarano di aver letto almeno un libro nel corso del 2007, sono appena 3,2 milioni quelli che ne hanno letto uno al mese. Lo studio dell’Aie sottolinea che “dopo un periodo in cui la lettura aveva fatto segnare lenti, ma progressivi tassi di crescita dal 1999 al 2006, il 2007 è stato il primo in cui si è assistito ad un’inversione di tendenza”.
Crolla invece il fenomeno dei libri venduti in edicola e allegati ai quotidiani, con una diminuzione del 7,5 per cento sull’anno precedente (con un numero dimezzato di titoli ed un calo del 24 per cento in termini di copie). Si tratta della prima vera battuta d’arresto dal 2002, anno in cui questa formula aveva fatto il suo ingresso sul mercato italiano. Nel corso dell’anno passato sono stati venduti in edicola libri per un valore stimato di 453 milioni di euro (-7,5 per cento) e dai 988 titoli pubblicati nel 2006 si è scesi a 432. Ad essere attive in Italia sono 2.901 case editrici, ma gli editori che pubblicano almeno un titolo al mese, che hanno una distribuzione in libreria ed almeno 100 titoli commercialmente vivi in catalogo sono invece 1.016. Buone notizie invece per le vendite nelle librerie online che registrano un incremento del 37per cento. Quanto al rapporto con gli autori di altri Paese: un titolo su 5 di quelli pubblicati in Italia proviene dall’estero (22,5%), con una diminuzione sensibile rispetto al 25 per cento in tutti gli Anni ‘90. Cresce invece l’export dei libri italiani all’estero, con un +2 per cento rispetto al 2006, corrispondente ad un valore totale di 40,7 milioni di euro.

Buchmesse, Paulo Coelho: fidatevi di Internet

Paulo Coelho
Scrittori e case editrici devono capire che Internet è una opportunità e non una minaccia, ha detto oggi a Francoforte in Germania lo scrittore brasiliano di fama mondiale Paulo Coelho, alla conferenza di presentazione della Buchmesse, la fiera internazionale del libro che comincia domani per chiudersi il 19 ottobre.
“Quanto più uno dà, tanto più uno riceve” ha detto Coelho parlando di Internet, dove lui stesso mette on-line ogni mese, integralmente e gratuitamente, una delle sue opere. Le vendite non sono calate, anzi è successo il contrario, ha reso noto lo scrittore invitando le case editrici a vedere il nuovo mezzo di comunicazione come una possibilita’ globale di pubblicizzare il loro lavoro e non come un nemico.
Il mondo dei libri, secondo il presidente dell’associazione dei librai tedeschi, Gottfried Honnefelder, nonostante la crisi finanziaria internazionale non si puo’ lamentare: nel 2007 le case editrici tedesche hanno chiuso con il 3,4 per cento di crescita e sperano di poter mantenere lo stesso risultato per il 2008.

