Un dizionario di letteratura ad uso degli snob

Umberto Eco
In fatto di libri sarebbe un errore snobbare gli snob. Potrebbero aprirvi inesplorati orizzonti. Amate Jack Kerouac? Lo snob vi dirà che è nulla in confronto al poeta beat John Giorno: “Ma come, non lo conoscete?” vi domanderà, constatando con grande soddisfazione la vostra ignoranza. Adorate André Malraux? “Dovreste leggere piuttosto le opere della sua ultima amante: Louise de Vilmorin” vi incalzerà lui, sprezzante.
Una conversazione del genere potrebbe forse irritarvi. Ma potrebbe anche servire a rileggere la storia della letteratura da un punto di vista inedito. È quanto fa la casa editrice Excelsior 1881 mandando in libreria il Dizionario di letteratura ad uso degli snob, di Fabrice Gaignault.
Dimenticate le centinaia (e mai univoche) definizioni di “snob”. Dimenticate Thackeray e il suo Libro degli snob, volumetto che sdoganò la definizione popolare di sine nobilitate (senza nobiltà). Nel dizionario di Gaignault lo snobismo letterario non è un mero sfoggio di erudizione e originalità. È bensì una forma di ansia conoscitiva. Una specie di gustosa nevrosi che somiglia al fanatismo di certi appassionati di musica: quelli che non sopportano che qualcuno ne sappia più di loro sulla loro rock band preferita e sugli illustri sconosciuti di nicchia.
Qualche esempio? Nel dizionario spunta il sempre taciuto Patrick Branwell Bronte, fratello  delle ben più note Charlotte, Emily e Anne. Grande peso è dato all’americano Frederic Prokosch: se il nome non vi dice nulla sappiate che era idolatrato da André Gide, Thomas Mann e Marguerite Yourcenar. Non mancano gli italiani. Non Pirandello, Calvino e Gadda. Bensì Alberto Arbasino (”In grado di citare nella stessa frase e in maniera del tutto convincente Rita Hayworth e Lev Trockij”); Ennio Flaiano (”un marziano a Roma”); Umberto Eco, Edoardo Sanguineti e Giorgio Manganelli.
Certo l’elenco è discutibile. Colossi della letteratura compaiono inspiegabilmente al fianco di figure del tutto marginali. Ma forse l’obiettivo di Gaignault era proprio quello di suscitare una discussione, ponendo come unico discrimine estetico il proprio personalissimo gusto letterario. In ossequio così alla convinzione dell’editore Patrick Muriés, per il quale “avere dei presunti gusti snob in letteratura significa semplicemente restare fedeli alle proprie inclinazioni”.

Chi non fosse sazio di tanto snobismo, dopo la consultazione del dizionario, può continuare la lettura con un altro volume appena uscito, sempre per i tipi di Excelsior 1881: s’intitola Snobissimo, divertente pamphlet stampato per la prima volta in Francia nel 1964 e formidabile nel descrivere i tic sociali che hanno condotto allo snobismo di massa dei nostri giorni. L’autore è Pierre Daninos, scrittore e intellettuale scomparso nel 2005. Un autore prolifico e sicuramente molto snob, visto che - come diceva il vulcano di aforismi Russel Lynes - “Non c’è maggior snob di chi pensi di poter definire lo snob”.

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