Archivio di Luglio, 2009

Il Festival della letteratura di Mantova in dieci star

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Il Festival della letteratura di Mantova comincia il 9 settembre. Il programma è già disponibile on line (qui in pdf). Gli incontri sono più di duecento, distribuiti in cinque giornate. Ecco un percorso possibile. Dieci appuntamenti con dieci star. Continua

Festival della Letteratura di Mantova: come prenotare gli incontri

Orario di apertura della biglietteria

La biglietteria del Festival (Loggia del Grano della Camera di Commercio – via Spagnoli) è aperta da mercoledì 2 settembre a martedì 8 settembre dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00; da mercoledì 9 settembre a sabato 12 settembre dalle 9.00 alle 20.00 con orario continuato; domenica
13 settembre dalle 9.00 alle 17.00 con orario continuato.

Prenotazioni: regole generali

La prenotazione e l’acquisto dei biglietti si possono effettuare da mercoledì 2 settembre per i SOCI FILOFESTIVAL e da venerdì 4 settembre per tutti.
Si possono effettuare prenotazioni nei seguenti modi:
- presso la biglietteria del Festival nei giorni e negli orari indicati;
- telefonando allo 0376/355418;
- tramite il sito Internet www.festivaletteratura.it

La prenotazione va fatta specifi cando nome, cognome, comune di provenienza e numero di telefono per ricevere comunicazione di eventuali variazioni relative agli eventi prenotati.

Al Festival della Letteratura di Mantova senza saper né leggere né scrivere

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Appuntamenti insoliti al Festival della letteratura di Mantova. Si comincia ad alta voce con un incontro che s’intitola proprio così: “Ad alta voce”. Un laboratorio per educare bocca, corde vocali e polmoni alla lettura. Ormai nessuno usa più la voce per leggere. Si fa tutto a mente, magari andando di corsa e saltando qualche frase. Continua

I vampiri di Twilight diventano un fumetto

Twilight

Come ogni fenomeno letterario che si rispetti anche la saga vampiresca di Twilight non si sottrae al destino di un prodotto sfruttato in tutte le salse, un po’ quello a cui abbiamo assistito negli ultimi anni con un’altra storia fantasy che vedeva protagonista il maghetto Harry Potter. Proprio qualche giorno fa il prestigioso quotidiano americano Wall Street Journal ha dedicato un lungo articolo facendo un raffronto tra i due prodotti.

Continua

Viaggio di nozze a Teheran, feroce reportage di un’iraniana d’America

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Particolare della copertina di Viaggio di nozze a Teheran

Mentre braccialetti e fazzoletti verdi sono nel cuore di gran parte del mondo, come il volto senza vita di Neda, simbolo del movimento per la libertà iraniano, un’altra storia di quello stesso Iran arriva nelle librerie. Continua

Bruce Springsteen, Magic in the Night: il rock influenzato da Flannery O’Connor

Bruce Springsteen a Roma, 19 luglio 09
Foto: Guido Montani/Ansa Foto

Quando in un giorno di dicembre del 1975 ascoltai per la prima volta tutto il 33 giri di Born to Run di Bruce Sprignsteen, per me fu come un miracolo. Avevo 15 anni.
Il singolo “Born to run” già girava alla radio anche qui da noi; ricordo che Carlo Massarini lo lanciava sempre dicendo: “Ora il più grande dal vivo, Bruce Springsteen”. Continua

Psicologia dei consumi: “Un mezzo per promuovere stili di vita sostenibili”

Spesa in un supermercato

Nadia Olivero è autrice, insieme a Vincenzo Russo, del Manuale di Psicologia dei Consumi, edito da McGraw-Hill. Lui è professore associato di Psicologia delle Organizzazioni del Lavoro alla IULM di Milano, lei è docente di Psicologia dei consumi, media e new media e di Psicologia dei comportamenti economici e organizzativi all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Panorama.it l’ha incontrata. Continua

Non mi pubblichi? Allora metto il romanzo su Twitter

Matt Stewart, scrittore di San Francisco, non riusciva proprio a trovare un editore interessato al suo romanzo. Titolo: The french revolution. Ci voleva un’idea di marketing. Che fare? Farne un blog che diventa un libro? La trovata è ormai antidiluviana. Non fa più notizia. E allora, visto che il social network più alla moda adesso è Twitter, Stewart ha pensato di riversarlo lì. L’ha scomposto in piccole parti (140 caratteri ognuna) e ha inondato la piattaforma.
Il risultato è a dir poco assurdo. Continua