Camorra, un piano per uccidere Saviano

Lo scrittore Roberto Saviano

La Dda di Napoli ha avviato indagini sull’ipotesi di un piano del clan camorristico dei Casalesi per compiere un attentato contro lo scrittore Roberto Saviano. A denunciare l’intenzione del clan del casertano - oggetto di ampia parte del best-seller Gomorra di Saviano - è stato un agente di polizia giudiziaria, che ha riportato all’Antimafia una notizia di ’seconda mano’. Le indagini rientrano nel fascicolo, che la Dda ha già aperto da tempo, sulle minacce allo scrittore.
Proprio oggi Roberto Saviano ha compiuto i due anni di vita blindata, sotto protezione di una squadra di carabinieri che notte e giorno lo difendono dai possibili attentati. Un “compleanno” che il ventinovenne scrittore napoletano ha festeggiato partecipando per oltre mezz’ora alla trasmissione di Fahrenheit, che ogni giorno riunisce sulle onde di Radiotre il popolo degli amanti dei libri.
“Sono stati due anni di vita sotto scorta, anni duri” ha raccontato Saviano “All’inizio sembra che non ce la puoi fare, quando il tuo quotidiano viene stravolto e capisci che puoi solo peggiorare, perché vivi costantemente nel sospetto, nella mancanza di fiducia, nella solitudine, mentre le persone che ti sono attorno spariscono”. Ma la vita quotidiana sotto scorta, com’é? “Spesso sono giornate terribili” risponde - Ma faccio molta palestra, soprattutto molta boxe con quelli che chiamo i ‘miei ragazzi’, cioé i carabinieri che mi accompagnano giorno e notte e che qualche volta mi chiamano ‘capitano’”.
Saviano ha anche ricordato quello che è successo due anni fa, quando partecipò ad una manifestazione a Casal di Principe, rivolgendosi direttamente ai boss latitanti. Il libro non era ancora un best seller da milioni di copie, ma qualcosa era successo e i carabinieri e la Procura della repubblica avvertirono lo scrittore. “Ricordo la telefonata allarmata di un ufficiale dei carabinieri” ha raccontato ai microfoni di Fahrenheit “Un collaboratore di giustizia aveva segnalato il pericolo”.
“Non tutti erano dalla mia parte, dalla parte della legalità” dice ancora Saviano “Ricordo che quando uscii di casa circondato dai carabinieri, ci fu qualcuno che mi sibilò alle spalle: ‘finalmente t’hanno arrestato!”. Saviano oggi ha 29 anni e dice di essersi allontanato da tutti: “anche da parte di quelli che mi erano vicino c’era una sorta di rimprovero, come se dicessero ‘ci siamo presi degli schiaffi in faccia per te, per difendere uno spettro’”. Ma Saviano è anche convinto di una cosa: “sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non io”. E spiega che denunce individuali, articoli coraggiosi, prese di posizioni di preti coraggiosi ci sono sempre stati, ma non hanno mai preoccupato i boss. Ma quando la denuncia comincia ad arrivare a certi numeri, quando sono milioni le persone che leggono un libro di denuncia, quando addirittura diventa economicamente vantaggioso denunciarli (editori, giornali, cineasti su Gomorra hanno guadagnato molto) allora qualcosa davvero cambia.

