Storie di ordinaria bestialità

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Di Pier Mario Fasanotti
In Esopo, Fedro, La Fontaine le bestie parlano e dettano regole, alcune petulanti. Nei racconti di Barbolini gli animali sono animali e basta: è lui che li scruta, li ricorda, e sovente in essi scorge non tanto spinte moraleggianti, quanto emblematica quotidianità. Con il rimando alle banali empietà umane. C’è l’agnellino della sua infanzia che bela con tenerezza, con quell’aria da minchione, finché mani robuste di uomo cinico e pratico, “l’opposto dell’autore, dolcificato dallo studio del latino e greco” lo sacrificano al desco pasquale. C’è la gallina Coccodè, ovviamente scema, però con fiero piglio da gallo quando difende i pulcini, ma la sua fine non sarà risparmiata dall’innata teatralità di madre. Il confine con gli umani è poco più in là. A Brescia, per esempio, ove una donna denuncia un clandestino con la “faccia da barabba”, uno di quelli che “sgraffignano”. Come dice, signor commissario? Un americano? “Fa istess”. Il nome? Ah, Lawrence Ferlinghetti. Poeta, anni 86. Comunque che vergogna, l’hanno messo sul giornale.

“Più bestie si vedono”, di Roberto Barbolini (ed. Aragno - 212 pagine, 17 euro)

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Il 2 Novembre 2009 alle 14:16 Le vite immaginarie di Antonio Delfini - Libri - Panorama.it ha scritto:

[...] “Più bestie si vedono”; “Sade in drogheria” [...]

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