
Al suo esordio in pochi mesi è già diventato un autore cult, di cui lettori avidi sperano e aspettano una seconda pubblicazione. È nato a Martina Franca (Ta), ma se nella quarta di copertina del suo primo libro fossero indicati natali a Filadelfia, come un certo Michael Connelly, o a Glen Ellyn, come un tal Jeffery Deaver, nessuno si stupirebbe. Il suo nome è Donato Carrisi, è italianissimo ma il thriller con cui debutta nell’editoria ha il sapore dei migliori gialli americani.
Il suggeritore, edito da Longanesi, ha un ritmo intenso che in 468 pagine non cala mai, senza ridursi a un poliziesco tutto suspense e poco spessore. Sapientemente scritto, tanto da lasciare continuamente aperta la porta a una nuova curiosità da soddisfare voracemente con la lettura, inscena il macabro rituale di un serial killer di bambine, sulle cui tracce c’è la squadra guidata dal criminologo Goran Gavila. Capace di andar oltre gli schemi nascosti del crimine, il primo a sapere che un assassino pur nella sua brutalità non è un mostro ma un essere umano, il criminologo ha accanto l’investigatrice Mila Vasquez, chiamata come supporto alle indagini e specializzata nella ricerca di persone scomparse. Insieme i due pian piano svelano gli inganni piazzati con inquietante accuratezza apposta per loro, ma appena riescono a dar nome a un male ecco che ne scoprono un altro ancor più grande, in una catena di delitti in cui quasi niente è come pare.
Realizzando una trama ricca e ben ordita, intessuta di conoscenze mediche e investigative, per Il suggeritore Carrisi si è avvalso dei suoi studi universitari, essendo laureato in Giurisprudenza con tesi su Luigi Chiatti, il “mostro di Foligno”, e specializzazione in criminologia e scienza del comportamento, e ha attinto alle ricerche dell’FBI, fautrice della più preziosa banca dati in materia di serial killer e crimini violenti. Lo scrittore trentaseienne di origini pugliesi, ma residente a Roma, dal ‘99 è sceneggiatore per cinema e tv: tra i suoi script ci sono Nassiriya - Prima della fine per Canale 5 ed Era mio fratello per Rai 1.
Panorama.it ha incontrato Donato Carrisi.
Carrisi, Il suggeritore sembra sia stato un successo annunciato: ancor prima che il libro uscisse in Italia, ne ha venduto i diritti all’estero. Ci racconta come è andata?
Ho sempre fatto lo sceneggiatore e non conoscevo l’ambiente dell’editoria, però ho mollato tutto per un anno per scrivere questo libro perché avevo un’idea che premeva, con panico del mio agente che intanto mi vedeva rifiutare lavori. L’ho presentato a Luigi Bernabò, lo stesso agente editoriale di Ken Follet e Dan Brown, che lo ha preso subito. Quindi è partita l’asta in Italia, vinta da Longanesi. Subito dopo in Spagna ne ha acquisito i diritti Planeta, la stessa casa editrice che pubblica Carlos Ruiz Zafón. Tra qualche giorno uscirà in Olanda, e già è stato comprato in Germania, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Grecia, Russia, Brasile, ora è in via di definizione negli Stati Uniti. La mia storia è un po’ una fiaba, sono un po’ una Cenerentola. Ma il primo libro è anche questione di fortuna: se uno scrittore è valido si vede dal secondo romanzo.
E allora chiediamo subito quello che molti lettori vogliono sapere: ci sarà un secondo libro o ancor meglio un sequel?
C’è già qualcosa in mente, ma dire che sarà un sequel è prematuro. Un sequel potrà nascere, ma magari sarà il decimo libro che realizzerò. Le idee comunque ci sono, quelle non mi mancano, anche come sceneggiatore.
Al proposito, l’essere sceneggiatore può forse averla aiutata in questo boom?
Non credo abbia influito. Mi ha aiutato sì a scrivere, visto che avevo già una scrittura cinematografica che molti mi hanno detto di aver scorto ne Il suggeritore. Ma tutti si sono innamorati della storia, originariamente nata come trattamento cinematografico: contavo di farci un film, ma poi è maturata la voglia di trarne un romanzo.
Nel libro ci sono tanti particolari che richiedono studio e conoscenze, dai dettagliati referti delle autopsie alle innovative tecniche investigative: per tutta questa documentazione è bastato un anno?
