Oskar Panizza: il Benigni ante litteram che sbeffeggiava il Vaticano

Papa Ratzinger
Di Michele Lauro
“Pittore eretico di santi”: così il filosofo Walter Benjamin definì Oskar Panizza (1853-1921), eccentrico outsider della letteratura tedesca di fine Ottocento. Di famiglia ugonotta, gli eretici francesi sostenitori della riforma luterana e poi calvinista, Panizza si laureò nel 1880 in medicina e lavorò per un paio d’anni come psichiatra in un istituto, prima di dedicarsi alla letteratura. Per un tragico contrappasso, finì internato in diversi ospedali psichiatrici di Monaco, dopo essere stato incarcerato con l’accusa di “oltraggio alla religione” e aver dovuto emigrare in Svizzera e in Francia. Bibliofilo, provvisto di una cultura enciclopedica in svariati ambiti del sapere, Panizza fu un letterato scomodo che sviscerò con l’arma della satira alcuni dei temi più scabrosi del suo tempo: la devianza psichica, il rapporto fra arte e follia, la portata rivoluzionaria del protestantesimo e soprattutto la deriva temporale del clero in un’epoca in cui i valori tradizionali erano intaccati dal crescente entusiasmo per la scienza. Uno dei suoi più feroci pamphlet anticlericali fu nel 1893 L’Immacolata Concezione dei Papi, di cui Spirali pubblica ora un’edizione italiana con testo a fronte, a cura di Giovanni Chiarini. L’opera prende le mosse da un espediente classico: l’autore presenta il testo come la traduzione di un trattato a cura di un certo Martinus, frate benedettino spagnolo. L’escamotage gli servirà per evitare la condanna dalla giustizia bavarese, non certo la confisca dello scritto da parte del tribunale del Reich né la distruzione di tutte le copie sul mercato.
Il dogma dell’Immacolata Concezione della Vergine, proclamato circa quarant’anni prima (1854) da Papa Pio IX, fu il primo dogma non derivante dalle Sacre Scritture. Considerato che solo Dio può decidere i dogmi, e considerata l’Infallibilità del Pontefice, il quale d’altro canto è pervaso dallo Spirito Santo, Panizza-Martinus si propone di dimostrare che anche i Papi, come la Vergine, sono nati da un concepimento “senza peccato”. Con un linguaggio composito che mischia dotte dissertazioni teologiche ed espressioni popolari e farsesche, citazioni bibliche e improvvise trovate goliardiche alla stregua di un Benigni ante litteram, i teoremi della Scolastica e l’immaginario fantastico post medievale, Panizza mette a nudo le contraddizioni della chiesa cattolica. “Il 12 febbraio 1633 il Pontefice ordinò alla Terra di fermarsi; un’esternazione inaudita alla quale il Santo Padre fu indotto dalle folli affermazioni e dalla ostinazione di un maestro di scuola, Galilei. (…) Tra anni durò la sosta, tre anni durante i quali il detto insegnante di scuola restò in prigione”: il dogmatismo ma anche la repressione sessuale, la corruzione dell’apparato, l’intransigenza bigotta sono posti in ridicolo in un paradossale affresco che muove dal pensiero riformatore fino a sconfinare nella blasfemia e nell’ateismo. In un paese come il nostro dove il dibattito su “Stato ecclesiastico” e “Stato laico” riempie le pagine dei giornali, le provocazioni di Oskar Panizza (una su tutte: “Cristo è fuori moda”) appaiono di irriverente attualità. Tanto che di fronte al magistero bioetico rivendicato dal Vaticano risuonano ancora limpide le parole di Martin Lutero: “Solo il battesimo e la fede creano il popolo sacerdotale e cristiano”. Nessuno cioè è più sacerdote di un altro di fronte a Dio. Non c’è fede senza libertà.

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