Archivio di Giugno, 2009

Un ragazzo perde la casa. Finisce per strada e poi in un dormitorio. Per vincere la disperazione si attacca a un diario. Un diario di carta che poi diventa un blog, grazie alla connessione del dormitorio di Alessandria. Un giorno prende una bicicletta e parte. Viaggia per quattro anni “percorrendo circa venticinquemila chilometri, pedalando a tratti felicemente ed altre da idiota”. Durante il viaggio continua a raccontare (prima su alkoliker.splinder.com e poi su analkoliker.splinder.com). Racconta sé stesso e quello che vede intorno.
Otto mesi fa ha smesso di pedalare. Ha organizzato quelle pagine e quei post in un volume. Ha trovato un editrore (Fuori Binario Libri). E ora il libro c’è. S’intitola Via della casa comunale n 1.
L’autore si chiama Stefano Bruccoleri. Eccolo mentre parla della sua esperienza e del libro in questo video postato ieri su youtube.
altre info su
www.senzafissadimoradisuccesso.com
Goethe e Schiller sono diventati blogger. Ne dà notizia oggi La stampa. “Giesbert Damaschke, un germanista e giornalista tedesco esperto di informatica ha aperto un blog sullo scambio epistolare che unì i due poeti e drammaturghi a cavallo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento (www.briefwechsel-schiller-goethe.de). Un blog «in tempo reale», come lo definisce Damaschke: ogni lettera viene messa online esattamente con 215 anni di ritardo. Per intenderci: la prima missiva, inviata da Schiller il 13 giugno 1794, è comparsa il 13 giugno. Ieri è arrivata la risposta di Goethe, datata 24 giugno 1794. La prossima lettera sarà online il 25 luglio. Un mese di distanza tra un post e l’altro: inevitabilmente i tempi non sono quelli ultrarapidi di Internet, ma poco importa (…)“.
Una ola per Tiziano Scarpa. Navigando è difficile imbattersi in una stroncatura di Stabat Mater. Anche in pagine scritte molto prima che il romanzo, uscito alla fine del 2008, diventasse il più votato nella cinquina del premio Strega.
Mentre in Italia si sprecano i dibattiti e le “menate” sul romanzo storico, commenta Teo Lurini su Pulp Libri, “Tiziano Scarpa spiazza tutti, abbandona le posizioni precostituite e fa quello che deve fare uno scrittore vero: inventa (…)”.
Inventa, in particolare, il personaggio di Cecilia. Che di giorno suona il violino nell’orchestra dell’orfanotrofio, invisibile dietro le grate metalliche della chiesa. E di notte scrive lettere alla madre che non ha mai conosciuto. Poi arriva un nuovo insegnante di violino e maestro compositore. Il suo nome è Antonio Vivaldi. E il romanzo prende il volo.
Entra nel merito Giulia Mozzato su Wuz: “Non voglio paragonare Scarpa ad altri, non mi sembra utile. Voglio sottolineare come la sua scrittura abbia perso per strada quel tanto di ridondante, quel piacere fine a se stesso della parola per diventare lucida, pulita, essenziale, perfetta. Ha proseguito la strada promessa in Groppi d’amore nella scuraglia e, a mio parere, è arrivato alla meta del lungo tragitto verso la concreta identità d’autore“.
Di parere esattamente contrario è Il Giornale. “Tiziano, Tiziano… Chi te l’ha fatto fare? Chi ti ha spinto a passare dall’euforia alla depressione? (…) non avevamo ancora smesso di ridere per l’umanità macaronica dei Groppi d’amore nella scuraglia quand’ecco, all’improvviso, giungere l’imprevedibile sbarellamento (…) Ora tutto è perduto. Addio, pagine sorridenti e divertenti, addio leggerezza settecentesca”.
Qualche stoccata c’è, d’accordo (cauti, inoltre, i commenti dei lettori su Ibs). Ma le stroncature bisogna andarle a cercare col lanternino. Il coro di approvazione è quasi unanime. Già alla sua uscita, alla fine del 2008, il romanzo era salutato da Ermanno Paccagnini, sul Corriere della Sera, come una “felice sorpresa” (qui la lunga recensione). Gli altri pareri su blog e pagine culturali sembrano oggi convergere (anche se non sempre culminare) nella parola capolavoro. “Unica nota stonata” scrive Liberazione “la copertina troppo laccata e ‘didascalica’ che pare condensare in una sola immagine le note ossessive del libro: l’acqua, la musica, il corpo”.