Un “suggeritore” al Premio Bancarella

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Donato Carrisi ha vinto il 57esimo Premio Bancarella con il suo thriller d’esordio: Il suggeritore (Longanesi). Carrisi ha vinto con 103 voti su 193, superando gli altri cinque finalisti: Gaetano Amato con Il testimone (Curcio), Alfio Caruso con Willy Melodia (Einaudi), Delphine De Vigan con Gli effetti secondari dei sogni (Mondadori), Lorenzo Licalzi con 7 uomini d’oro (Rizzoli) e Marco Malvaldi con Il gioco delle tre carte (Sellerio).

Ancor prima che Il suggeritore uscisse in Italia, i diritti erano stati venduti all’estero. E del romanzo si parlava già come di un successo annunciato. Panorama.it aveva intervistato Donato Carrisi a pochi mesi dal suo esordio, quando già - grazie al passaparola - era considerato un autore cult.

Qui, l’autore - che è anche criminologo - ci parla della genesi del suo thriller, dei motivi del boom, di un possibile sequel e dei suoi modelli letterari.

LEGGI L’INTERVISTA a Donato Carrisi

SARICA in pdf le prime dodici pagine del romanzo

Altro che Twilight! Sono andato a casa di Dracula, quello vero

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“Chi non muore si rivede” è solo un detto banale, caro alle nonne. Ma vi assicuro che nella terra di Dracula, il non-morto per eccellenza, assume tutto un altro sapore. È per questo che, al saluto del mio amico Vittorio, non ho potuto fare a meno di sobbalzare. Dopo dieci anni che non ci vedevamo mi è sembrato più magro e decisamente ringiovanito. Ho provato a buttarla sullo scherzo: “Ti sei sparato un tir di Gerovital?”. Ma l’amico si è limitato ad un sorrisetto immortale. Io e Diego ci siamo rivolti uno sguardo d’intesa, come a dire: si comincia bene.

Vittorio Ballarotti è un artista che non vuole essere definito tale e a un certo punto è scomparso dalla circolazione, ritirandosi “in volontario esilio” (così gli piace dire) a Sighisoara, la città natale di un certo Vlad Tepes in arte Dreacula. Proprio lui: il voivoda valacco (1430-1476), grande impalatore di turchi e non solo, che una leggenda dura a morire, originata dalla sua ferocia sanguinaria, ha associato alla mitologica figura del vampiro. La colpa, o il merito, è del soprannome: Draculea, ereditato dal padre Vlad Dracul, cavaliere dell’ordine del Drago e principe di Romania per volontà dell’imperatore Sigismondo di Lussemburgo.
Bella lezioncina di storia, direte voi. Me la ripasso mentalmente mentre filiamo nella notte verso Sighisoara, Schaessburg per i mercanti sassoni che l’abitavano nel medioevo commerciando con l’impero ottomano. Vittorio e Aurelian Varvara sono venuti a prenderci all’aeroporto di Cluj-Napoca, capitale della Transilvania e grande polo universitario. Il fatto che sia anche la città natale del re ungherese Mattia Corvino, che tenne Vlad Tepes per 12 anni a Budapest in una prigione scavata sotto il Danubio, è decisamente una piccola ironia della Storia.

Finalmente arriviamo. Sighisoara di notte, con la splendida Torre dell’Orologio e il municipio e le altre torri illuminate che si stagliano nel perimetro fortificato della città vecchia, è un colpo d’occhio che non si dimentica. La suite della pensione Vila Franka ha un suo confortevole incanto finto-medievale. Ma tutto questo non è sufficiente a tranquillizzarmi.

Ricordate il Dracula di Bram Stoker? Jonathan Harker arriva al castello transilvano del Conte per vendergli casa a Londra. E fin qui tutto bene: già Voltaire diceva che i veri succhiasangue, ossia capitalisti e banchieri, vivono nelle grandi metropoli. Ma io, stanco dei neovampiri rosè stile Twilight, mi sonno fatto trascinare in un’impresa impossibile: rivendere Dracula, quello vero, a casa sua. La mia fama di vampiromaniaco italiano, propalata da Ballarotti mi ha fruttato un invito al Rotary di Sighisoara per dissertare sul tema: un po’ come parlar di corda in casa dell’impiccato. O cercare di esportare cioccolata e orologi a cucù in Svizzera.

