E così nacque la libreria popolare

Nel XIX secolo, un domestico al servizio di una casa signorile guadagnava circa dieci sterline l’anno. Se quell’inserviente avesse voluto comprare un libro, avrebbe dovuto sborsare una sterlina e mezzo. Inevitabile, dunque, che le scelte del maggiordomo si orientassero verso altro. Ma il povero domestico non era solo. Come ha spiegato lo storico inglese Donald Sassoon: “considerati i costi, anche gli aristocratici si comportavano di conseguenza, mandando spesso le proprie intendenze a chiedere in prestito libri”.
La caccia libraria a buon mercato nasce da qui, “ma anche dalle numerose traformazioni quotidiane: con l’industralizzazione del tessile aumenta la possibilità di reperire stracci, utili alla produzione del libro”. Inevitabile, poi, che ci siano altre condizioni: “in una carrozza, in pieno Ottocento, era impossibile fare qualsiasi cosa, persino leggere, nonostante Flaubert con la sua Madame Bovary volesse farci credere altro”. Sembra strano dunque, ma le cose cambiano anche col treno, “dove si può leggere con maggiore comodità”. Certo: “questo, è solo un esempio, piuttosto semplice e singolare, ma comunque utile a capire come il processo tecnologico e scientifico si leghi spesso a quello culturale”. Così Sassoon, autore per i tipi di Rizzoli di una magistrale Storia della cultura degli europei del 1800 a oggi, spiega l’avvio della cosiddetta “libreria popolare”. L’occasione è il sessantesimo anniversario della Biblioteca Universale Rizzoli, oggi diretta da Ottavio Di Brizzi e meglio nota con l’acronimo Bur, che ha deciso di festeggiare la ricorrenza con una serie di iniziative editoriali a partire da “Bur 60″, una minicollana che ripresenta alcuni dei calssici del marchio Rizzoli accompagnati da alcune prefazioni d’autore: da “La libertà” di Mill presentata da Corrado Augias al “Dizionario dei luoghi comuni” di Flaubert introdotto da un breve saggio di Michele Serra.
Un compleanno utile anche a gurdarsi dietro le spalle: come ha ricordato Ernesto Ferrero, mutuando le parole di Cicerone, “ignorare ciò che è avvenuto prima della propria nascita significa restare sempre un bambino”. Un motivo in più per valorizzare i vecchi “grigini” della casa editrice fondata da Angelo Rizzoli.

Commenti

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Il 29 Gennaio 2010 alle 10:02 Classico, a chi? Come definire un capolavoro immortale - Libri - Panorama.it ha scritto:

[...] questione non è di poco conto. L’ almanacco Bur 2010 – che con il primo numero festeggia i sessant’anni della Biblioteca Universale Rizzoli – ha provato ad affrontarla con risultati inediti e [...]

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