Eluana e Welby, dolore e coraggio simili intrecciati in due libri

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Eluana Englaro

I have a dream. Ho sognato che il Parlamento aveva approvato la legge sull’eutanasia. [...] I have a nightmare. Ho aperto gli occhi - i sogni finiscono all’alba - e ho maledetto il mio cuore che non perde un colpo, il mio cervello che mi bombarda di ricordi, illusioni, desideri, speranze”. Così scriveva Piergiorgio Welby il 20 luglio 2002 sul forum del sito Radicali.it, ancora lontano da quel 20 dicembre 2006 in cui venne lasciato alla morte tanto desiderata.
La vicenda umana di Welby è stata una sorta di spartiacque, forse una rivoluzione, nella società e nella cultura italiana. Per la prima volta quasi tutti si sono sentiti costretti a riflettere su “accanimento terapeutico” e “rifiuto delle cure”, termini prima avvertiti così distanti, e che oggi tornano così attuali con la storia di Eluana Englaro, ragazza lecchese di 37 anni in coma vegetativo dal 1992.
E proprio in questi giorni, mentre Eluana è stata colpita da una emorragia interna che ha aggravato il suo quadro clinico, escono due libri legati a filo incrociato: Storia di una morte opportuna - Il diario del medico che ha fatto la volontà di Welby, di Gianna Milano e Mario Riccio (Sironi editore, pagg. 256), ed Eluana - La libertà e la vita, di Beppino Englaro con Elena Nave (Rizzoli, pagg. 231).
Storia di una morte opportuna è il diario scritto da Riccio, il medico anestesista di Cremona che si assunse la responsabilità di aiutare Welby a morire, sedandolo e staccando il respiratore. Il racconto va da quando il dottore cominciò ad appassionarsi al caso, nell’autunno 2006, alle vicende legali che ha dovuto subire successivamente alla morte di Welby fino alla sentenza di proscioglimento. La Milano, giornalista scientifica di Panorama, ha realizzato un ricco commentario al testo, che restituisce lo sfondo degli eventi in un percorso parallelo: la cronaca, il dibattito politico, bioetico e culturale, i documenti giudiziari. Riccio sin da subito ebbe l’intuizione che il caso di Welby non dovesse neanche scomodare l’eutanasia: “è il diritto ad accettare o a rifiutare le cure”, scriveva, che “viene esercitato oggi da ogni paziente consapevole attraverso il meccanismo del consenso informato. Eppure, per paradosso, questo stesso diritto non è riconosciuto a chi si trova in stato vegetativo permanente e quindi definitivamente incapace di esprimere le proprie volontà”. Ed ecco che il pensiero va al caso di Eluana Englaro, e al papà Beppino che da anni lotta perché l’idratazione e la nutrizione passiva insieme a tutte le altre terapie vengano sospese, per rispettare le volontà di sua figlia. “Per Beppino, che conosco ed è un amico, è un calvario” scrive Riccio.
Questo calvario dignitoso è tutto in Eluana - La libertà e la vita, che Englaro ha realizzato insieme con Elena Nave, collaboratrice alla cattedra di Bioetica dell’Università di Torino. Con linguaggio semplice e diretto Beppino racconta il suo dramma, da quando perse sua figlia in un incidente stradale, la mattina del 19 gennaio 1992, e la verità lo invase “a cuore scoperto”. Nel libro ci sono le battaglie attuali per porre fine a un attaccamento artificiale a una vita che per lui - e soprattutto per Eluana - non è più tale. Si passa in rassegna l’odissea legale da anni in corso e scorrono i ricordi di Eluana ancora viva, “purosangue della libertà”: di fronte a un suo amico rimasto in coma, l’anno prima del suo incidente, Eluana “ci chiese di essere protetta da una tale, spaventosa, condizione di vita: ‘Se dovesse accadere una cosa del genere a me, voi dovrete intervenire, dovete farlo di corsa. Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco essere lasciata morire’”.
Una speranza anima Beppino: “Scrivo queste parole, sempre sperando che siano le ultime, fiducioso che la nostra uscita dalla scena pubblica sia sempre più vicina. Sono stato costretto, finora, a dare voce a mia figlia e non lo vorrei più fare”.
E il dottor Riccio, nel suo diario, mentre si chiede se sua figlia Letizia, da grande, capirà le ragioni della sua decisione, spera che “anche i contenuti della battaglia iniziata da Welby e che noi abbiamo continuato nei modi che potevamo e sapevamo continuino a camminare”.

Mentre le voci di Welby e di Beppino Englaro, tramite le loro sofferenze personali, si sono prese carico di una problematica tutt’altro che individuale, sono tanti i malati che rifiutano il trattamento sanitario e che muoiono però nel silenzio. Una ricerca su 84 reparti di rianimazioni in Italia e 3.800 casi di morte, riportata da Gianna Milano e curata dall’epidemiologo Guido Bertolini, dice che su 100 persone che finiscono in un reparto di terapia intensiva, 80 guariscono, per le altre 20 non c’è cura che le possa salvare. Nel 62% dei casi irreversibili (in altri Paesi questa percentuale è più alta che in Europa, attorno al 70% in Francia e al 90% negli Usa) sono i medici a compiere un gesto di umana solidarietà. O sospendono le pratiche che tengono in vita il paziente o si astengono dall’intervenire quando si verifichi un nuovo evento, come un arresto cardiaco.

