Kiki de Montparnasse, in libreria la musa di Man Ray

Kiki de Montparnasse
“Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall’essere una signora”. Le parole sono di Ernest Hemingway. Il libro di cui parla è Kiki, Souvenirs, volume di memorie apparso in Francia nel 1929 a firma di Kiki de Montparnasse, la donna che Man Ray ritrasse nella celebre immagine in cui posa di spalle, con la schiena nuda e segnata dai tipici tagli ad effe del violoncello.
Di Man Ray, Kiki de Montparnasse fu modella e musa ispiratrice. Frequentò il quartiere di Montparnasse a Parigi negli anni Venti, mentre la città viveva il suo periodo di più fertile creatività artistica. Conobbe Picasso, Modigliani e quella schiera di artisti (Kisling, Soutine, Calder, Utrillo) che allora barattavano con un pasto caldo opere che oggi sono nei più importanti musei del mondo. Con la sua penna tagliente, nei Souvenirs, Kiki seppe distillare aneddoti, personaggi, miseria, e creatività di quel momento d’oro dell’arte europea. In patria ebbe subito un successo strepitoso. Negli Stati Uniti la traduzione fu invece inserita nella lista dei libri proibiti insieme all’Ulysse di Joyce, ma la censura, anziché occultare il fenomeno, amplificò la curiosità del pubblico americano e ammantò i Souvenir di un’aura di leggenda.
Da poco meno di un anno quel volume è nelle librerie italiane col titolo Kiki de Montparnasse - Infinitamente prezioso (204 pagine - 16,50 euro), tradotto dalla casa editrice Excelisor1881 con l’originale prefazione di Ernest Hemingway. Ora, per i tipi della stessa casa editrice, arriva anche la versione graphic novel con i disegni di Catel e la sceneggiatura di José-Louis Bocquet, che negli scorsi mesi è rimasta salda ai primi posti delle classifiche letterarie francesi; s’intitola semplicemente Kiki de Montparnasse (377 pagine - 24,50 euro).
Fra le pagine scorrono gli stessi aneddoti che la trasgressiva bohémien raccontava nei Souvenirs. Bastano i titoli dei capitoli per intuire la materia di quelle memorie: “Le mie prime elemosine”; “Cerchiamo di scroccare un bagno”; “Il mio primo contatto con la vita d’artista non ha avuto successo”; “Di nuovo servetta”; “Un altro tentativo mancato di perdere la mia verginità”; “Conosco la droga”. Poi le cronache delle sue serate con i surrealisti. I racconti dettagliati delle notti trascorse nei locali di Monmartre. I pettegolezzi su Ezra Pound, Tristan Tzara, Jean Cocteau.
Testimone di un tempo mitico, Kiki è stata anche e soprattutto una delle prime donne emancipate del Novecento. Oltre che per la sua bellezza e la sua indipendenza sessuale, si è imposta come icona per la libertà del suo pensiero e la schiettezza delle sue parole. Come quando racconta uno dei sui primi lavori a soli dodici anni: “Dopo uno o due mesi di consegne, vengo ammessa al laboratorio di legatoria! Il mio primo incarico mi ha subito entusiasmata. Si tratta della rilegatura del Kamasutra. Là dentro vi era di che farmi arrossire e titillare il mio interno coscia con movimenti simili a quelli delle ali di un uccello che non spicca il volo. Avevo l’impressione d’avere costantemente tra le cosce uno scaldino emanante un dolce calore che mi risaliva amabilmente in tutto il corpo e si diffondeva nel ventre” scrive nei Souvenirs “Proprio quel che mi ci voleva, a me che sin da bambina avevo il fuoco tra le gambe”.

Kiki

Commenti

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Il 18 Dicembre 2008 alle 12:08 lapolide ha scritto:

Padova, 18 dicembre 008.

