Il sogno turco di De Cataldo, la forma della paura e il copyleft

sognoturcook
A metà novembre approderà in libreria per tipi di Rizzoli 24/7, Un sogno turco (pp. 200, € 16,90), il graphic novel firmato da due fuoriclasse del panorama narrativo italiano, qui in veste rispettivamente di sceneggiatore e di illustratore, Giancarlo de Cataldo e Giuseppe Palumbo. Il protagonista del fumetto è un ragazzo cristiano poverissimo cresciuto tra tra greci, turchi e armeni, senza padre e con una madre costretta a elemosinare, un nonno curvo per la rabbia e una sorella che sogna di essere rapita da un principe. Sullo sfondo il massacro degli Armeni, tra le righe la vendetta e il riscatto.
Il noir, il fantastico, l’esotico e la Storia si sposano alla perfezione in un connubio che rimanda alle atmosfere oniriche e al contempo feroci di Corto Maltese de La casa dorata di Samarcanda.

Panorama.it ha incontrato De Cataldo per parlare del romanzo disegnato, dei progetti futuri e di copyleft. “Un sogno turco è la rivisitazione del racconto che lessi a Massenzio, con l’accompagnamento musicale di musicisti della scuola popolare di Testaccio, nel giugno 2007″ ci spiega. “Un sogno, come dice il titolo, al quale ho poi aggiunto due ulteriori parti, in modo da creare un’ideale trilogia. Giuseppe Palumbo e io avevamo da tempo in mente un lavoro comune. Siamo tutti e due tarentini, lui possiede qualcosa che, ahimè, a me è negato: il genio visionario per immagini. Tutto nasce, per me, da un sogno. Posso solo dire che Giuseppe c’è entrato dentro come se l’avesse sognato come me. Meglio di me. Sono ammirato, no, di più, sono andato k.o. quando ho visto le sue prime tavole. Il fumetto, d’altronde, è una mia antica passione (e Palumbo conosce a fondo la lezione di Hugo Pratt, e dell’avventura) e le possibilità di rottura dello spazio e delle unità narrative che offre sono infinite, un vero invito a nozze per uno che, come me, detesta stare fermo e ripetersi.
24/7 ha appena dato alle stampe il diario di viaggio L’india, l’elefante e me, VerdeNero Fuoco, Einaudi, dopo il successo di Romanzo criminale e Nelle mani giuste, ha ristampato il giallo Onora il padre, Cosa bolle al momento in pentola in casa De Cataldo?
A febbraio 2009 dovrebbe uscire un thriller a quattro mani con Mimmo Rafele, per Einaudi, dal titolo La forma della paura.
Al copyleft festival di Arezzo ha detto di essere incuriosito dall’uso delle licenze creative commons...
Ci sto pensando. Sto valutando l’ipotesi, al momento la più probabile, che in copyleft ci vadano i romanzi già pubblicati.
Cosa cambierebbe rispetto al classico copyright?
Credo che i due mercati non si ostacolino a vicenda, ma si affianchino. L’idea retrostante, e molto convincente, è che comunque le forme di circolazione della cultura siano le più ampie, differenziate, suscettibili di raggiungere il maggior numero di utenti e di appassionati.
Molti autori si sono detti favorevoli al copyleft, per lo meno come concetto, ma poi non lo adottano…
È che bisogna convincere anche e soprattutto gli editori!

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