Occhio al nuovo James Ellroy: si chiama Don Winslow

L'inverno di Frankie Machine, di Don Winslow (Einaudi)
Di Manuela Grassi
“Che vitaccia” pensa Frank Machianno quando la sveglia trilla alle 3.45 del mattino. A 60 anni suonati è un uomo molto occupato: vende esche nel suo capanno sul molo di San Diego, rifornisce di pesce e biancheria i ristoranti in zona e, appena può, esce a fare surf. Un tipo a posto, con un passato da nascondere che riemerge violentemente quando un vecchio boss gli chiede un favore. L’inverno di Frankie Machine, il romanzo pubblicato dalla Einaudi che senza clamore di stampa e già arrivato alla sesta edizione, ha rivelato un nuovo autore americano di noir, Don Winslow. Una decina di titoli all’attivo, Winslow è diventato narratore dopo avere fatto l’attore, il regista, il manager teatrale e l’investigatore privato. Oggi vive con la moglie Jean e il figlio Thomas in un vecchio ranch vicino a San Diego ed è considerato all’altezza di firme come James Ellroy.
L’inverno di Frankie Machine parla della mafia della West Coast. Una mafia diversa da quella raccontata da Mario Puzo nel Padrino: niente liturgie siciliane, onore familiare da difendere, ma molti intrecci con il bel mondo e il potere politico. Alla vigilia del suo arrivo in Italia, dove sarà ospite del Courmayeur Noir in festival (dal 4 dicembre), Panorama ha intervistato Winslow.
Prima di tutto colpisce la sua scrittura, asciutta e incollata al personaggio come una videocamera. Dove ha imparato?
Non a scuola. Ho frequentato solo un corso di base di giornalismo investigativo, penso che il mio stile venga da lì. I miei maestri sono un’altra faccenda. In questo genere nasciamo tutti da Raymond Chandler e Dashiel Hammett ovviamente. Io ho imparato molto anche da John D. Macdonald, Charles Willeford e Jim Thompson. Tra i maestri contemporanei devo includere Elmore Leonard e James Ellroy.
Tra i suoi molti lavori c’è stato quello di investigatore privato. È da lì che nascono i suoi romanzi?
Raramente traggo ispirazione dai miei casi. Tuttavia certe tecniche che descrivo, gli stili di vita, i temi e i problemi sono frutto dell’esperienza.
Lei racconta la “Mafia di Topolino”, come è stata battezzata quella della California. Il suo libro è una risposta alla “roba siciliana pesante” del “Padrino”?
Sì, ho voluto raccontare una storia della mafia occidentale, in contrasto con la più nota mafia della East Coast, di New York. Il crimine organizzato californiano è come lo stato stesso: meno organizzato, più casuale, lo stile è “fatti i fatti tuoi”. Volevo anche scrivere un libro sul tramonto, sulla fine delle cose, ci voleva per forza una location a occidente.
Il suo è un racconto documentatissimo: come lo ha costruito? Giornali, archivi o testimonianze?
Tutte e tre le cose. Leggo tre quotidiani al giorno e sono un ricercatore avido ed entusiasta. Mi piace anche assorbire come una spugna i racconti di certe persone.
Il sesso ha un ruolo importante nel suo libro, come nei giochi della mafia californiana. Questa è una differenza importante rispetto alla mafia siculo-americana?
Il sesso occupa un posto decisivo sulla West Coast. Sarà perché in genere ci vestiamo poco, stiamo sulla spiaggia, o sarà per via del tramonto, non lo so. Ma la costa occidentale, specialmente la California del sud, dove vivo io, è molto aperta in materia di sesso. Penso che sia una cosa positiva.
Nella storia di Frankie Machine emerge anche un pezzo di storia americana, Jimmy Hoffa e il sindacato degli autotrasportatori, i Teamster, Richard Nixon. Il noir è un genere adatto per raccontare la nostra società?
A me piace raccontare le strette connessioni tra politica e crimine, e penso che la narrativa di genere sia un buon mezzo per fare arrivare alla gente episodi che altrimenti ignorerebbe. Purtroppo non è difficile trovare il noir nella storia americana recente.
Frank Machianno è un personaggio totalmente inventato?
Sì, sebbene io sia cresciuto con un sacco di tipi che avevano elementi del suo personaggio.
Michael Mann girerà un film tratto da questo romanzo, protagonista Robert De Niro: quando lo vedremo?
Frankie dovrebbe essere il prossimo progetto di Mann, dopo Public enemy. Conosco Mann, mi piace e lo ammiro, dunque sono molto curioso.
Condivide la passione del suo personaggio per la cucina e il surf? Anche lei, come Frank, si presenta sulla spiaggia con la sua tavola all’”ora dei gentiluomini”, quella di chi può permettersi orari comodi?
Sì, racconto la mia esperienza personale, anche se la realtà è diversa: non sono un asso, casco spessissimo dalla mia tavola da surf, poi vado a casa e mi cucino un pessimo pasto. Tra l’altro, molti dei piatti che pasticcio sono italiani. Mi dispiace (lo dice in italiano, ndr).
Può dire qualcosa dei suoi due romanzi Power of the dog e The Dawn Patrol che verranno presto tradotti dalla Einaudi?
Il primo è un racconto epico che copre 35 anni della cosiddetta guerra della droga. Segue le vicende di cinque persone, un agente della Dea, un signore della droga, una prostituta, un uomo di successo e un prete, e la loro battaglia per vivere decentemente in quello che fondamentalmente è un mondo indecente. Il secondo è un libro molto più leggero sui surfer di San Diego e su un investigatore privato che lavora soltanto il minimo per pagarsi il surf. Poi si imbatte in un caso che lo obbliga a crescere.
A proposito di Power of the dog, Ellroy dice che è “il più grande romanzo sulla droga che sia mai stato scritto”. Qual è il suo rapporto con Ellroy?
Il suo lavoro mi ha molto influenzato. Ho sempre ammirato il modo in cui non sfugge davanti ai grandi temi senza perdere l’intimità con i suoi personaggi. Non è solo un importante scrittore di noir, è anche una figura di rilievo della letteratura americana. Sono contentissimo di avere il suo stesso editore.
Il suo è un successo di passaparola o di critica?
Spero entrambi. I critici sono stati gentili ultimamente, ma la cosa che mi lusinga di più è che a qualcuno il mio libro sia piaciuto così tanto da consigliarlo a un altro: questo è il massimo.