Sulla Fiera del Libro di Francoforte incombe l’e-book

Sulla Fiera del Libro che si apre domani a Francoforte incombe una grande incognita: presto tra gli stand del salone si potrebbe non parlar più di pagine stampate, ma di e-book. Da dieci anni ormai l’attesa offensiva dei libri in formato elettronico è oggetto di discussioni più o meno ansiose alla più importante fiera del mondo, ma quest’anno, dopo il varo di nuovi lettori come quello della Sony o ‘Kindle’ di Amazon, la minaccia sembra essersi fatta più concreta.
Già otto anni fa era apparso il primo tentativo di trasferire sugli schermi a cristalli liquidi le pagine dei best-seller, ma era miseramente fallito: Rocketbook era troppo pesante, costoso e voluminoso e inoltre affaticava gli occhi.
“I nuovi lettori hanno creato le condizioni per fare del lettore di e-book un prodotto di massa” ha ammesso il direttore della Fiera, Joergen Boos. Tuttavia, è convinto Boos, il libro elettronico non spazzerà via il volume cartaceo, “ma i due prodotti convivranno a lungo, forse per sempre”.
Lo scontro tra nostalgici dell’analogico e sostenitori del digitale è anche su un altro piano. Secondo Boos, gli “apocalittici” vedono nella scomparsa della carta l’annichilimento della cultura, mentre per altri è una grande opportunità di crescita per la letteratura. Un esponente di questi ultimi è lo scrittore brasiliano Paolo Coehlo, che ha messo a disposizione dei propri lettori le sue opere più recenti in formato elettronico e che domani sarà ospite d’onore alla conferenza stampa di apertura della Fiera proprio per parlare del suo rapporto con Internet. Ospite d’onore di questa edizione è la Turchia, che domani sarà rappresentata alla cerimonia di apertura dal premio Nobel Orhan Pamuk.

Piccolo Zar: Demetrio Volcic racconta la Russia di Putin

Primo premio
Salvare la Russia dopo Eltsin. Pareva impossibile e invece Vladimir Putin ce l’ha fatta. Come? Ce lo spiega il grande giornalista Demetrio Volcic in un libro pubblicato da Editori Laterza, Piccolo Zar. L’ex corrispondente per la Rai dai Paesi dell’Est racconta Putin attraverso una sorta di biografia dello statista: dai sogni di diventare una spia all’accesso nel Kgb e la carriera nel successivo Fsb, soffermandosi sui cambiamenti della Russia in relazione ai giochi politici del suo predecessore Boris Eltsin. Giochi che hanno ridotto il Paese ad un ammasso di corruzione, beghe e strane morti. Putin è riuscito, attraverso una politica autoritaria e non sempre ben vista dall’opinione pubblica occidentale, a dare una scossa consistente all’economia e elargire benessere e prosperità a buona parte della popolazione. È pur vero che il dislivello sociale tra le parti è molto alto. Da un lato comuni russi che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, dall’altra potenti oligarchi arricchiti con il gas e con il petrolio. Il 2007 è stato per Vladimir Putin molto importante: la rivista Time lo incorona “uomo dell’anno” , destando la curiosità di molti.
Benché debba lasciare la poltrona del Cremlino è visto dai russi come l’uomo del cambiamento, l’uomo che ha ridato la dignità perduta ad un popolo soggetto a continui autoritarismi, l’uomo che ha cancellato le file davanti ai negozi per comprare beni di prima necessità. L’analisi di Volcic è precisa e attenta. Non trascura il benché minimo dettaglio. Non tralascia alcune ombre del Cremlino, come l’attacco alla scuola N°1 di Beslan in Ossezia, la situazione nel Caucaso, l’uccisione della giornalista Anna Politkovskaja e di Alexander Litvinenko. Alle presidenziali di marzo Putin non si ricandida, per far ciò avrebbe dovuto modificare la Costituzione. Sceglie invece di accontentarsi del ruolo di premier, affidando al giovane amministratore del colosso Gazprom, Dmitri Medvedev la carica di Presidente. Anche se Putin ha lasciato un solco profondissimo, secondo Volcic, Medvedev presto emergerà seguendo sempre e comunque le linee guide del suo mentore.