Copertina a parte, vedremo che cosa decideranno per Stabat Mater i giurati del premio Strega alla votazione finale il 2 luglio. Nel frattempo, i lettori di Panorama.it gli hanno già dato la vittoria (qui il sondaggio). Il romanzo si è anche aggiudicato Lo Strega degli studenti, risultando il libro più votato dai ragazzi delle scuole superiori romane (qui le videointerviste a cura di Silvia Luperini). È stato premiato dai lettori della Società Dante Alighieri. E ha vinto il premio Mondello 2009.
Da qui al 2 luglio, per farsi un’idea più precisa di Tiziano Scarpa e del suo Stabat Mater, segnaliamo l’approfondimento sul sito di Einaudi; la pagina di Wikipedia; e questo video in cui l’autore legge una parte del suo lavoro:

La crisi dei giornali corre più in fretta dell’immaginazione. In questo caso, l’immaginazione è quella di Michael Connelly che ha ambientato il suo ultimo romanzo, The Scarecrow (Lo spaventapasseri), proprio nel mondo dell’editoria. E che, mentre scriveva il libro, si è ritrovato a fare i conti con i fallimenti di alcuni giornali. Tanto da vedrsi costretto a più di un ripensamento nella trama.
The Scarecrow racconta la storia di un reporter del Los Angeles Times, Jack McEvoy, che si vede recapitare la notizia più brutta della sua carriera: presto sarà licenziato. Dovrà cedere il suo posto ad Angela Cook, molto più giovane e molto meno costosa di lui. L’attempato cronista avrà soltanto due settimane per passare le consegne alla nuova redattrice del quotidiano californiano.
Peccato che nel frattempo, nella retaltà, quel quotidiano californiano rischiasse di chiudere i battentti da un giorno all’altro, visto che la Tribune Co., l’impresa proprietaria, aveva dichiarato bancarotta. Facile immaginare lo stato d’animo di Connelly e del suo editore, i quali non potevano prevedere se all’uscita del romanzo nelle librerie il Los Angeles Times sarebbe esistito ancora.
Non solo. Nella versione originale di The Scarecrow, McEvoy aveva ricevuto un’offerta di lavoro dal Rocky Mountain News. Ma lo scorso febbraio il quotidiano del Colorado chiudeva definitivamente, stritolato dalla crisi economica (qui lo straziante video d’addio dei giornalisti). All’autore dunque non restò che tagliare dalla trama un bel po’ di pagine e togliere ogni riferimento al giornale fantasma.
Dopo lo slalom della trama tra i cadaveri dei giornali, il thriller di Michael Connelly, lo scorso maggio, è finalmente arrivato nelle librerie americane. Presto arriverà sicuramente in Italia, magari edito da Piemme, visto che la casa editrice fino ad ora non si è lasciata sfuggire un titolo dell’autore. Ai lettori italiani anticipiamo che la storia ruota tutta attorno al tentativo di McEvoy di chiudere la carriera con un ultimo grande scoop. Speriamo ci riesca. In questi tempi incerti, sarebbe una piccola vittoria del giornalismo. Almeno nella fiction.
New Italian Epic è un nome di comodo, e come tutti i nomi di comodo si riferisce a un fenomeno dai confini poco netti. Indica una serie di libri pubblicati in Italia negli ultimi quindici anni.
Nel calderone finiscono opere molto diverse fra loro. Ci sono romanzi storici. Ci sono romanzi che possono far pensare al giallo o al noir. Altre opere si collocano invece in una via mediana tra la narrativa e il saggio. Ma tutte queste opere hanno alcuni tratti in comune, descritti in un saggio apparso in Rete nei primi mesi del 2008 a firma di Wu Ming 1 proprio con il titolo di New Italian Epic.
Da allora, i download del saggio sono stati decine di migliaia. All’inizio dello scorso anno, il testo è arrivato anche in libreria in una versione ampliata: New Italian Epic, Letteratura, sguardi obliqui, ritorno al futuro (pagg. 208, 14,50 euro, Einaudi Stile Libero). Nel frattempo, è fiorito un vivace dibattito su molti lit-Blog, come Nazione Indiana, Il Primo Amore, Lipperatura, solo per citarne alcuni.