Quando nell’ultima occasione avuta ( 8 novembre 008)anch’io ho parlato nuovamente della Historia di ” Kikì de Montparnasse”, per un curioso intreccio di notizie e personaggi, ricordo, perchè recente, di essermi emozionato come mentre sto scrivendo. Sono rimasto da sempre affascinato dalla “Maliarda per gioco” e plaudo alla scelta di farlo diventare un libro che comprerò.Sono felice di riproporre nel contempo, quanto ho già scritto, non solo perchè, come si dice, repetita iuvant in molti casi, ma perchè serve ancora di più (secondo me), quando si tratta di cultura, soprattutto per raffrontare i punti di vista, la fantasia delle diverse menti che si sono interessate alla storia, scrivendola.
lapolide.

Padova, 8 novembre 008

Chissà per quale arcano gioco della fantasia o della sorte. Chissà. Ma quando ho letto il 7 c.m. su “Forum di Panorama.it” il nome della bella modella Afef Jnifen ( il cui articolo parlava > sulla conversione di Magdi Allam al cristianesimo che a dire il vero non mi interessava più di tanto, ndr.), è come se improvvisamente si fosse accesa in me , dal buio nero americano provocato dal già inflazionato suo neo-Presidente “abbronzato” più che mai , la luce dei ricordi su ” L’ Historia di KIKI’ de Montparnasse ” , postata ancora sui giornali nell’ottobre del duemilasette, che quì mi va di riproporre solamente per coloro a cui piace immergersi, ogni tanto, in questo tipo di cultura del passato, un po’ “osè “ . Eh….. quale significato assume, per la mente ed il cuore di un uomo innamorato dell’amore qual sono, quando prevale la forza seducente di una “ femme” maliarda per gioco.

******

” L’Historia di KIKI’ de Montparnasse”
Maliarda per gioco.

