
Di Michele Lauro
Sono passati quarant’anni da quell’estate di pace, amore e musica che culminò nel megaraduno di Woodstock. Uno spaventoso agglomerato umano strisciò come un serpente dalle spire impazzite nel cuore dell’America, un’America disorientata, stanca di quella guerra che nel Vietnam era causa di tanto dolore e tanta vergogna. Sotto l’ala protettiva della musica e forse di qualcos’altro, per un breve istante, davvero “i bombardieri divennero farfalle”, le utopie possibilità, i sogni visioni. Ma Woodstock fu solo la punta dell’iceberg di una stagione di raduni musicali da un capo all’altro dell’Atlantico. Milioni di persone in movimento, un ondeggiare di trecce e capelli, palchi affollati di leggende contemporanee e future, una massa di energia dalla portata atomica e dalla matrice pacifica. Il 1969, anno di grazia della musica e della cultura rock, viene celebrato da un libro a cura di Riccardo Bertoncelli, 1969. Storia di un favoloso anno rock, da Abbey Road a Woodstock (Giunti), in libreria dal 15 aprile. Una chicca per gli appassionati ma anche un documento di storia, come si capisce anche solo scorrendo la ricca cronologia illustrata che apre il volume. Se il rock fu portavoce di una mutazione sociale e culturale, con storie, dischi, concerti, festival che a distanza di tanto tempo permangono vivi nell’immaginario collettivo, in realtà non tutto andò per il verso giusto in quell’annata. All’estate di Woodstock fece da contraltare l’autunno cupo del Festival di Altamont, all’esplosione di talenti come Crosby Stills Nash & Young, Led Zeppelin, Pink Floyd, King Crimson, Jethro Tull, Santana, si contrappose la prematura scomparsa del Rolling Stone Brian Jones, che avrebbe anticipato di qualche mese le tragiche sorti di altri “maledetti” come Jimi Hendrix e Janis Joplin. Il “grande passo dell’umanità”: lo sbarco sulla Luna era stato preceduto dalla strage di Bel Air, con il feroce assassinio della moglie incinta del regista Roman Polanski da parte di Charles Manson e della sua setta. Gli stessi Beatles, cui nel libro sono dedicate tre ampie sezioni, erano al capolinea della loro avventura. È stupefacente però osservare come le spinte centrifughe all’interno del gruppo, i rancori ormai insanabili, le divergenze di vita e pensiero non abbiano impedito agli Scarafaggi di congedarsi con sessions memorabili come quelle che si svolsero nel 1969 agli studi di Twickenham e di Abbey Road. Fruttarono due album (Abbey Road e Let It Be, usciti nel ‘70), un film (Let It Be), innumerevoli bootleg, l’ultima leggendaria apparizione pubblica sul tetto della Apple. E lasciarono tanta nostalgia. Pochi giorni fa, il 6 aprile a New York, l’estemporanea reunion di Paul McCartney e Ringo Starr durante un concerto di beneficenza per la Fondazione di David Lynch ha strappato ai presenti più di una lacrimuccia, sulle note di With a Little Help From My Friends. Intanto, sempre in quel 1969, John Lennon gettava i semi della sua carriera solistica (il secondo album con Yoko, i primi taglienti 45 giri, un live) e scandalizzava i benpensanti portandoli a spiare nella sua camera da letto di fresco sposo, durante la celebre campagna pacifista “Bed In”. Tanta carne al fuoco, insomma, fuoco che infiammò un’epoca intensa e irripetibile i cui germi attecchiscono ancora. Nei solchi di quei dischi “che hanno cambiato il rock” sono le radici di ciò che ascoltiamo oggi.
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- Venerdì 24 Aprile 2009

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