Eppure: “Te la caverai” mi rassicura Vittorio, nell’inquietante bric-a-brac d’oggetti che affastellano i quattro piani della sua casa a filo delle mura di Sighisoara, all’altezza della Torre dei Pellicciai. L’ha tirata su pian piano partendo da due porcilaie e una latrina. Adesso è un museo del tempo perduto che Diego non si stanca di fotografare, dove s’affastellano binocoli e carrozzine, cetre e violini, ampolle faustiane e civette impagliate, mappamondi e maschere demoniache, libri rari e macchine tessili, ritratti di Cecco Beppe e aeroplanini giocattolo.

A vivere in mezzo a tutto quel passato, Ballarotti è diventato profeta: in qualche modo al Rotary riuscirò a cavarmela ciarlando di Stoker, Le Fanu, Varney il vampiro malinconico, ma anche delle origini modenesi di Christopher Lee, il più celebre Dracula dello schermo, discendente per parte di madre dai nobili Carandini.

Il giorno dopo, è già l’ora degli addii, “Salutami la triste e generosa Milano” fa Ballarotti, richiudendo la grata della sua prigione-museo. Mentre Aurelian, gentile come sempre, riaccompagna me e Diego a Cluj, non so ancora che l’associazione Transilvania-Dracula ha deciso di invitarmi al prossimo congresso mondiale sul vampiro, che si terrà a Sighisoara dal 12 al 14 maggio del 2010. Dalla maglietta-ricordo di mio figlio Vlad Tepes sogghigna in silenzio.

LEGGI ANCHE: Appuntamento a Sighisoara (Transilvania), citofonare Dracula

LA GALLERY

Appuntamento a Sighisoara (Transilvania), citofonare Dracula

A casa di Dracula
Sighisoara è una città transilvana di circa 30 mila abitanti, dove si respira ancora l’odore del medioevo. Schaessburg la chiamavano i mercanti sassoni che l’abitavano e commerciavano con l’impero ottomano, vessati da Vlad tepes, l’Impalatore( 1430-1476), il Dracula storico, noto per la sua ferocia sanguinaria.

Tracce evidenti della cultura germanica si mescolano alle radici magiare che si intrecciano con l’influsso romeno oggi preponderante, risalente a sua volta agli antichi Daci sconfitti dai Romani al tempo dell’imperatore Traiano. Ma è il medioevo il periodo d’oro che ha fatto di Sighisoara la “Cetatea de vis”, la città del sogno, dove le vestigia del passato storico - testimoniato dalla svettante Torre dell’Orologio e dalle altre torri che costellano la cinta muraria, edificate a spese delle varie corporazioni (macellai, pelliciai, barbieri, ecc.) - si mescolano alle tracce di Vlad Tepes che leggenda vuole sia nato qui, nella casa dove suo padre Vlad Dracul abitò tra 1431-1435.

Di sicuro il vero Dracula soggiornò a Sighisoara nel 1476, l’anno della sua morte. Questo basta a fare della città un luogo sacro ai vampirologi di tutto il mondo, che vi si radunano annualmente a convegno. Il prossimo appuntamento è fissato dal 12 al 14 maggio del 2010. Grande importanza riveste anche il festival medievale che si tiene ogni anno l’ultima settimana di luglio. Informazioni storiche e turistiche sono disponiibili su www.muzeusighisoara.com. L’accoglienza alberghiera è garantita dall’Associazia turistica Sighisoara. Si va da hotel di lusso come il 5 stelle Fronius Residence (www.froniusrecidence.ro) al 4 stelle Korona (www.hotelKorona.ro), a confortevoli pensioni come la medievaleggiante Vila Franka (www.sighisoara-tourism.com). Voli low-cost per Cluj-Napoca, da cui si dista 160km, sono disponibili da Orio al Serio con la compagnia Wizz Air.

