
(Nella foto: Boris Pasternak)
Un filo rosso (è il caso di dirlo) lega il Sessantotto di Praga al Dottor Zivago, grazie a una storia rimasta tra le quinte in questo quarantennale della primavera praghese. È un filo che si dipana dalla città boema all’Italia, coinvolgendo fra gli altri il poeta americano della Beat Generation Allen Ginsberg e la sua traduttrice Fernanda Pivano, nonché una provvida carrozzina, in una vicenda con connotati da spy-story. Al cui centro, anziché un microfilm contenente segreti nucleari, come nelle pellicole di 007 che proprio in quegli anni cominciavano a furoreggiare, c’è il celebre romanzo di Boris Pasternak, che lo scrittore Jan Zábrana voleva tradurre in ceco. Un sogno cancellato, come la primavera di libertà fiorita sotto l’egida di Alexander Dubcek, dall’invasione dei carri armati sovietici il 21 agosto di quarant’anni fa.
L’odissea ceca del Dottor Zivago era cominciata tre anni prima, nel 1965: giusto nel periodo in cui il successo mondiale del film omonimo di David Lean con Julie Christie e Omar Sharif s’apprestava a fornire connotati indelebili ai personaggi di quel romanzo dalle vicende tormentate, che aveva fruttato a Pasternak il Nobel nel ’58, suscitando le ire del regime comunista: “Un feroce libello contro l’Urss” l’aveva bollato il Ministro degli esteri sovietico Dimitrij Trofimovic Scepilov, fin da quando l’editore Giangiacomo Feltrinelli, che ne deteneva i diritti mondiali, l’aveva pubblicato nel giugno del ’56.
È appunto durante una visita culturale in Italia, come redattrice della casa editrice Odeon di Praga, che la moglie di Zábrana, Maria, acquista a Bologna il romanzo, di cui Feltrinelli ha stampato una piccola tiratura anche in russo. Problema: come portare in Cecoslovacchia il libro proibito? Maria ha un’idea semplice, ma efficace. Vendendo una spilla d’oro donatale dal marito per il matrimonio, compra una carrozzina per la figlia nata da poco. I sospettosi doganieri l’ispezionano accuratamente e non badano al libro.
Così nel 1965 Zivago in lingua originale arriva da clandestino a Praga, da dove Ginsberg, che gli studenti cechi hanno festosamente eletto Kral Majales, Re di Maggio, viene invece espulso dalle autorità. Amico di Zábrana, sarà lui a scrivere a Fernanda Pivano, per ottenere da Feltrinelli i diritti del libro. Nel maggio del ’67 viene dato il via libera e Zábrana si mette al lavoro.
Quando i carri armati sovietici entrano a Praga, in quella fatidica estate del ’68, le bozze sono già pronte presso l’editore Ceskoslovenski Spisovatel, ma la pubblicazione viene rinviata. Sul Dottor Zivago sta per calare inesorabile la scure della censura. L’11 maggio 1970 l’editore comunica al traduttore che, per mutati indirizzi politico-culturali, il romanzo non sarà pubblicato. La versione ceca del Dottor Zivago uscirà solo nel ’90, due anni dopo che in Russia. Ma Zábrana, scomparso nell’84, non farà in tempo a vederla.
(Ha collaborato Giovanni Catelli)
- Mercoledì 19 Novembre 2008

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