
Cinzia Leone ha con la stampa un rapporto che dura da tempo. Fumettista e giornalista, ha esordito sul mensile di satira Alter Alter nel 1978. È stata art director di La Nuova Ecologia e del Sole 24Ore. Ha realizzato sigle, cartoni animati, pubblicato cinque libri di storie a fumetti, tra cui Hotel Habanera (con Paolo Conte e Vincenzo Mollica) e Quel fantastico treno (con Hugo Pratt, Guido Crepax, José Muñoz, Lorenzo Mattotti). Oggi tiene rubriche su Io Donna, Amica, New Politics. Ed è giornalista de il Riformista. Ora dà alle stampe anche il suo primo romanzo. S’intitola Liberabile, storia di un uomo qualunque alle prese con la solitudine e gli assurdi meccanismi di una società alienante. Il volume sarà nelle librerie italiane dal 18 gennaio per i tipi di Bompiani. Panorama.it ha incontrato l’autrice.
Come nasce l’idea di scrivere un libro dove il protagonista è un uomo che perde il lavoro a cinquant’anni?
L’idea non è partita da un uomo che perde il lavoro, ma da una esperienza personale. Per due anni ho dovuto cercare una nuova casa. E sono stati proprio gli agenti immobiliari a darmi la scintilla. Loro ti valutano per la casa che tu stai acquistando. Potresti essere un farabutto e un truffaldino. Così, piano piano, ho scoperto che finivo per diventare il compratore che dichiaravo di essere! Questa situazione l’ho trasferita al mio personaggio. Lui è un classico colletto bianco pieno di convenzioni e paure. Quando perde il lavoro, preso dalla trappola del decoro e dal timore di scendere nei gradini più bassi di questa società, si crea una nuova identità pubblica, ma completamente falsa.
Il protagonista, il signor Pessi, sembra un uomo irreale: estremamente remissivo, la moglie lo lascia, perde il lavoro, non ha amici, resta solo, non ha una coscienza politica. Subisce tutto senza fare un minimo di analisi sociale di come sta andando il mondo…
In realtà questa società è piena di persone sole. Se no, non ci sarebbero le telefonate alle televisioni, alle radio… Poi, quando sfumano le ideologie e gli ideali, e dobbiamo ammettere che questa è un’epoca che ne ha sempre di meno, si hanno meno risposte. Le risposte te le devi dare tu. Questo fa sentire le persone escluse anche dal dialogo verso gli altri. Le persone, ti ripeto, sono molto più sole e disperate di quello che sembri.
Un visione che mette un po’ d’ansia nel lettore…
L’ansia che potrebbe scattare in chi legge è forse liberatoria perché un lettore può dedurre: “Io sono meglio, non sono così, io me la cavo”. Ma nello stesso tempo ha davanti quello che non vorrebbe vedere: le paure. La paura di invecchiare, la paura di non farcela più, la paura di non essere amato, la paura di non avere più identità. In una società che ti identifica per l’immagine che hai, al di là di quello che sei veramente, la ricostruzione del tuo io è la vera scommessa di quando uno perde il lavoro!
Non mancano comunque i momenti comici…
Il personaggio è nel suo insieme grottesco e divertente perché il finale è a sorpresa. Liberabile non è solo l’appartamento ma il personaggio stesso che si può liberare delle trappole e delle convenzioni.
Ascolta il file audio dell’intervista

- Venerdì 16 Gennaio 2009

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