Sarà domani in libreria Casi freddi. Una squadra speciale di investigatori per 9 cold case (Aa. Vv., Cairo Editore). Nove delitti rimasti senza un colpevole: casi mai chiusi oppure sui quali la verità giudiziaria non ha dissolto tutte le ombre.
Ad indagare sono altrettanti specialisti. Come Antonio Rossitto, cronista di Panorama, che torna sul misterioso “delitto della setta”. Si tratta dell’omicidio di Annalaura Pedron, trovata morta, riversa su un tavolino, nuda e con segni di ecchimosi sul collo la mattina del 2 febbraio 1988. Faceva la babysitter di un bambino di due anni in un appartamento al quarto piano di un elegantissimo condominio di via Colvera. A chi aveva aperto la porta, quella mattina? Chi l’ha uccisa? Antonio Rossitto mostra come oggi le vecchie prove possono essere guardate con occhi e, soprattutto, tecniche nuove. E come le indagini sembrino ora arrivare a una soluzione.
Il criminologo Massimo Picozzi si confronta invece con il caso della della Dalia Nera, ovvero l’assassinio di Elizabeth Ann Short, vittima del più famoso crimine irrisolto negli Stati Uniti. Il colonnello del Ris di Parma, Luciano Garofano, spiega come oggi sarebbe stato facile far luce sull’omicidio compiuto dai coniugi Bebawi nell’Italia del boom. Alberto Intini, Direttore della Scientifica, sintetizza la sua esperienza in materia ricostruendo un esempio perfetto di caso freddo risolto. Il poliziotto-scrittore Piernicola Silvis rievoca invece gli anni Settanta dei rapimenti e narra di una terribile vendetta. E la giovane criminologa Jessica Ochs spiega come i “tre di West Memphis”, accusati di uno dei crimini più cruenti che l’America ricordi, appaiono vittime di una vicenda giudiziaria kafkiana.
Ma non sempre il tempo getta luce sui misteri. La soluzione si allontana, ad esempio, nel caso del bombarolo del Nordest, ripreso dal giornalista Mauro Zola, in cui la scienza pare, per un volta, aver tradito gli investigatori. Anche per Ciccio e Tore, i due fratellini di Gravina in Puglia, la verità è finita in fondo al pozzo, da cui parte il ricordo di Cristiana Lodi, inviata di Libero. E di certezze ne regala poche pure la vicenda del Boia di Albenga – nel racconto di Adolfo Ferraro, che l’ha avuto come paziente all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa – condannato per un omicidio su cui si intrecciano le ombre delle trame nere e dei servizi deviati.
- Mercoledì 28 Gennaio 2009

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