Ora sembra arrivato il momento di tirare le somme di tutte quelle riflessioni. Il tentativo è in un articolo apparso su Carmilla on line il 16 giugno scorso e incluso nel primo numero – appena arrivato in libreria - della rivista Letteraria, di Editori Riuniti.
L’articolo fa il punto in modo molto sintetico su che cosa si inteneda per NEI. Affronta la questione della ricerca dei capostipiti (Inschiallah di Oriana Fallaci? Petrolio di Pier Paolo Pasolini?). Dà conto degli UNO, i cosiddetti oggetti narrativi non-identificati. E guarda alla letteratura prodotta dal 93 al 2008 anche in rapporto al cinema, riflettendo ad esempio su film come Gomorra di Matteo Garrone, Il Divo di Paolo Sorrentino, Valzer con Bashir di Air Folman.
L’articolo interesserà sicuramente chi negli ultimi due anni ha seguito passo passo il dibattito. Ma sarà utile anche a chi di New Italian Epic non ha mai sentito parlare: sarà un’occasione per capire in che direzione va una parte significativa della letteratura italiana.
Per i neofiti, segnaliamo anche i materiali in download in fondo al testo di Carmilla on line e la ricca voce di Wikipedia. Riproponiamo inoltre un’intervista realizzata da Panorama.it nel gennaio 2009 a Wu Ming 1 e Wu Ming 2 proprio sul New Italian Epic. E le interviste a Valerio Evangelisti (autore di Tortuga, Mondadori), Giuseppe Catozzella (autore di Espianti, ed.. Transeuropa) e D’Andrea G.L (autore di Wunderkind - Una lucida moneta d’argento, Mondadori) nelle quali si è parlato anche di NIE.
Mica li puoi soltanto leggere. Li puoi scarabocchiare. Li puoi mettere sotto la gamba troppo corta del tavolo per non farlo ballare. Te li puoi mettere in testa al corso di portamento. Li puoi pure criticare, perfino quando sono scritti da eroi riconosciuti (anche se poi ti dicono che sei invidioso, va bè). Insomma, coi libri ci puoi fare un sacco di cose. Ma non li puoi lanciare. No. Lanciarli, come se stessi buttando la monnezza nel cassonetto, è proprio un brutto gesto. È volgare. È maleducato. È irrispettoso nei confronti di chi quel libro l’ha scritto. Chiunque sia. Qualsiasi cosa abbia scritto.
È per questo che il gesto di Luca Telese non è piaciuto a molti. Nemmeno a chi non è propriamente un fan di Maurizio Gasparri.
Per la cronaca (e per chi si fosse perso il siparietto, anche se il video è ormai un tormentone in rete) il libro in questione è Viaggio nel Popolo della Libertà. Il Pdl e le sue idee (Koinè Nuove Edizioni). L’autore del gesto incriminato è Luca Telese, durante la puntata di Tetris del 13 giugno. La vittima è l’autore del volumetto, Maurizio Gasparri, appunto. Che, alle scuse del conduttore (”Lo faccio con tutti per non tenerlo in mano, non è un atto di scherno…”), si alza e se ne va indignato.
Il video:
Dei 12 candidati al Premio Strega sono rimasti cinque nomi. Nella cinquina primeggia Tiziano Scarpa (59 voti), in gara con Stabat Mater (Einaudi) già premiato dai lettori della Società Dante Alighieri e vincitore del Premio Mondello 2009. Segue Massimo Lugli, con L’istinto del lupo (Newton compton, 45 voti). Terza l’esordiente 73 enne Cesarina Vighy con L’ultima estate (Fazi, 42 voti). Quarto Antonio Scurati, con Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani, 40 voti). E soltanto ultimo il pur apprezzatissimo Andrea Vitali, con Almeno il cappello (Garzanti, 35 voti).
Il 2 luglio sarà votato il vincitore, al Ninfeo di Villa Giulia. Nel frattempo, il dibattito letterario attorno al premio e ai suoi concorrenti sembra davvero poco vivace. Unica eccezione è l’ondata polemica che negli ultimi due mesi ha fatto eco all’autocandidatura di Antonio Scurati. Qualche esempio? L’acceso botta e risposta che era sortito su Nazione Indiana. E l’articolo pungente che Massimiliano Parente aveva scritto su Libero.