E’ scoppiata così la mia “fantasia “, come fa sempre. Come può scoppiare il lampo di un “flash ” , all’improvviso, una mattina presto, anzi prestissimo di qualche giorno fa, tanto che mi fece sedere di botto sul letto e mi indusse ad alzarmi prima dell’alba, prendendo però tutte le precauzioni necessarie per non svegliare mia moglie, che mi dormiva accanto come sempre.
Mi ero addormentato presto la sera prima, dopo aver letto su Il Giornale, uno splendido ritratto fatto da Stenio Solinas, non nuovo a queste sorprese, su “ Kiki, la Maliarda di Montparnasse “, femmina speciale, maliarda per gioco. No, non l’avrei mai conosciuta la sua storia, se un maledetto ( o benedetto ?) mal di testa non mi fosse stato complice accompagnandomi presto a letto quella sera. Sì, con il giornale appunto, tanto che al mio risveglio, lo avevo ancora fra le mani, stropicciato. Che mi era successo ? Ero rimasto impressionato, ammaliato, non voglioso di voluttà perdute per l’età, né perverso, né assetato di revival e di passioni perdute. No, niente di morboso. Solamente la mia solita curiosità, fantasia che torna sempre, che non ha età, emozionata per aver trovato un qualcosa di sconosciuto. Mi è capitato sempre così nelle vita, in tutte le sfaccettature delle manifestazioni di situazioni provate e non provate. Da un gioco nuovo di quando ero fanciullo, al batticuore dei primi amori, ai primi approcci profondi con una donna, nel lavoro, nel rapporto principe con la donna che diventò mia moglie e che amo veramente tutt’ora, alle mie ansie continue per proteggerla da tutte le situazioni di vita, senza accorgermi alle volte, di essere stato oppressivo, geloso, andando molte volte fuori tema. Ma Lei, mia moglie, è un essere superiore. Non mi ha fatto mai sentire inutile, fuori tempo, davanti agli occhi suoi e degli altri. Non mi sono mai accorto che è stata lei che mi ha protetto e che mi protegge ancora a questa età vetusta, anche oggi, domani, sempre, fino a che Iddio lo vorrà. Parlando con un dotto amico molto tempo fa, un meraviglioso Prete, mi ha detto un giorno >. Dapprima non compresi, poi con gli anni, capii che era stato il migliore, il più alto sincero complimento che avevo mai ricevuto nella mia vita. Non l’ho mai potuto ringraziare abbastanza, perché è scomparso toppo presto sotto il fuoco di una guerra mondiale. Era un prete di Guerra. E’ tornato là, da dove era venuto, alla Casa del Padre.
Riprendo il cammino tralasciato dianzi, di quella lettura su “ Kiki la Maliarda “ appunto, la pittrice, la modella, la cantante, l’attrice, la ballerina, che incarnò il gusto tra le due guerre, come disse Solinas, vissuta tra il 1901, quando nacque, fino al 1953, quando morì di malattia a Sanary – sur – Mer, in Francia. Allora si scoprì il vero nome. Si chiamava Alice Ernestine Prin.
Quanti ricordi della sua vita scrisse “Kiki di Montparnasse “ ( raccontati da Solinas e che qui riporto). Si conoscevano i celebri Souvenirs, i coevi Kiki’s Memoirs del ’29. Kiki era, per dirla con le parole di Ernest Hemingway >. Aveva già trent’anni ma le sue natiche erano state immortalate in una foto di Man Ray come fossero il Violoncello di Ingres. Immagine divina.
Quando vent’anni dopo, il regno è oramai scomparso e la regina (la Kiki) ha dovuto abdicare per eccesso di peso, con problemi di alcol e di droga, il quotidiano Ici Paris , ha pubblicato > e l’autobiografia, passando il tempo, si fece più amara. Era malata Kiki, e di lì a poco , a 52 anni appena, morì, ma quelle confessioni a mezzo stampa non sono state altro che alcuni estratti di ciò che alla vigilia della seconda guerra mondiale, Kiki ha riportato sulla carta, con foto e disegni (ricordo che sono sempre parole di Solinas, augurandomi che non me ne voglia di esserne stato un suo poco scaltro ladro). Kiki aveva un volto da gatta e un corpo da odalisca, un’adolescenza da operaia e una immaginazione da artista. Diceva, fra l’altro nei suoi ricordi >. Fu l’amante e la ispiratrice di Man Ray. Fu l’unica cantante con cui la giovane Edith Piaf temesse il confronto. La prima volta che Man Ray cercò di fotografarla nuda, si rifiutò, sembrandole cosa da borghesi un po’ viziose >. E lei allora si spogliò.
Fu soprannominata la “gazzella”, per i suoi occhi ed il suo collo che pareva non finire mai. Kiki ebbe la sua prima personale nel ’27, alla Galleria Sacre du Montparnasse. La fotografavano, carnale e sensuale, con una rosa fra i denti. Però, il suo, fu un mondo semplice, di gusti semplici. Non c’era prostituzione perchè c’era molta libertà sessuale e non si doveva pagare per avere ciò che si poteva avere gratis, per amore, per simpatia, per divertimento, per noia. Non c’era criminalità perché non giravano soldi. Era tutto molto eccentrico >. Un giornalista del Life dedicò tre pagine a Kiki, alla sua morte nel 1953. Kiki era quella che il mercante d’arte Julien Levy, declinata la sua offerta di passare con lei una notte, gli rispose: >. Aveva un carattere allegro e disinibito e quando ballava sulla scena non indossava biancheria intima, si tingeva il pube con una matita nera perché non aveva peli e un po’ se ne vergognava…..
L’uomo con cui ultimamente conviveva, aveva l’Alzeheimer. Lei si ingrassò ed arrivò a pesare ottanta chili. Si drogava e beveva molto. Alla fine del decennio era la caricatura di ciò che era stata. Uno scialbo ricordo. “ Bonne voyage” ….Kikì.
lapolide.

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