Berlin, la città del fumo: vita quotidiana (a fumetti) negli ultimi anni di Weimar

Berlin_striscia
Di Michele Lauro
La storia delle grandi città è fatta di ascesa e declino, splendore e decadenza, luci e ombre. Ci sono poi città segnate nel profondo dal passaggio impetuoso della Storia: come Berlino, autentica caput mundi del Novecento le cui sorti si agganciarono ai destini dell’umanità intera. Alla capitale tedesca il disegnatore e narratore statunitense Jason Lutes ha dedicato una monumentale fiction storica a fumetti, concepita come una trilogia di oltre 600 pagine, frutto di accuratissime ricerche. Coconino Press pubblica ora, in contemporanea con gli Stati Uniti, il secondo volume dell’opera. Il titolo è Berlin, la città del fumo. Per l’occasione ristampa anche il primo libro: Berlin, la città delle pietre, volume che era andato esaurito ormai da tempo. Dopo già una decade di lavoro, bisognerà aspettare ancora qualche anno per il capitolo finale di questo capolavoro, che dovrebbe intitolarsi Berlin, la città della luce.
L’epico affresco di Lutes è ambientato nell’ultima fase della Repubblica di Weimar. Il primo volume si chiude con il tragico primo maggio 1929, segnato dalla sanguinosa repressione di una manifestazione di lavoratori. Il secondo si spinge fino al settembre 1930, altra data simbolica che coincide con le elezioni del Reichstag: i nazionalsocialisti portano la loro rappresentanza in Parlamento da 12 a 107 deputati, ponendo di fatto le basi istituzionali per l’ascesa di Hitler al potere. La crisi economica del ‘29 si riverbera in Germania con esiti disastrosi: disoccupazione alle stelle, banche prosciugate, indigenza crescente. Aleggia un clima di angoscia e insicurezza, mentre lo scontro politico si inasprisce. Comunisti e nazionalsocialisti rivendicano il monopolio delle piazze ma, complice la crisi interna alla sinistra, è il nazionalismo coi suoi metodi spicci e brutali l’elemento di aggregazione ideologica delle masse. Raccoglie intorno a sé le destre conservatrici, la piccola borghesia e quell’ampia fetta di popolazione che guarda ormai con disprezzo alle istituzioni di Weimar e alla democrazia.
A cavallo degli anni Trenta però Berlino è, con Parigi, la capitale culturale d’Europa, la città dove le “cose” arrivano prima: le avanguardie artistiche, le libertà sessuali, la droga e la trasgressione, il jazz. Le tavole in bianco e nero di Berlin, dal tratto a china nitido e minimale, raccontano l’attimo fuggente di una città dalle possibilità infinite. La neve, la pioggia, il gelo degli inverni, la sua anima calda e vibrante. Come in un film di Robert Altman il cast è ricchissimo, tra protagonisti - l’aspirante artista Marthe, il reporter pacifista Kurt, l’orfana ebrea Silvia, la jazz band americana Cocoa Kids - e numerose comparse. Fotogrammi di rara essenzialità indagano nella psicologia dei personaggi, dando spazio ora ai loro sentimenti e paure, ora alle loro idee e pensieri, ora agli istinti primari. Come la violenza e il sesso, omo ed eterosessuale e perfino orgiastico, calato nel racconto con naturalezza e senza tentazioni voyeuristiche. I protagonisti del libro appartengono in gran parte a quelle minoranze che presto diventeranno il bersaglio delle camicie brune (l’ebrea, l’artista, il comunista, i negri, l’accattone), e il lettore già conosce il doloroso epilogo della Storia. Eppure, potere dei grandi narratori, partecipa con passione al fallimento della storia d’amore fra Kurt e Marthe. Invidia la gioventù berlinese che si tuffa nella tenebrosa ed eccitante vita notturna. Guarda con indulgenza sia l’intellettuale di sinistra, depresso e indeciso fra la militanza e l’astensione, sia il cittadino medio, impoverito e impaurito, tentato dai poteri forti che promettono di “riportare l’ordine”. Nel finale c’è spazio per una riflessione sul potere salvifico della parola - e per estensione della scrittura, dell’arte, del fumetto stesso - sulla sua promessa di risvegliare le coscienze, ricercare la verità. Ma le parole fuggono dalla macchina da scrivere, “le lettere scivolano via, una dopo l’altra”. E all’uomo di lettere non resta che nuotare controcorrente. Sarebbe stato mai possibile, per i berlinesi e i loro fratelli tedeschi, scrivere una storia diversa? È l’interrogativo su cui si chiude il secondo capitolo di questa sinfonia corale in forma di graphic novel.

Berlin_cover

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