Bouncer, l’integrale: il post western in graphic novel

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Di Michele Lauro
Due arzilli veterani dell’arte del fumetto rinsaldano il loro connubio e creano Bouncer, il buttafuori del saloon Infierno, protagonista di un post western ispirato e cupo. Sono il disegnatore francese François Boucq, guru del fumetto franco-belga, e Alejandro Jodorowsky, ottantenne nocchiero della civiltà delle immagini, capace di spaziare fra disegno, cinema, teatro, filosofia, esoterismo e tarocchi con lo stesso spirito visionario e anticonformista. Bouncer, l’integrale (Magic Press) raccoglie in un corposo tomo le prime cinque avventure del monco pistolero-buttafuori, uscite prima in Francia poi in Italia tra il 2001 e il 2008.
La confezione patinata e la grafica di questo libro sono così raffinate ed eleganti che è uno shock cominciare a leggere la storia. Barro City, sorta su un precedente insediamento di nativi spazzato via dai pionieri, è l’ultima frontiera del vecchio Far West: i topoi del genere ci sono tutti (indiani e cow boy, saloon, sceriffi corrotti, boia, puttane che fumano il sigaro, cani randagi e coyote) ma calati in un contesto di abiezione estrema. Uomini donne e bambini, genitori e figli, sudisti e nordisti, pelli rosse e visi pallidi, boia e assassini uniti da un unico sentimento collettivo: la vendetta. Per il popolo, il senso di giustizia si traduce nell’acclamare le esecuzioni di piazza, e per i pochi eroi come il nativo Alce Bianco nel chiedere la morte per se stesso a una pistolera bianca, perché “il sacro dovere di una figlia è vendicare colui che le ha donato la vita”.
Superato lo scoglio dell’immoralità e della depravazione, Bouncer offre diverse, stimolanti chiavi di lettura. Pur restando nel canone dell’epopea western con continui e spettacolari colpi di scena, Jodorowsky distilla sapientemente temi a lui cari, ispirati alla visione sciamanica di Carlos Castaneda. Suggestioni lisergiche come l’iniziazione del giovane Seth secondo il rito del peyote, o il simbolico crotalo, serpente dal veleno mortale per i visi pallidi ma mistica fonte di sapienza per il capo indiano. Fino ai torbidi sogni generati dai fumi dell’oppio quando Bouncer si rifugia tra le braccia di Yin Li, la tenutaria della fumeria che si offre come la sua protettrice e concubina, e nel contempo declama haiku amorosi: “Sono il tempo che passa, il suo potere… è far dimenticare il passato”. Toccante è la rappresentazione del cordone ombelicale che unisce uomo e natura nella cultura dei nativi. Alle lunghe didascalie di Jodorowsky che affondano nel passato con taglienti flashback, si accompagnano i paesaggi mozzafiato di Boucq. La sua matita indugia fra i canyon del Wyoming sottolineando il contrasto metafisico tra la polverosa riarsa e demoniaca immobilità diurna e la raggelante atmosfera lunare, squarciata dall’ululato dei coyote: il loro festoso abbraccio offre ad Alce Bianco il rifugio nel calore di Madre Terra. Sangue polvere arenaria e incarnati bruciati dal sole d’un tratto mutano segno, al sopraggiungere delle ombre cineree gettate dalle rupi all’imbrunire. È lo scorrere immutabile del tempo nella natura selvaggia, unica redenzione di un Far West inselvatichito.
Pagine da bouncer_163

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