Hakawati, le Mille e una storia di Rabih Alameddine

Miliziani sciiti di Hezbollah
Ha catturato l’attenzione del Los Angeles Times e del Wall Street Journal. Ha scalato le classifiche letterarie in Usa e Gran Bretagna. Tra i blog - solo per fare qualche esempio - lo hanno segnalato gli attentissimi americani Cave17 e Old Musty Books, ma anche inglesi come The English Pen. Hakawati, il cantore di storie, terzo romanzo dello scrittore libanese Rabih Alameddine, è ormai un caso letterario internazionale. E rischia di diventarlo anche in Italia grazie all’edizione Bompiani, con la traduzione di Marina Rotondo e Francesco Nitti, appena sbarcata in libreria.

I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo

Barili di petrolio
Tecnologia, innovazione, ricerca? Macché, l’equilibrio geopolitico del XXI secolo si deciderà ancora a colpi di barili di petrolio. Il buon vecchio oro nero sembra destinato a continuare ad essere il vero ago della bilancia del potere nel mondo prossimo venturo.
Così almeno sostiene Gianluca Ansalone nel libro I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo, edito da Marsilio. Chi pensava che si andasse verso la ricerca di fonti alternative, in una corsa all’energia pulita e inesauribile che sembrerebbe indispensabile soprattutto per le grandi potenze di domani si dovrà ricredere. A farla da padrone saranno ancora per un bel po’ i vecchi combustibili fossili, con petrolio e gas naturale in testa. Chi saprà aggiudicarsi i giacimenti migliori acquisterà un indubbio vantaggio sulla scena politica mondiale.
“Per crescere”, scrive Ansalone, “il mondo brucia soprattutto petrolio: esso copre da solo quasi il 40 per cento della domanda globale di energia, con più di 80 milioni di barili al giorno”.
Ma quali cambiamenti politici dobbiamo aspettarci? “Uno scenario internazionale sicuramente meno lineare di quello che il mondo ha conosciuto nel XX secolo”, avverte Ansalone; “alcune parti del pianeta si troveranno a perdere la loro centralità; altre diventeranno il ‘cuore dei nuovi imperi’ o saranno imperi essi stessi”.
Quali saranno allora le aree-chiave nei prossimi decenni? Per esempio l’Asia Maior, “l’area geopolitica che va dal Caucaso ai confini con la Cina, bacino di ricchezze energetiche naturali senza pari e oggetto di desiderio e di contesa tra le grandi potenze”. La posta in gioco, avverte l’autore, è costituita in buona misura “dalla possibilità di accedere ai vasti giacimenti di idrocarburi di cui alcuni paesi della regione sono ricchi”. Soprattutto il Kazakhstan, ma anche il Turkmenistan e l’Uzbekistan. E sono molte le potenze, a cominciare dalla Cina, che stanno intessendo fitti rapporti diplomatici e commerciali con i cosiddetti “-stan countries” al fine di garantirsi una buona riserva energetica, essenziale alla crescita economica.
La Russia non sta certo a guardare anche perché tra i paesi più interessati a garantirsi una presenza nell’area ci sono gli Stati Uniti, l’unica vera superpotenza del XX secolo, quella cui tutte le potenze emergenti cercano di fare da contrappeso per superare l’attuale squilibrio.
Sicuramente il fattore demografico avrà un’influenza determinante nel fare di Cina e India due nuovi imperi. La Cina è definita come impero dell’hardware, non a caso il paese è considerato “la fabbrica del mondo”. L’India sarà un impero soft, che punta sui giovani, l’istruzione, la tecnologia, l’inglese, insomma sulla conoscenza. Poi ci saranno il Brasile, definito impero verde-oro perché, oltre al petrolio, investe anche nei biocombustibili (insieme agli Usa produce il 70 per cento dell’etanolo mondiale) e la Russia, che si distinguerà come impero energetico. Che ne sarà degli Stati Uniti? Definiti “impero senza impero”, resteranno la potenza con cui fare i conti ma dovranno, se non cedere lo scettro del comando, tenuto saldamente in mano dalla fine della Guerra fredda, almeno dividerselo (o, in una visione forse più realistica, contenderselo) con i quattro imperi emergenti.

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