Commenti

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Il 8 Dicembre 2008 alle 04:57 Don Winslow racconta “L’inverno di Frankie Machine” | Thriller Cafè ha scritto:

[...] Fresco ospite del Noir in Festival di Courmayer, Winslow è stato intervistato da Panorama qualche giorno fa e ha parlato anche di duei suoi precedenti libri che verranno pubblicati presto anche in Italia, sempre da Einaudi. Tra essi, The power of the dog, nominato ai Barry Award, ai Macavity e all’Hammett Prize e definito da James Ellroy “il più grande romanzo sulla droga che sia mai stato scritto”. Se posso darvi un consiglio, tenete d’occhio questo autore. [...]

Il 9 Febbraio 2009 alle 02:07 L’inverno di Frankie Machine - Don Winslow | Thriller Cafe ha scritto:

[...] Uno dei migliori migliori libri che ho letto nel 2008, dicevo prima. Un romanzo che più che sulla trama, o sullo stile, poggia su un protagonista che colpisce da subito. Frank Machianno in fondo è un criminale. Un sicario, uno che ammazza talmente bene da essere chiamato Frankie Machine, la Macchina. Eppure è uno che piace. E’ uno con le palle, innanzitutto, e che non si può negare non abbia una propria etica. Etica mafiosa, certo, ma Il Padrino insegna che nei libri e al cinema i picciotti sono affascinanti, che la versione “romanzata” calamita le attenzioni. Capisce? Don Winslow, che vi segnalo è stato intervistato da Panorama qualche mese fa, questo lo sa e riesce a sfruttarne bene l’appeal. Frankie ha così delle regole che un tempo erano quelle delle Famiglie. Queste poi però sono cambiate, di fronte alla scoperta che in realtà l’Onore e il codice di comportamento sono parole vuote, sono “tutte stronzate”. Frank alla fine è uscito dal giro; tuttavia in qualche modo lo costringono a rientrarci, e allora sulla scia dei suoi ricordi riviviamo fatti cruenti, affari di soldi e di sesso, e spartizioni di città intere a tavolino e a colpi di pistola. Intanto la storia che era partita calma accelera, e rimpallando tra flashback e presente, tra il punto di vista di Frankie e quello degli antagonisti, mostra un intricato dedalo di rapporti e possibili moventi, fatti in apparenza sepolti ma che forse possono spiegare perché qualcuno voglia morto Machianno, o forse no e sono solo frammenti di tempi passati che il protagonista rammenta con distacco nel quale a volte pare di avvertire ugualmente una punta di nostalgia. E così si comincia a correre sempre più fino a quando arrivano le risposte a tutte le domande, risposte che per molti potrebbero essere dolorose, ma per il glaciale Frank sono solo il tassello mancante. Alla resa dei conti, quindi, le preoccupazioni del nostro protagonista sono quasi tutte - da buon padre premuroso - per la figlia, e quelle del lettore per lui. Perché anche se è un gran figlio di buona donna per tanti versi, è uno coerente e a suo modo onesto, e che gente molto peggio di lui gli faccia la pelle è inaccettabile. Le pagine conclusive sono da continui tuffi al cuore, e voltata l’ultima è dura accettare che il libro sia già finito. Ma che viaggio, e che finale. Un romanzo per forza di cose prima o poi si deve posare, ma L’inverno di Frankie Machine si rimette sullo scaffale soprattutto con la bellissima sensazione d’aver conosciuto un uomo, anche un possibile “amico” se ci capitasse di andare a surfare o a pescare dalle parti giuste. In conclusione, non posso che consigliare inequivocabilmente di leggerlo, e di non farvi scappare neanche i prossimi thriller di Winslow in uscita per Einaudi, soprattutto The power of the dog, nominato ai Barry Award, ai Macavity e all’Hammett Prize e definito da James Ellroy “il più grande romanzo sulla droga che sia mai stato scritto”. E ora non mi deludete e correte a comprarlo: mi ci gioco il locale che vi piacerà! [...]

Il 28 Settembre 2009 alle 13:13 L’inverno di Frankie Machine – Don Winslow | Thriller Café ha scritto:

[...] “romanzata” calamita le attenzioni. Capisce? Don Winslow, che vi segnalo è stato intervistato da Panorama qualche mese fa, questo lo sa e riesce a sfruttarne bene l’appeal. Frankie ha così delle [...]

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