
Infinito Edizioni ha appena pubblicato Il cielo in una stalla, racconto di Erri De Luca in cui si parla della seconda guerra mondiale e di un gruppo di uomini, tra i quali il padre dell’autore, alla ricerca della salvezza. I proventi del racconto andranno all’associazione Antigone da tempo impegnata sul fonte dell’assistenza nelle carceri italiane. Panorama.it ha incontrato l’autore.
Il cielo in una stalla è scritto in terza persona anche se è una storia personalissima quella che lei racconta, quella di suo padre. Che ruolo ha per lei la memoria?
Credo che la storia passi da una generazione all’altra attraverso la voce e l’ascolto dei racconti. È la voce che ha forza di rappresentare tutti gli altri organi di senso coinvolti: ascoltavo e potevo vedere il tempo precedente, potevo essere toccato dalla sua asprezza, potevo annusarlo e rigiramelo in bocca con lo sputo. Mio padre raccontava poco. Questo mi forzava a integrare con l’immaginazione. Le persone della mia storia - non posso chiamarli personaggi perchè non li ho inventati io - cercavano scampo e basta, a costo di lasciarsi dietro tutti gli altri. Avevano per traguardo il miraggio della libertà apparecchiata e pronta sull’isola di fronte, mentre la terraferma era prigione e agguato. È il contrario del destino delle isole, da sempre pensate come reclusioni, al punto da piantarci sopra i penitenziari.
Lei è una persona che sembra aver lottato tutta la vita. Dall’impegno politico con Lotta continua fino all’incontro con la scrittura. Cosa vuol dire per lei lottare? E come la parola, in questo senso, può essere d’aiuto?
Ho preso parte alle lotte politiche degli anni ‘70 e sono stato membro della sinistra rivoluzionaria dell’Italia di allora, ma non posso dire di avere lottato tutta la vita. Non sono un impegnato, sono uno che ha preso degli impegni. Oggi la scrittura è per me un modo di tenermi compagnia e tenerla a chi ha voglia di farsi raccontare una storia da me, non è un impegno né una continuazione della lotta con altri mezzi. Mio padre si rammaricò di non avere lottato, di non essersi arruolato nelle formazioni della resistenza, di avere pensato ai fatti suoi. Mi ha trasmesso il suo rammarico, la sua omissione. Si eredita il debito di un padre, perciò io mi sono battuto quando era il tempo.
Lei è un appassionato di alpinismo. Perché?
Fare alpinismo, scalare è il mio tempo festivo, la mossa all’aria aperta del corpo che risale. Mi ascolto respirare a ritmo di una canzoncina mentre sposto il peso da un appiglio all’altro. È un modo per me di allontanarmi, di staccarmi, percorrere un tratto di deserto dove la nostra specie è scarsa o assente. Scalare è un entusiasmo fisico, niente di più.
Ma è anche un profondo conoscitore della Bibbia. Cosa la affascina di più?
Della scrittura sacra amo che non sia letteratura, che non voglia accattivarsi il lettore. È una storia che impone al lettore di spostarsi, di percorrere le sue piste impossibili. Nessuno può identificarsi con Mosè, con Abramo. Ho studiato l’ebraico antico perché è la lingua madre del sacro arrivato fino a noi. Poterlo leggere dà a me ultimo arrivato la vertigine di essere contemporaneo dei primi.
Il suo testo In nome della madre è in tournée in alcuni teatri italiani. Cosa l’ha affascinata del personaggio Maria? In cosa risiede la sua modernità?
Maria/Miriam è una ragazza madre, incinta prima delle nozze e non del suo sposo. È una storia fuorilegge sostenuta da una forza di combattimento di lei contro il mondo intero e sostenuta dall’amore del suo sposo Giuseppe/Iosèf, che è come lei un ragazzo. Nessun evangelista scrive di lui anziano. In più lei si trova a partorire da sola in un riparo di fortuna e fa tutto da sola, compreso il taglio del cordone e il nodo all’ombelico del neonato. È una combinazione di forza sacra e forza di natura Miriam/Maria, ebrea di Galilea.
Quando si scrive spesso accade di non pensare al futuro né tantomeno al prossimo libro. C’è però un’idea alla quale quanto prima le piacerebbe lavorare?
Il prossimo libro l’ho già scritto e ora sono in trattativa con l’editore. È una storia all’aria aperta, nessuna città nei paraggi.
- Sabato 27 Dicembre 2008

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Il 14 Aprile 2010 alle 07:19 Notizie dai blog su L'OSPITE INCALLITO - Erri de Luca ha scritto:
[...] Il cielo in una stalla. Intervista a Erri De Luca Infinito Edizioni ha appena pubblicato Il cielo in una stalla , racconto di Erri De Luca in cui si parla della seconda guerra mondiale e di un gruppo di uomini, tra i quali il padre dell’autore, alla ricerca della salvezza. blog: canale libri | leggi l’articolo [...]
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