Voi a chi dareste il premio? (Ditelo nel sondaggio). E secondo voi vincere lo Strega aiuta a vendere di più? (Ditelo nei commenti).
{democracy:6}
Arriva in libreria l’attesissimo nuovo libro di Roberto Saviano. S’intitola La bellezza e l’inferno (Mondadori, collana Strade Blu) e raccoglie gli scritti dell’autore dal 2004 al 2009. Il volume si candida a replicare il successo di Gomorra (Mondadori), che in poco più di tre anni ha sfiorato i due milioni di copie vendute in Italia cui si aggiungono le traduzioni in altri 43 paesi.
Nelle pagine di La bellezza e l’inferno, Saviano parla di sé, della sua sfida contro le mafie e traccia ricordi appassionati di compagni di viaggio o di personaggi simbolo della lotta di resistenza alla criminalità. C’è la giornalista Anna Politkovskaja, “uccisa perché non c’era altro modo per tapparle la bocca”. C’è Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista. C’è Enzo Biagi, che lo intervistò nella sua ultima trasmissione. E tanti altri nomi emblematici della letteratura, del giornalismo e della libertà.
LEGGI le prime 25 pagine
Solo, isolato, Sandor Marai negli ultimi anni della sua vita, segnata dai lutti, si allontana da tutto, anche dalla letteratura, ma non dai suoi diari, fedeli compagni fino alla vigilia della morte. Ne L’ultimo dono, volume conclusivo dei Diari, che esce in questi giorni per Adelphi, il monologo ininterrotto dello scrittore arriva fino agli ultimi istanti. “Aspetto la chiamata alle armi, non la sollecito, ma non la rinvio neppure. È giunto il momento” annota il 15 gennaio 1989 Marai che poco più di un mese dopo, il 21 febbraio, si suiciderà con un colpo di pistola alla tempia.
Tredici mesi e mezzo prima era morta l’adorata moglie, Lola, compagnia per sessantadue anni di vita. Marai segue il suo lento spegnersi, avrebbe voluto andarsene con lei e invece dovrà disperdere le sue ceneri nell’Oceano e continuare un’esistenza ormai svuotata di senso. Della moglie malata, ormai quasi cieca, l’autore de Le Braci e de L’eredità di Eszter, scrive riflessioni commoventi: “È altrettanto bella, a ottantasette anni, di quanto lo era da giovane - in modo diverso, ma è bella. Non so fino a quando reggeranno le mie forze, ma vorrei rimanere con lei, aiutarla, curarla fino all’ultimo istante”. Fra il 1986 e il 1987 Marai perde anche i due fratelli e la sorella e il figlio adottivo Janos di 46 anni. Tanti i pensieri ne L’ultimo dono sulla malattia e la morte. “La malattia” dice “è una dimensione spaziale, così come il tempo” e la morte “è vicinissima, se ne avverte l’alito, l’odore. E questa familiarità non suscita allarme, anzi, è quasi tranquillizzante”.
Dal 1984 al 1989, i pensieri dello scrittore ungherese, che ha vissuto più di trent’anni in California ed è morto a San Diego, si fanno sempre più cupi e tristi ma regalano anche aforismi perfetti, riflessioni sul mondo contemporaneo e sulla letteratura. Marai non scrive più romanzi ma dice: “Non scrivo, non leggo, ma a volte sogno che sto scrivendo qualcosa. In sogno le righe scorrono come quelle di un testo proiettato sullo schermo. E le righe hanno un senso, la scelta delle parole è corretta, la composizione è piena di vita. Non sono ‘io’ a scrivere tutto ciò, è qualcosa che accade dentro di me”. E ancora: “la via di ritorno dalla vita alla morte è oscura, brancolo dal nulla verso il nulla e lungo il percorso, ogni tanto, una parola, un concetto risplendono come lucciole nella buia foresta”.
Marai, originario di Kassa, che oggi appartiene alla Slovacchia, dove è nato nel 1900, ha vissuto anche a Berlino, a Parigi negli anni in cui era giornalista, e in Italia, a Salerno, ma si è sempre sentito “scrittore ungherese”. Non mancano in queste pagine estreme e sconvolgenti, annotazioni soprattutto sulla letteratura ungherese ma anche su Conrad e Santa Caterina da Siena e sull’esilio. Dei Diari è in preparazione un’ampia antologia di Adelphi che sta pubblicando le opere di Marai.
(Fonte: ANSA)
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