La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo: intrigo da ridere nel mondo dell’arte

Un particolare della copertina

Gaetano Cappelli ha il dono di una scrittura volutamente arzigogolata ma godibilissima, e sa raccontare storie in cui personaggi che di primo acchito sembrano assurdi, ma che sono in realtà perfetti tipi umani nostrani, si mettono irrimediabilmente nei pasticci. Quasi sempre lo fanno per soldi o per sesso, possibilmente entrambi. Proprio come accade nel nuovo romanzo La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo, edito da Marsilio, a Dario Villalta, gallerista con la passione per l’arte con la A maiuscola e costretto a “televendere” incomprensibili opere d’arte contemporanea, per le quali i riccastri suoi clienti sono disposti a sborsare cifre spropositate. La sua segreta passione per le belle vedove di una certa età lo condurrà a fare il passo più lungo della gamba, cimentandosi nella vendita, in un’asta segretissima, di una statua del Mantegna ritrovata in un’oscura casa di campagna in un paesino della Basilicata.

Tra pezzi grossi in odore di malavita, psicanalisti new age, chef truffatori, viveur da balera e scambisti infoiati, Cappelli è perfettamente a suo agio nel descriverci, spesso usando un dialetto lucano misto a molti altri idiomi (compreso uno spassosissimo lucano-latino) le avventure di Villalta condite di digressioni, tutte o quasi utili allo sviluppo della trama, in una farsa che trova in un hotel di super-lusso di fronte ai faraglioni di Capri il suo rocambolesco epilogo.

È il ritratto di un’Italietta in cui tutti vogliono tutto: fama, potere, immagine, trasgressione, ricchezza e, perché no, anche l’amore. Cappelli sfoggia la sua cultura in fatto di vini (del resto il suo romanzo precedente era Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo), arte (sembra chiaro che disprezzi quella contemporanea, a cominciare dalla sua star globale Damien Hirst) e cucina, con qualche incursione, ampiamente segnalata per chi fosse facilmente scandalizzabile e volesse saltarla, nel mondo del porno. Il romanzo ha ritmo ed è divertente, e Cappelli ha il pregio di raccontare i luoghi che conosce, riuscendo così a costruire personaggi credibili pur nei loro eccessi. Il suo unico difetto è forse quello di rivolgersi troppo spesso direttamente al lettore, togliendogli a volte il gusto di immergersi completamente nella storia.

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Il 13 Maggio 2009 alle 15:51 Premio Strega, ecco i 12 scrittori in gara » Panorama.it - Libri ha scritto:

