
Il giorno dopo l’assegnazione dei Nobel per la letteratura, le polemiche nascono con prevedibile puntualità . Ma non sempre nascondono semplice partigianeria. Il recente riconoscimento al francese Jean-Marie Le Clézio aveva suscitato critiche da più parti. L’accademia di Svezia era stata accusata di guardare, negli ultimi anni, più al messaggio veicolato dagli autori che non all’effettiva cifra letteraria degli stessi. Ma al di là dei gusti e degli orientamenti per stili e poetiche, i giurati svedesi hanno nel tempo trascurato consapevolmente (e colpevolmente) una serie di autori che ormai fanno parte a pieno titolo della grande letteratura mondiale. Tra i grandi assenti spiccano i nomi di Lev Tolstoj, Henrik Ibsen, Virginia Woolf, James Joyce, Jorge Luis Borges, Graham Greene.
L’accesso agli archivi dell’Accademia di Svezia consente oggi, dopo cinquant’anni di silenzio, di ricostruire i motivi di tali esclusioni, come rivela Francesco Saverio Alfonso su La Stampa. L’elenco sarebbe molto lungo (da Anton Cechov a Bertold Brecht, da Marguerite Yourcenar a Vladimir Nabokov). Qui ci limitiamo a citare soltanto alcune delle più clamorose mancanze. Come quella di Ezra Pound, bollato come “fascista” in seguito alle pressioni esercitate sulla commissione svedese dal governo Usa. Trascurato anche Moravia perché considerato dalla giuria “scrittore pornografico”, ma escluso soprattutto perché emissari della Cia lo avevano definito filocomunista, influendo così sulla decisione degli accademici. Clamorosa anche l’esclusione del romanziere e autore teatrale August Strindberg, molto amato, all’inizio del Novecento, dai lettori svedesi, ma ritenuto “eccessivamente progressista” dai giudici del Nobel, che gli preferirono poi la conterranea Selma Lagerlof.
E poi il no - apparentemente inspiegabile - a Lev Tolstoj, descritto dallo stesso comitato di giuria come “un maestro nell’arte della descrizione epica”, ma considerato al contempo un nemico dello Stato e della Chiesa. James Joyce era invece definito “improponibile” negli anni Trenta, e per questo escluso dal premio. Bollato come “sconveniente”, infine, Jorge Luis Borges perché si era espresso favorevolmente nei confronti del dittatore cileno Augusto Pinochet.
LEGGI ANCHE: Le Clézio? Un bue che trascina l’aratro, parola di traduttrice - Le Clézio e il gioco della torre all’Accademia di Svezia
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- Lunedì 16 Febbraio 2009

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Commenti
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Il 17 Febbraio 2009 alle 10:31 nhico ha scritto:
In compenso abbiamo Dario Fo.
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