Crovi, parole di padre in figlio

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Suo padre era un ambulante reggiano, “abile (e docile) corteggiatore dell’intelligenza altrui”, uno straordinario affabulatore cui un brutto giorno la malattia rubò le parole. E appunto Le parole del padre s’intitola il romanzo più bello di Raffaele Crovi, con cui si apre questa scelta: il volume Storie dell’appennino (Oscar Mondadori) che include anche La valle dei cavalieri, Appennino e Cameo: in pratica, il versante emiliano della sua narrativa. Ma Crovi ebbe anche un padre culturale a Milano: Elio Vittorini, sotto la cui egida mosse felice i primi passi di una lunga carriera di scrittore, editore e operatore culturale a tutto campo. Nella prefazione Alberto Bertoni ne ricostruisce con passione le tappe, rintracciando la lezione nelle “parole dei figli”: gli autori, spesso imprevisti, che ne sono stati influenzati. Sì, perché Crovi, scomparso nell’estate dell’anno scorso, era grande suscitatore di talenti, generoso con la creatività altrui quasi più che con la propria. Storie dell’Appennino ce ne restituisce alcune tra le prove migliori: “parole del padre” anche queste, per chi l’ha conosciuto e stimato.

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