Processo all’editor

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(Particolare della copertina di “Principianti”, Raymond Carver - Einaudi)

Diavolo di un editor. Povero editor. Addio all’editor ucciso dal mercato. Sono i titoli di alcuni articoli usciti in questi giorni. Torna così all’attenzione dei lettori una figura che in genere rimane nell’ombra.

A inaugurare la discussione è stato un articolo del Riformista. L’8 luglio, Domenico Peste, in coerenza con il nome (o lo pseudonimo), passava ai raggi x i libri finalisti del Premio Strega. Un lungo elenco di assurdità, cadute di stile, errori da matita blu. Un esempio per tutti è l’ormai nota frase del libro di Scurati (Il bambino che sognava la fine del mondo, Bompiani). Pagina 131: “A Garlasco, in provincia di Pavia, il cadavere di Chiara Poggi, una giovane di 26 anni, viene ritrovato privo di vita”.

Non abbiamo sotto mano il libro di Scurati. Ci fidiamo di Domenico Peste. E anche se è scoretto giudicare una singola frase fuori dal contesto, leggendo gli strafalcioni che Peste cita da altri autori sorge una domanda: dove’era l’editor? Dov’era cioè quella figura che dovrebbe “evidenziare carenze o aggiustamenti, che saranno richiesti all’autore affinché il libro assuma la forma finale per la pubblicazione”?

Per Carla Benedetti gli editor sono tutt’altro che assenti. Nel suo articolo, Diavolo di un editor (L’Espresso, 9 luglio), scrive: “C’è ormai tutta una filiera professionalizzata di curatori editoriali, agenti letterari, agenzie di editing, che lavorano sul testo prima di proporlo a un editore. Negli ultimi anni è cresciuta come un rampicante, con propaggini nelle case editrici e radicine sparse fin dentro alle scuole di scrittura”. Risultato: i libri finiscono tutti per “somigliarsi”, in funzione del mercato. (Di standardizzazione si parla anche su Anobii).

Per dare un’idea di editing invasivo, Benedetti cita la madre di tutte le polemiche: il rapporto Carver/Lish, un caso che qualche anno fa ha fatto sentire raggirati i fan di Raymond Carver. Gordon Lish, l’editor di Carver, non si limitava a dargli consigli o a sorvegliarne il lavoro: aveva tagliato racconti a metà, stravolto i finali, cambiato la punteggiatura per rendere il testo più rapido e sincopato. Per faresene un’idea basta confrontare Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (la versione editata da Lish) con la versione originale, Principianti, appena arrivata in liberia per Einaudi. Sul tema c’è un vecchio articolo di Baricco e una lunga riflessione su questo blog. E Lish è ormai passato alla storia come l’emblema dell’editing invasivo.

Mario Baudino su La Stampa gira il tema ai diretti interessati. Ferruccio Palazzoli, storico editor Mondadori, contrario a un “editing uniformante” puntualizza: “C’è un editing principale, che si rivolge alla struttura del testo, e un altro che potremmo definire lavoro di redazione. Quest’ultimo riguarda le piccole imperfezioni, le scelte lessicali, le sviste (…) L’editing principale, che è invece importantissimo, si fa quando ne vale la pena”.

Ma quand’è che ne vale la pena? Cosa succederebbe se gli editori provassero a pubblicare i manoscritti così come arrivano in redazione? La domanda se la sono posta un paio d’anni fa Alessandro Baricco e Dario Voltolini. Che all’interno della casa editrice Fandango hanno realizzato la collana “Quindicilibri” con l’intenzione di pubblicare quindici libri senza editing (qui gli ultimi due).

“Per ora ne abbiamo pubblicati cinque e siamo molto soddisfatti” ci spiega al telefono Dario Voltolini. “Il nostro intervento sui testi è soltanto a caccia di refusi. Non cambiamo nulla né per quanto riguarda lo stile né per quanto riguarda l’architettura del romanzo. Sarebbe un peccato appiattire le particolarità di un autore in favore di un gusto dominante” dice “Sarebbe come stravolgerne la personalità”. “Tutto ciò” conclude “è possibile soltanto se un’opera è buona in partenza“.

Qui però si aprirebbe un altro discorso: quello sui criteri di scelta da parte degli editori. Lo chiudiamo subito, ricordando Elio Vittorini che riteneva “mediocre” e “impubblicabile” un certo Georges Simenon.

