Vauro in libreria con Il mago del vento

Vauro-lapresse
Vauro Senesi, in arte Vauro, notissimo vignettista satirico, giornalista ed editorialista del Manifesto, collaboratore del Corriere della Sera e del programma Anno Zero di Rai due, ha dato alle stampe il suo secondo romanzo: Il mago del vento, edito da Piemme. Panorama.it ha incontrato l’autore.
Il libro, ambientato in Iraq nell’arco degli ultimi tre conflitti che hanno insanguinato il paese, racconta la storia di una famiglia irachena, ma le guerre sono un eco lontano, quasi in sottofondo…
Ho voluto tenere la guerra in sottofondo per evidenziare la vita dei personaggi. La storia è di fantasia ma è anche un puzzle di vicende vere che ho raccolto a Baghdad. Ho cercato di raccontare un Iraq di pace, un paese che vive in conflitto da generazioni e che nelle ultime due guerre del golfo è quasi sempre stato descritto dalle cronache come popolato soltanto da sanguinari, tagliagole e kamikaze. Con il personaggio, Fahim, il “mago del vento” appunto, ho cercato di restituire alla gente dell’Iraq tutta la loro umanità con i problemi quotidiani che sono comuni a tutte le persone che non vivono in zone di guerra.
Fahim, il personaggio del tuo romanzo, è di fantasia o è una persona che ha incontrato nel suo soggiorno a Baghdad durante i primi giorni dell’occupazione Usa?
Il personaggio è reale. Quando entrai a Baghdad il 6 aprile del 2003, era il giorno successivo della caduta della città, l’immagine che mi si presentò fu infernale. Case e strade distrutte. Io ero su un’auto del convoglio di Emergency. La colonna si arrestò per un attimo in una piazza. Solo una casa era rimasta in piedi, pur avendo segni pesanti di colpi di mitragliatrice. Sul tetto di essa, piatto come la maggior parte delle case arabe, apparve una persona, vestita di bianco, che agitando una canna di bambù faceva volare uno stormo di piccioni: ad ogni movimento della canna, gli uccelli, armonicamente, ne seguivano la direzione. In quel contrasto di macerie e odore acre dei fumi, quella persona, o meglio quella situazione, mi sembrò surreale. Quell’immagine mi ha sempre accompagnato. Quando anni dopo ho deciso di scrivere un libro sull’Iraq, quell’immagine, che si era sedimentata nel cassetto della mia memoria, è scattata fuori come una molla.
Nel suo romanzo non c’è nessun commento politico sulla situazione irachena. Spesso, il libro sembra quasi una fiaba…
Vede, il volo dei piccioni rappresenta il volo della fantasia che è una delle caratteristiche dell’umanità. Quando viene a mancare la fantasia arriva la violenza. Il volo degli uccelli rappresenta una metafora: andare oltre il nostro vivere quotidiano significa vedere dall’alto più orizzonti possibili. Quando ho cominciato a scrivere e mi è apparso dalla mente l’uomo dei piccioni è stato come se io seguissi un suo racconto. Lui mi conduceva. Mi ha portato a conoscere la sua infanzia, la sua famiglia. è come se nella scrittura fossi stato guidato da un mago. Il mago del vento.

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