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	<title>Libri &#187; Le Clézio? Un bue che trascina l&#8217;aratro, parola di traduttrice</title>
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	<description>Il canale libri di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 18:27:04 +0000</pubDate>
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		<title>Le Clézio? Un bue che trascina l’aratro, parola di traduttrice</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 13:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Jean-Marie-Le-Clézio]]></category>

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		<description><![CDATA[Maurizia Balmelli, curatrice della traduzione degli ultimi due libri del premio Nobel, L’Africano e Il continente invisibile (entrambi pubblicati in Italia da Instar Libri)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Michele Lauro</em></p>
<p>&#8220;Quella di Jean-Marie Le Clézio è una scrittura pacifica, in qualche modo arcaica, e mi ricorda l&#8217;andamento pacato del bue che trascina l&#8217;aratro&#8221;, dice Maurizia Balmelli, curatrice della traduzione degli ultimi due libri del premio Nobel, <em>L&#8217;Africano</em> e <em>Il continente invisibile</em> (entrambi pubblicati in Italia da Instar Libri).<br />
<strong>In che senso Le Clézio è &#8220;scrittore della rottura, dell&#8217;avventura poetica e dell&#8217;estasi sensuale&#8221;, come si legge nella motivazione del Nobel? </strong><br />
Le Clézio è in effetti uno scrittore controcorrente, nel senso migliore del termine. Nato in una famiglia di origini mauriziane e con un padre che ha vissuto per molto tempo in Africa, si è spesso definito senza patria e senza radici. Nella sua opera rincorre qualcosa che si elevi al di sopra delle frontiere e delle singole civiltà, qualcosa di primordiale che ha a che fare con la comunione tra uomo e natura. In più c&#8217;è la negazione del razionalismo occidentale in favore di qualcosa di più spirituale, si potrebbe dire mistico. In questo senso è uno scrittore di rottura, ed è evidente lo scarto rispetto a molti suoi colleghi contemporanei che si occupano di nevrosi, metropoli, civiltà moderna.<br />
<strong>Qual è la cifra stilistica principale della sua scrittura?</strong><br />
Quella che si presenta in superficie come una scrittura limpida e fluida, in realtà è molto complessa da rendere in un&#8217;altra lingua. Ne <em>L&#8217;Africano</em> per esempio, che è un libro autobiografico, il racconto segue l&#8217;andamento della memoria, con continui salti logici. La difficoltà per il traduttore sta nel restituire quel particolare ritmo narrativo in modo che il lettore possa partecipare emotivamente al racconto. Dietro a questo linguaggio apparentemente immediato credo ci sia un lavoro di scavo per andare oltre la ragione, e qui arriviamo alla sensualità, che è uno degli altri elementi che si leggono nella motivazione del premio. Sempre ne <em>L&#8217;Africano</em>, Le Clézio osa quel passaggio cognitivo che va dallo sperimentare la sensazione al nominare la sensazione stessa. Insomma, lavora molto sui sensi rimanendo molto vicino alla sfera sensuale.<br />
<strong>Per la traduzione de L&#8217;Africano e de Il continente invisibile ha coordinato un pool di traduttori: come è nata e quali sono stati i frutti di questa esperienza? </strong><br />
Nell&#8217;ambito di un Master, tengo un laboratorio di traduzione editoriale e ogni anno gli studenti devono cimentarsi nella traduzione di un libro. Negli ultimi due anni è stato scelto Le Clézio. Per <em>L&#8217;Africano</em> erano in 14, per <em>Il continente invisibile</em> in 8. È stato un lavoro di orchestrazione molto proficuo: di fronte a uno scrittore così complesso confrontare diverse versioni, ciascuna frutto di una personale interpretazione, ha dato spessore al lavoro.<br />
<strong>Secondo lei perché in Italia Le Clézio è così poco conosciuto?</strong><br />
Rispetto ad altri candidati al Nobel, come Philip Roth e Don De Lillo, Le Clézio è uno scrittore che non fa tendenza, che non suscita scandali. Si pone cioè al di fuori dei parametri della narrativa contemporanea, specie anglosassone, che in genere tratta temi di maggiore &#8220;appeal&#8221;. È uno scrittore contemplativo e di atmosfera, mentre al giorno d&#8217;oggi gli editori vedono più di buon occhio un autore come Michel Houellebecq che tratta temi scottanti come il turismo sessuale. E poi in Italia c&#8217;è un luogo comune secondo cui la narrativa francese non vende, a parte poche eccezioni.<br />
<strong>Ci sono degli scrittori con cui Le Clézio ha particolari affinità? </strong><br />
Con un&#8217;associazione molto soggettiva, o forse per un semplice fatto di sensibilità, l&#8217;ho sempre accostato a Gianni Celati. Mi ha colpito molto uno degli ultimi libri di Celati, <em>Avventura in Africa</em>, un diario di viaggio che condivide lo stesso orizzonte di valori di Le Clézio.<br />
<strong>Come sempre l&#8217;assegnazione del Nobel per la letteratura è stata accompagnata da polemiche, che in Italia hanno assunto toni anche piuttosto accesi. Piero Citati ha definito Le Clézio uno &#8220;scrittore mediocre&#8221;&#8230;</strong><br />
Secondo me non lo si conosce abbastanza. Lo stesso Citati ha dato un giudizio di valore, piuttosto sommario, senza accompagnarlo a un&#8217;analisi della sua opera. Ovviamente è una questione di gusti, ma teniamo presente che in Francia Le Clézio è un mostro sacro, che studiano a scuola alla stregua di Proust.</p>
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