Un nuovo romanzo del premio Nobel Doris Lessing è in uscita da Fanucci, che lo annunzia per febbraio, assieme a un nuovo titolo di Philip K. Dick. Il libro della Lessing è Discesa all’inferno (224 pagine, 17 euro) del quale l’Observer ha scritto: “Doris Lessing spezza le barriere della semantica per spingersi nella speculazione della psiche, come un viaggiatore che, al suo ritorno, traccia le mappe di mondi sconosciuti”. Una notte, nel Porto di Londra, viene trovato un uomo, un vagabondo, senza un soldo e confuso. Identificato come Charles Watkins, un professore di Cambridge, viene ricoverato in un ospedale psichiatrico, dove riceve la visita di familiari e amici, ognuno dei quali, parlando con lui, gli rivela qualcosa che gli permette di ricostruire i motivi del suo crollo psichico. E mentre i dottori si affannano nel tentativo di curarlo, utilizzando medicine sempre diverse e sempre più potenti che possano riportare sotto controllo la sua mente, Watkins porta avanti la sua dura battaglia per mantenere immutato il magnifico mondo interiore che si è creato, e che gradualmente acquista una realtà maggiore di ciò che lo circonda. In esso, dopo una lunga traversata dell’Atlantico a bordo di una zattera, l’uomo approda in un’isola tropicale, abitata da strane creature dai costumi mai visti prima. E da lì si imbarcherà in un viaggio che lo porterà fin nelle profondità dello spazio.
Il romanzo di Dick, Illusione di potere (224 pagine, 16 euro) vede protagonista il dottor Eric Sweetscent, che ha molti problemi: il suo pianeta è coinvolto in una guerra impossibile da vincere; sua moglie è mortalmente dipendente da una droga che trascina chiunque ne faccia uso avanti e indietro nel tempo. L’ultimo paziente che ha in cura, inoltre, non è solo l’uomo più potente della Terra, ma probabilmente è anche il più malato. Il segretario di Stato Gino Molinari, infatti, ha trasformato la sua malattia mortale in uno strumento di controllo politico, ed Eric non sa se con il proprio lavoro deve provare a guarirlo o meno.
- Domenica 1 Febbraio 2009

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Il 17 Marzo 2009 alle 13:09 Un luogo senza tempo: l’Ego alieno di Doris Lessing » Panorama.it - Libri ha scritto:
[...] Di Michele Lauro In un cosmo popolato da umani e umanoidi, Pianeta 8 è una terra accogliente dal clima tropicale dove Canopus, Pianeta Madre del sistema galattico e deus ex machina della colonizzazione dell’universo, ha impiantato una popolazione formata da razze diverse, una sorta di esperimento genetico ad alto potenziale. Gli abitanti non conoscono guerre né conflitti ma si riconoscono in un semplificato ordine sociale in cui sono individui scelti dall’alto, i Rappresentanti, a dettare compiti e azioni, e guardano con reverenza e timore alla muraglia invalicabile che divide in due il loro astro. Un giorno Johor - emissario di Canopus - scende su Pianeta 8 e chiede ai Rappresentanti di preparare il popolo ad affrontare un’evenienza imprevista e improvvisa. A causa di una variazione dell’assetto galattico, il clima è in rapida mutazione. Il pianeta va verso la glaciazione. Su questo scenario si apre Un luogo senza tempo, quarto capitolo della pentalogia fantascientifica Canopus in Argos, concepita da Doris Lessing fra il 1979 e i primi anni Ottanta. Fanucci lo propone in traduzione italiana dopo che nel 2007 era uscito, sempre nella sua collana di fantascienza “Vintage”, il secondo libro della serie, Un pacifico matrimonio (mentre gli altri sono tuttora inediti). “È dai falliti e dagli sconfitti di una civiltà che se ne possono meglio giudicare le debolezze”. Con questa frase, simile a una sentenza, Doris Lessing aprì nel 1949 il suo primo romanzo L’erba canta. Fu un incipit profetico, che la scrittrice inglese non ha mai rinnegato nell’ampio arco temporale e tematico della sua opera letteraria. In Un luogo senza tempo il Rappresentante degli sconfitti è il narratore Doeg, che racconta con gelida lucidità come muore un pianeta. Nello spazio fra il primo soffice fiocco di neve e il crollo della muraglia sotto il peso inesorabile del ghiaccio, Doeg registra in forma di cupo diario gli ultimi atti di una specie prossima all’estinzione, di cui lui stesso fa parte. L’ego della civiltà morente si aggrappa alla speranza (Canopus aveva promesso di inviare astronavi e trasferire gli abitanti su un pianeta più ospitale) oltre ogni ragione, poi si abbandona all’abiezione, si rifugia infine nel sonno, preludio di morte. Ma il quasi monologo di Doeg contiene il seme di molte domande inespresse con cui Doris Lessing anticipò, grazie allo strumento visionario della fiction fantascientifica, alcune questioni cruciali del presente: il dramma dei popoli eterodiretti, i conflitti interetnici, il potere dell’ingegneria genetica, le inquietudini connesse al cambiamento climatico. Un terzo livello di lettura si spinge più in profondità a indagare i recessi della psiche, lo “spazio interno” dove dimorano i sogni e dove nascono i miti cosmogonici. Influenzati tanto dalla psicologia quanto dal sufismo - l’Islam nella sua versione più spirituale, mistica ed esoterica - i cinque libri della serie Canopus in Argos sono considerati dalla Lessing come i più importanti della sua produzione. I temi legati a un io alieno e al viaggio dentro di sé si ritrovano anche in Discesa all’inferno, scritto nel 1971 e recentemente pubblicato in Italia sempre da Fanucci. L’essere umano mostra in queste storie la sua vera natura, o quella che vale la pena rappresentare, quando viene spinto ai margini del mondo: lo vediamo così impietrito e avvinto da quel confine incerto, misteriosamente attratto oltre il limite imposto alla coscienza. [...]
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