No, la ricerca inizia molto prima, ho accumulato materiali per anni. Un anno di lavoro è stato solo per scrivere e per realizzare la struttura della storia. Tra l’altro io ho conoscenze di criminologia per gli studi effettuati, ma certe storie le devi rubare, devi essere documentato su tutto: il lettore del thriller non ti perdona niente. Finite le ricerche mi sono dedicato alla struttura, che è come dare una chiave di violino a una composizione musicale e che ho studiato finemente anche nella composizione delle pagine, su come dovesse finire un capitolo e aprirsene un altro.
Il titolo in realtà dà subito la chiave di soluzione del thriller, ma per assurdo se ne prende consapevolezza solo nel finale…
Il suggeritore non è il titolo che originariamente avevo messo io, che era Lobos (in spagnolo Lupi, ndr). In effetti, un po’ come nel film Il sesto senso, le risposte sono lì, già nella prima pagina, in questo uomo in carcere… Ma poi te lo faccio dimenticare, pur non barando. Metto tutto lì, ma tramite le tecniche narrative adottate nessuno arriva alla soluzione se non alle ultime pagine.
Il romanzo non ha un’ambientazione precisa, non è nominata alcuna città o stato, ma i protagonisti hanno nomi che si vedrebbero bene addosso ad americani. Nella sua volontà c’era già l’intento di dare un alone di internazionalità?
Il melting pot funziona molto, e poi era difficile come autore italiano ambientare la storia negli Stati Uniti, come pure non era molto vedibile in Italia. Si ambientava male in un luogo, così ho preferito omettere.
Anche le tecniche investigative sembrano più americane che italiane, quasi alla Criminal Minds.
Sì, me lo dicono in molti anche se io Criminal Minds non l’ho mai visto. Si tratta comunque di tecniche ormai acquisite anche in Europa.
Ne Il suggeritore c’è un’escalation dell’orrore, eppure il libro non rimane mai splatter né terribilmente crudo. Condivide?
Sì, ho bandito la violenza da quelle pagine, ho preferito raccontare il male alla base. Mi interessava suscitare paure: anche per questo ho scelto delle bambine come vittime, perché mi riferisco al bambino che è in ognuno di noi, ai nostri retaggi.
Un concetto che ripete spesso è che il mostro non è un mostro e tutti hanno lati oscuri.
Noi abbiamo un filtro nell’esame dei fatti criminali che ci proviene dai mass media. L’opinione pubblica vuole essere consolata, vuole pensare che certi individui sono un’eccezione. A tutti noi piacerebbe immaginare che il criminale sia un mostro, quindi diverso da noi. Ma il male ha sembianze umane.
Aveva qualche esempio letterario in mente mentre scriveva il libro?
Credo ci sia una formazione indispensabile per ogni scrittore, nelle letture fatte. Io devo molto a Giorgio Faletti, che mi ha dato il coraggio di scrivere un thriller sdoganando il genere in Italia. Per me è un maestro, come lo sono Michael Connelly, Jeffery Deaver e, più che altro per la struttura che adotta che crea coinvolgimento e voglia di leggere Il codice da Vinci tutto d’un fiato, Dan Brown. Poi io sono comunque onnivoro, leggo di tutto, anche le storie d’amore. Non mi piacciono però gli happy end né la distinzione tra buoni e cattivi.

La copertina del thriller Il suggeritore di Donato Carrisi
- Venerdì 17 Aprile 2009

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Il 20 Luglio 2009 alle 14:54 Un “suggeritore” al Premio Bancarella » Panorama.it - Libri ha scritto:
[...] Qui, l’autore - che è anche criminologo - ci parla della genesi del suo thriller, dei motivi del boom, di un possibile sequel e dei suoi modelli letterari. [...]
Il 20 Luglio 2009 alle 15:04 Un “suggeritore” al Premio Bancarella - GREG NOTIZIE ha scritto:
[...] Qui, l’autore - che è anche criminologo - ci parla della genesi del suo thriller, dei motivi del boom, di un possibile sequel e dei suoi modelli letterari. [...]
Il 19 Gennaio 2012 alle 01:19 Omicidi seriali tra Scozia e Italia | Libri Libri ha scritto:
[...] che questo genere è sempre più presente in prestigiosi premi letterari. Per fare qualche esempio, Donato Carrisi, con Il suggeritore (Longanesi), si è aggiudicato il premio Bancarella nel 2009; Massimo Lugli, [...]
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