
L’horror e il gotico italiano sembrano “emergere dalle tenebre” dopo anni passati come cugini minori, come parenti poveri, di altri generi. Snobbati dalla critica, ma non dai lettori, ora vengono legittimati anche dalle case editrici più prestigiose o da quelle più grandi. E poi c’è Gargoyle. l’editore romano indipendente che fin dall’inizio, con tenacia e coraggio, ha puntato tutto su questi generi. Ora che i vampiri impazzano, tutti fanno la corsa ad accaparrarsi questo o quel libro in arrivo da oltreoceano o da oltremanica, eppure, pensandoci bene, il gotico nasce sì dal romanticismo decadente del nord Europa, ma con un’ambientazione tutta italiana con Walpole e Il castello di Otranto. L’autore scrisse nella prefazione che il libro “fu un tentativo di miscelare le due anime della narrativa, l’antico e il moderno. In principio era tutto immaginazione e improbabilità: in seguito, la natura è sempre stata copiata con successo… “.
Allo stesso modo Claudio Vergnani tenta di miscelare l’antico e il contemporaneo, incrociando quotidiano e soprannaturale. Il suo romanzo dal titolo Il 18° Vampiro (Gargoyle, p.p. 544, 14 euro) mette in scena il gotico, con tutti i crismi della narrazione odierna legata alla “probabilità” delle miserie umane, e lo ambienta nella pianura padana: luogo perturbante per eccellenza, con le sue nebbie, i casolari abbandonati, le cisterne arrugginite, i fossati putridi …
Il protagonista, schiacciato dalla vita, sbarca il lunario uccidendo vampiri. Non è un compito difficile - recita la quarta di copertina - ed è sempre meglio che lavorare [...] Un paio di colpi di mazzuolo ed è fatta. Forse non è il mestiere più bello del mondo, ma è facile e socialmente utile. Non occorre coraggio o particolare determinazione. Non serve essere animati dal sacro fuoco della giustizia. Serve solo un po’ di pratica e tanta disperazione.
Panorama.it ha incontrato l’autore.
Vampiri… a Modena?
Ho descritto ciò che ho sotto gli occhi e conosco. Non avrei potuto fare diversamente. Per come la vedevo io, la sfida non era azzeccare una location, ma scrivere un bel romanzo, semplicemente. In quest’ottica, come ci insegna Stephen King, meglio allora descrivere ciò che si conosce bene (di Salgari ce n’è uno solo), per cui sono andato avanti con Modena, che è la mia città, e in alcuni luoghi dell’Appennino, a Bologna, e a Venezia che conosco bene e che amo. Certamente c’era anche il piacere di vedere un po’ di anarchia vampiresca dove di solito trovano spazio solo i soliti triti simboli cittadini: zampone, Ferrari, tortellini, ecc… Perciò, come dicevo, il problema era tutto nel raccontare una storia nuova e interessante, per gli appassionati del genere e non. Il dubbio non era quindi dove ambientarla, ma se la storia sarebbe stata valida e piacevole.
Ne Il 18° vampiro uccidere non morti non è una professione eroica e i signori della notte non sono nobiluomini emaciati e galanti….
No, verrebbe anzi da dire che per certi versi ci troviamo di fronte alla classica lotta tra poveri. Una lotta tanto più atroce e impietosa perché sotterranea, priva di regole, dai risultati comunque tragici, chiunque sia a prevalere. Ammesso che qualcuno prevalga e ci sia qualcosa da vincere. I vampiri non vestono marsine o mantelli e i loro uccisori non brandiscono crocifissi. La loro è una professione oscura dove c’è spazio solo per l’amarezza, il disgusto, la frustrazione e la paura. È la lotta di uomini e donne disperati che fanno ciò che fanno non per convinzione, ma unicamente per necessità e per caso, che spesso si intrecciano. È una lotta senza onore che non risparmia né vincitori né vinti, e che entrambi mette di fronte allo specchio impietoso dell’inutilità dei loro atti. Non c’è gloria, non c’è speranza, non c’è scampo. Che poi alcuni dei personaggi siano anche depressi, demotivati e anche francamente limitati rende il tutto più difficile. Ma anche più divertente. I protagonisti scopriranno qualcosa di loro nell’evolversi degli eventi. Alcune rivelazioni saranno scoraggianti, altre saranno invece inaspettatamente consolatorie. Come in ogni vita, del resto.
Come è approdato all’horror?
Bè, per una considerazione un po’ meschina, devo ammettere. O forse solo infantile. Non facevo che leggere ovunque che il genere horror non era “roba” per scrittori italiani, e che non esistevano romanzi italiani puramente horror degni di essere pubblicati, e così ho pensato che forse si poteva provare a sfatare questo mito molto simile ad una condanna senza appello. Per come la vedo io, il genere è solo un fondale, una struttura portante, indispensabile ma limitata. È quello che riuscirai a inserirvi all’interno che farà la differenza. Sono partito dal presupposto di provare a scrivere un racconto originale e al contempo interessante (che nell’ambito letterario è di per sé l’obiettivo più ambizioso di tutti). Ho usato i “binari” horror per orientarmi da un lato e per sperimentare dall’altro. Lasciando libero spazio ad un’avventura nella quale un lettore non potesse che trovare continuamente (e spero con piacevole stupore) qualcosa di nuovo e non scontato in un contesto, quello della caccia ai vampiri, che nell’ambito della letteratura horror è un vero e proprio “classico”.
C’è spazio per questo genere in Italia?
Non lo so. Dico sul serio. Ma credo che l’esito di questo particolare romanzo ci darà una risposta. Magari parziale e non definitiva ma comunque attendibile.
Come si è trovato con Gargoyle?
Posso rispondere in due parole. Alla casa editrice Gargoyle sono a un tempo gentiluomini (e gentildonne) e solidi professionisti. Due caratteristiche che raramente, a mia esperienza, vanno d’accordo. Non mi chieda come perché non saprei rispondere, ma è un fatto che loro ci riescano. È più soprannaturale questo che trovare dei vampiri a Modena.
- Sabato 25 Aprile 2009

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Commenti
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Il 21 Settembre 2009 alle 13:04 » Io credo nei vampiri: note su Dracula cinquant’anni prima di Twilight » Panorama.it - Libri ha scritto:
[...] succhiasangue della tradizione, ironizzati da Claudio Vergnani nel suo romanzo d’esordio Il 18° vampiro (Gargoyle Book): “Ai bei tempi felici, credevo che i vampiri fossero Bela Lugosi e [...]
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