Yassin Kassab, in libreria l’anti Zadie Smith

Islam in preghiera per l'inizio del Ramadan
Contro “una certa tendenza letteraria alla Zadie Smith, che celebra il multiculturalismo in modo non realistico”, l’anglo siriano Robin Yassin Kassab ha scritto un romanzo come Il traditore, ambientato nella comunità islamica londinese alla fine degli anni’90, “dove è possibile scorgere tutta la rabbia che ha portato all’11 settembre”.
Al centro del romanzo, che in Inghilterra ha avuto ottime critiche e che esce ora in Italia edito da Il Saggiatore, una famiglia costretta dagli orrori e dalle contraddizioni della storia a ridefinire la propria identità. Il protagonista, Sami Traifi, da poco passati i trent’anni, è un arabo siriano nato a Londra, sposato con la bella coetanea Muntaha, di origine irachena. Sami è bloccato da anni su una tesi di dottorato in letteratura araba che sembra non portarlo da nessuna parte.
Mentre la sua comunità, sempre più isolata, cerca di trovare la propria identità aggrappandosi alla religione, lui si attacca ferocemente alla figura del padre scomparso, professore universitario che gli ha trasmesso un ateismo intransigente e un grande amore per la tradizione laica araba. Quando la moglie abbraccia l’Islam, decidendo di indossare l’hijab, Sami, che è incapace di sopportare le proprie e altrui contraddizioni, si getta in una personale lotta contro il mondo, sprofondando nell’edonismo londinese, alla ricerca della salvezza attraverso la perdizione. Attorno a lui, una folla di personaggi credibili e ben definiti, ma al tempo stesso allegorie di diversi rapporti tra identità e religione: “Marwan, il padre iracheno di Muntaha” spiega il quarantennte autore “rappresenta la generazione di arabi disillusi dalla storia, che hanno traslato i loro ideali dal secolarismo all’islamismo; Ammar, cognato di Sami, è un giovane uomo arrabbiato che usa il linguaggio dell’hip hop per dar voce all’estremismo nato dall’essere senza radici”. “Solo Muntaha” nota Yassin Kassab, che ha lasciato Londra per l’Oman, dove vive con moglie e figli “riesce a conciliare l’identità musulmana con la Londra del XXI secolo: è una musulmana progressista che segue delle regole, senza per questo imporle ad altri”.
Mentre Sami scende nel suo inferno personale e i fratelli Ammar e Muntaha piangono la morte di Marwan, arriva l’estate del 2001. Londra pullula di annunci, avvisi, chiamate alle armi: allo speaker’s corner c’è chi proclama la fine della storia, chi l’avvento della jihad, chi il crollo del capitalismo, chi il collasso ambientale del pianeta. Tutti sono in attesa di un’apocalisse che di lì a poco non tarderà ad arrivare.

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