Ad oltre trent’anni dall’uscita di Padre padrone (1975), Gavino Ledda sta riscrivendo il suo capolavoro in una versione bilingue italiano-sardo. Lo anticipa lo scrittore in un’intervista al quotidiano La Provincia di Como, in edicola oggi.
“Allora lo scrissi, metaforicamente, nella lingua di Marconi, di Leonardo, di Dante ma non in un dialetto che nessun poeta degno di questo nome ha fatto finora assurgere a dignità di mezzo di comunicazione universale”, spiega Ledda la cui storia è stata resa celebre in tutto il mondo anche grazie al film dei fratelli Taviani, vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 1977.
“Sono vent’anni che lavoro per ottenere un risultato convincente”, aggiunge spiegando di essere arrivato circa a metà dell’opera. “Ma sono sicuro di quanto ho fatto” sottolinea “e penso di continuare sempre meglio. Manzoni, per citare un maestro di questa parti” dice ancora lo scrittore al quotidiano comasco “impiegò un tempo simile innestando però sul lombardo un’altra lingua, il toscano, già esistente. Il mio intento è invece di ottenere la pluridimensionalità delle parole in un modo del tutto inventivo”. Non si tratterà di una traduzione, fa notare Ledda, bensì di una “traslazione”. “Anche l’italiano sarà diverso: e nuovo. Pluridimensionale”. Un “assaggio”, conclude, potrebbe arrivare nel Natale 2009, con un “breve racconto concepito per lettori adolescenti”.
- Venerdì 9 Gennaio 2009

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