“Altro che Google. Twitter è il simbolo del web”. La sfida di Andrew Keen

La mappa del web

Le patatine aromatizzate Dorito’s avevano bisogno di un nuovo sapore. Rinnovare il gusto alla ricerca di nuovi clienti. Ma questa volta gli esperti di Dorito’s non si sono affidati agli assaggiatori professionali: hanno chiesto ai loro clienti di scegliere tra cinque gusti con una votazione su internet. È un caso che negli ultimi mesi viene citato dai guru del web per mostrare come trasformare l’incontro tra le patatine e le papille gustative in un’ “esperienza significativa” per i consumatori. “Ma come si fa a dire che assaggiare patatine è un ‘esperienza significativa? Che cosa ci sta succedendo?” tuona Andrew Keen, ex ricercatore universitario e ora imprenditore del web, che ha navigato su internet tra blog e social network, siti di multinazionali e movimenti per i diritti civili. “Le istituzioni sociali ora sono indebolite” continua Keen “e ciò che le sta rimpiazzando è un individualismo radicale. Basta guardare twitter (un microblog che permette di inviare messaggini di 140 lettere, ndr): è un esempio perfetto di competizione per conquistare più followers (cioè persone che seguono gli aggiornamenti del microblog, ndr). E aggiunge “Quello che resta, insomma, è l’autopromozione di sé stessi”. Sono idee fuori dal coro, raccontate in Dilettanti.com, appena pubblicato in Italia per DeAgostini. Dove descrive il cambiamento dell’industria culturale tradizionale che si sta dissolvendo sotto la valanga dei contenuti gratutiti pubblicati dagli appassionati. Ma il mutamneto, per Keen, è soprattutto una minaccia. I video di YouTube divorano il dominio della televisione. Blog e social network inceppano le rotative della carta stampata. E un’ondata di commenti, opinioni e consigli liberamente accessibili sul web dissolve il ruolo degli esperti, visti come sacerdoti della conoscenza.

Ma quando inizia la grande trasformazione che sta cambiando (almeno sul web) il modo di stare insieme tra le persone? Keen critica senza peli sulla lingua la Silicon Valley californiana, cuore dell’industria hitech e culla di internet, che “non è un libero mercato, ma un insieme di attività economiche controllate da pochi”, aggiungendo un affondo contro l’icona del web: “Google non sta generando una nuova cultura, ma serve soltanto a diffondere più pubblicità e più controllo” chiarisce l’autore di Dilettanti.com. Poi cambia prospettiva, con un salto alla fine del Settecento, ricordando l’arrivo delle macchine nella produzione delle botteghe artigiane. Un avvento che porta con sé un’utopia, secondo Keen: “È l’idea che la tecnologia liberi l’uomo. Oggi, a quanto pare, è cambiato ben poco”. Che cosa ne pensate?

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