Internet è senza senso! La salvezza è solo nei libri. Parola di Bradbury. E (forse) di Saul Bellow

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“Internet è senza senso”, parola di Ray Bradbury. Che fa sapere: “Alcune settimane fa mi hanno chiamato da Yahoo. Volevano mettere online un mio libro. Sapete che gli ho risposto? Andate all’inferno. Andate all’inferno voi e Internet!”.

L’autore di Fahrenheit 451 non ha un nuovo libro in uscita. Se torna a parlare con i media è per la sua nuova campagna: salvare le Biblioteche Pubbliche della Contea Ventura, un’area a circa 80 chilometri da Los Angeles. Rischierebbero di chiudere a causa di un forte deficit.

Credo nelle biblioteche perché molti studenti non hanno soldi. Quando mi sono diplomato alla scuola superiore, era l’epoca della Grande Depressione e non avevamo soldi. Non potevo andare al college, così sono andato in biblioteca tre volte la settimana per dieci anni” spiega.

Ma il web non potrebbe assolvere alla stessa funzione delle biblioteche? Diffondere cioè conoscenza gratis? Per Bradbury la risposta è no. Perché “Internet è una grossa distrazione. Non ha significato. Non è una cosa reale, come un libro”.

Bradbury, insomma, ha del web la stessa considerazione che ha della televisione. Parlando del suo romanzo Fahrenheit 451 (che immagina un mondo in cui i libri sono dati alle fiamme per il “bene della società”), ha spesso dichiarato che si tratta di un libro contro la televisione. Contro i rischi di omologazione della cultura televisiva.

“Distrazione”. “Omologazione”. Ne parlava anche Saul Bellow (Nobel per la letteratura nel 1976). In un articolo dal titolo “Un insopportabile stato di frustrazione” (riproposto sul blog dello scittore Giuseppe Genna), l’autore (morto nel 2005)  si domandava: in quale modo un narratore può imporsi all’attenzione dell’uomo contemporaneo, visto che ormai “abbiamo imparato ad ascoltare e non ascoltare, a essere presenti e assenti allo stesso tempo”? La condizione riguarda chiunque navighi in rete (quanti di voi stanno leggendo questo articolo tra una mail, una riunione e due righe buttate lì in chat?).

Bellow cita giornali e tv. Parla di quantità. “In un qualsiasi giorno della settimana il New York Times contiene più informazioni di quante un contemporaneo di Shakespeare avrebbe potuto raccogliere nell’arco di una vita intera (…)”. E di qualità. “Ci sono persone convinte che la pletora di informazioni contenute nel Times o in qualsiasi altro quotidiano o rivista abbia in realtà poco valore. Ci sono anche osservatori autorevoli che sostengono la tesi secondo cui i giornali non danno affatto agli americani una rappresentazione reale del mondo”.
(…)
“Forse ciò che noi cerchiamo attualmente nella televisione è distrazione sotto forma di realtà“.
(…)
“Alla fine la distrazione ci cattura tutti e annienta la nostra capacità di attenzione”.
(…)
“I media, con la loro misteriosa tecnologia, possono fare ben poco per insegnarci a leggere nei fatti. Fanno parte anch’essi dell’eccitazione che generano. Non sono in grado di fare luce sulle enormità che riferiscono”.

Bellow nel suo articolo non parla di web. Ma come non paragonare tutto ciò all’informazione che viaggia in rete?

Infine l’autore tira le somme. E torna al libro.  “Lo scrittore non può fermare nel cielo il sole della distrazione, né dividere i suoi mari, né colpire la roccia finché ne zampilli acqua. Può però, in determinati casi, interporsi tra i folli distratti e le loro distrazioni, e può farlo spalancando un altro mondo davanti ai loro occhi; perché compito dell’arte è la creazione di un nuovo mondo”. Eccola, secondo Bellow, la differenza tra tv, giornali e la voce di un narratore espressa in un libro.

C’è da scommetere che Bradbury sottoscriverebbe parola per parola.

L’articolo integrale di Saul Bellow è qui: “Un insopportabile stato di frustrazione”

LEGGI ANCHE: I teenager vanno in rete solo per divertirsi. E non usano Twitter. Un quindicenne smonta i luoghi comuni

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