[...] Più concorrenti e libri di notevole qualità letteraria che entrano in concorso senza alcuna riserva da parte dei giurati: un soddisfatto Tullio De Mauro promuove l’edizione del Premio Strega 2009. Dodici le opere ammesse alla 63/ima edizione, realizzata dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, in collaborazione con Liquore Strega e il Comune di Benevento. I titoli selezionati dal Comitato direttivo del Premio Strega, presieduto dal direttore della Fondazione Bellonci, il linguista Tullio De Mauro, sono: In terra consacrata (Piemme) di Ugo Barbara; Come ho perso la guerra (Fandango Libri) di Filippo Bologna; I nostri occhi sporchi di terra (Baldini Castoldi Dalai) di Dario Buzzolan; La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo (Marsilio) di Gaetano Cappelli; I frutti dimenticati (Marcos y Marcos) di Cristiano Cavina; Cecilia (Edizioni e/o) di Linda Ferri; L’istinto del lupo (Newton Compton) di Massimo Lugli; Stabat Mater (Einaudi) di Tiziano Scarpa; Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani) di Antonio Scurati; Il tempo materiale (minimum fax) di Giorgio Vasta; L’ultima estate (Fazi) di Cesarina Vighy e Almeno il cappello (Garzanti) di Andrea Vitali. “Mi pare che il numero dei concorrenti sia cresciuto” ha detto De Mauro “Era parecchio tempo che non c’erano tanti aspiranti a concorrere. Parecchi libri hanno una qualità letteraria notevole, tant’è che 6 o 7 libri non hanno avuto bisogno di discussione, così come per altri due non c’è stato alcun dubbio nella loro esclusione”. Per il presidente della Fondazione Bellonci, Antonio Maccanico, “non c’è dubbio che il Premio Strega sia il premio letterario più importante del Paese. Se si considerano i vincitori dell’ultimo cinquantennio si ha la sensazione di trovarsi di fronte alla storia della letteratura di questi anni”. Il premio - di 5 mila euro - viene assegnato ogni anno a un libro di narrativa in prosa di autore italiano, pubblicato in prima edizione tra il 1 maggio dell’anno precedente e il 30 aprile dell’anno in corso. Il libro è scelto a mezzo di votazione segreta e con due votazioni da tutti gli Amici della domenica. Dopo la tappa inaugurale di Benevento - dove nel 1860 ebbe inizio l’avventura della famiglia Alberti, che da quasi un secolo e mezzo produce il liquore che al Premio Strega ha dato il suo nome - la prima votazione si terrà come sempre in Casa Bellonci, a Roma. Anche quest’anno, giovedì 11 giugno, in via Fratelli Ruspoli sarà effettuato lo spoglio dei voti dei 400 Amici della domenica per la designazione dei 5 libri che accederanno alla votazione finale e che saranno presentati giovedì 18 giugno anche a Berlino in un appuntamento realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Il viaggio del Premio Strega farà quindi ritorno a Roma, giovedì 2 luglio, per la seconda votazione e per la tradizionale cerimonia di premiazione del vincitore al Ninfeo di Villa Giulia. [...]

Il 13 Maggio 2009 alle 15:58 Premio Strega, ecco i 12 scrittori in gara - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] Più concorrenti e libri di notevole qualità letteraria che entrano in concorso senza alcuna riserva da parte dei giurati: un soddisfatto Tullio De Mauro promuove l’edizione del Premio Strega 2009. Dodici le opere ammesse alla 63/ima edizione, realizzata dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, in collaborazione con Liquore Strega e il Comune di Benevento. I titoli selezionati dal Comitato direttivo del Premio Strega, presieduto dal direttore della Fondazione Bellonci, il linguista Tullio De Mauro, sono: In terra consacrata (Piemme) di Ugo Barbara; Come ho perso la guerra (Fandango Libri) di Filippo Bologna; I nostri occhi sporchi di terra (Baldini Castoldi Dalai) di Dario Buzzolan; La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo (Marsilio) di Gaetano Cappelli; I frutti dimenticati (Marcos y Marcos) di Cristiano Cavina; Cecilia (Edizioni e/o) di Linda Ferri; L’istinto del lupo (Newton Compton) di Massimo Lugli; Stabat Mater (Einaudi) di Tiziano Scarpa; Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani) di Antonio Scurati; Il tempo materiale (minimum fax) di Giorgio Vasta; L’ultima estate (Fazi) di Cesarina Vighy e Almeno il cappello (Garzanti) di Andrea Vitali. “Mi pare che il numero dei concorrenti sia cresciuto” ha detto De Mauro “Era parecchio tempo che non c’erano tanti aspiranti a concorrere. Parecchi libri hanno una qualità letteraria notevole, tant’è che 6 o 7 libri non hanno avuto bisogno di discussione, così come per altri due non c’è stato alcun dubbio nella loro esclusione”. Per il presidente della Fondazione Bellonci, Antonio Maccanico, “non c’è dubbio che il Premio Strega sia il premio letterario più importante del Paese. Se si considerano i vincitori dell’ultimo cinquantennio si ha la sensazione di trovarsi di fronte alla storia della letteratura di questi anni”. Il premio - di 5 mila euro - viene assegnato ogni anno a un libro di narrativa in prosa di autore italiano, pubblicato in prima edizione tra il 1 maggio dell’anno precedente e il 30 aprile dell’anno in corso. Il libro è scelto a mezzo di votazione segreta e con due … Per leggere tutto l’articolo vai al sito ufficale Notizie, Settimanali [...]

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