Paola Mastrocola: con il lupo filosofo fuggo da Gomorra

Mastrocola

Di Manuela Grassi

Il precedente era un “Bildungsroman”, un romanzo di formazione tipo il Wilhelm Meister, soltanto che il protagonista era un’anatra. Che animale sei? Storia di una pennuta aveva rivelato la felice propensione di Paola Mastrocola per le favole leggere e ironiche. Dopo molte peregrinazioni e falsi movimenti, il volatile in crisi di identità incontrava il filosofo Lupo Solitario e la storia si concludeva felicemente. Oggi ritroviamo i nostri eroi in una nuova avventura, E se covano i lupi (Guanda), che l’autrice ha voluto anche illustrare con disegni dal segno lieve.
“Sono i disegni che io faccio per spiegare che cosa mi passa per la testa, anche ai miei allievi” dice l’autrice, insegnante di lettere in un liceo scientifico torinese e autrice di best-seller come Una barca nel bosco e La scuola raccontata al mio cane. Esempio: “L’altro giorno, per illustrare la metafora ‘Tu mi ripari dalle intemperie della vita, sei il mio ombrello’, ho schizzato sulla lavagna un parapioggia con scarpe da uomo. Il mio meccanismo è questo: la prima cosa che mi viene in mente è un’immagine, le parole vengono dopo”. Da ragazza dipingeva a olio guerrieri medioevali, disegnava col carboncino e la sanguigna: “Non ho fatto la pittrice perché, per coerenza, avrei dovuto scappare di casa”.
Il lupo intellettuale che cova le uova, il riccio cinefilo, i bengufanti, la professoressa Volpano, detta Lady Fox, l’anchorwoman Esangue Suga, gli scoiattoli custodi sono tra i personaggi di E se covano i lupi, una favola per ragazzini dai 7 ai 70 anni, che parla dell’attesa dei figli ma anche dell’attesa come dimensione esistenziale e filosofica. Anatra e Lupo si scambiano i ruoli. Lui vuole covare le loro tre uova per “diventare meno astratto”. Lei cede per riconquistarsi la libertà di non fare niente: svolazzare, aspettare, e basta. Più facile a dirsi che a farsi.
Il libro di Mastrocola piomba come vistosa anomalia nel bel mezzo di una stagione tutta neorealista: il 13 novembre, il giorno in cui è in libreria, esce anche l’Almanacco Guanda, dedicato quest’anno al “ritorno al reale”: Il romanzo della politica. La politica nel romanzo. Una prevalenza che la fa un po’ soffrire. “Dal dopoguerra in poi c’è stata una celebrazione dell’impegno che, chissà perché, è legato al realismo” riflette. “Ci sono scrittori di tipo A e di tipo B. Il primo tipo si astiene dalla vita e dall’esperienza, neppure lo guarda, il mondo, per raccontarlo. A questo primo gruppo appartengono Omero, Salgari, Emily Dickinson, Ariosto”. Il tipo B al contrario si butta, viaggia, si immerge: “Oggi l’effetto Saviano è molto forte” continua. “Ho studiato a lungo i generi in letteratura: uno stesso oggetto può essere raccontato con forme diverse. Nel mio libro ci sono solo animali, in questo senso è poco realistico, ma è solo un travestimento”.
Di certo tutti hanno incontrato nella vita una professoressa Volpano, detta Lady Fox per via di certi tailleurini da regina Elisabetta II, ambiziosa e intrigante a fin di male. Così come familiare appare la presentatrice tv Esangue Suga, conduttrice del Grande Macello (il Lupo che cova diventa per un istante un fenomeno mediatico), o Strutz, il direttore del grande quotidiano Words in the Wind (parole al vento).
L’Anatra, la cui unica ambizione sarebbe stare al bar a perdere tempo, aspettando per 28 giorni che le sue uova si schiudano, sospinta dagli eventi si trova a fare la giornalista (”L’idea era di farla sbattere contro la realtà cruda della vita, un calcio nel sedere, l’unico modo di farle incontrare il mondo”). Ma i suoi incontri con i “potentipotenti”, la Bellissima irraggiungibile e prigioniera, il Leone Premier sommerso da ondate fangose che lo costringono all’apnea, si rivelano un nulla di fatto.
Molto più interessanti gli incontri con i “nonpotenti”, per esempio gli scoiattoli che stanno sui rami dei boschi: “Chi è dolce e mansueto” confida uno di loro all’Anatra “si stacca da terra. E quindi per forza se ne va a stare sui rami, cosa vuoi che faccia, che rimanga in mezzo al marasma a farsi sbriciolare la vita?”. I nonpotenti sono quelli che non vogliono il potere, “gente che gioca, balla, fischietta…”.
Assolutamente privo di potere appare Richmond il riccio, che di professione faceva il gonfiatore di palloncini, e dunque è il riccio con gli aculei più spuntati del mondo. E anche il più solo e malinconico. “Ma è quello che risolve tutti i problemi, quindi è davvero potente” fa notare l’autrice. Quanto al Lupo, non è di quelli che sbranano pecore. È evidente che è uno scrittore di tipo A che cerca in tutti i modi di diventare di tipo B, facendo esperienza del mondo, per esempio covando le uova. Ma non ce la fa. Continua a pensare e scrivere i suoi pensieri alla luce della luna: “Ogni nascita è la fine di un’attesa…”.
Il libro di Mastrocola è soprattutto un’opera sull’attesa. L’attesa dei figli, il pensarli prima che nascano. L’attesa dei libri dopo averli a lungo immaginati. (”Anche un’idea si cova/ Anzi. Avere idee è puro covare, una specie di cova assoluta ed eterna” scrive il Lupo filosofo). Non facile nella realtà: “Questo mondo non ti permette più di aspettare, perché aspettare è fare niente. Invece è moltissimo, è un lavoro” dice la scrittrice. “Devi stare fermo, vedere che cosa succede intorno e dentro te. Più ti muovi e meno vedi”. Oggi al contrario tutto ci spinge a vivere, agire, essere nel mondo: “Un’idea che mi fa venire in mente la pubblicità dell’amaro Montenegro: andare con l’aliante a prendere il vaso antico sarà bello, giusto, ma c’è chi non ha voglia. Si può anche vivere stando fermi. A pensare”.

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