
(Particolare della copertina di “Principianti”, Raymond Carver - Einaudi)
Diavolo di un editor. Povero editor. Addio all’editor ucciso dal mercato. Sono i titoli di alcuni articoli usciti in questi giorni. Torna così all’attenzione dei lettori una figura che in genere rimane nell’ombra.
A inaugurare la discussione è stato un articolo del Riformista. L’8 luglio, Domenico Peste, in coerenza con il nome (o lo pseudonimo), passava ai raggi x i libri finalisti del Premio Strega. Un lungo elenco di assurdità, cadute di stile, errori da matita blu. Un esempio per tutti è l’ormai nota frase del libro di Scurati (Il bambino che sognava la fine del mondo, Bompiani). Pagina 131: “A Garlasco, in provincia di Pavia, il cadavere di Chiara Poggi, una giovane di 26 anni, viene ritrovato privo di vita”.
Non abbiamo sotto mano il libro di Scurati. Ci fidiamo di Domenico Peste. E anche se è scoretto giudicare una singola frase fuori dal contesto, leggendo gli strafalcioni che Peste cita da altri autori sorge una domanda: dove’era l’editor? Dov’era cioè quella figura che dovrebbe “evidenziare carenze o aggiustamenti, che saranno richiesti all’autore affinché il libro assuma la forma finale per la pubblicazione”?
Per Carla Benedetti gli editor sono tutt’altro che assenti. Nel suo articolo, Diavolo di un editor (L’Espresso, 9 luglio), scrive: “C’è ormai tutta una filiera professionalizzata di curatori editoriali, agenti letterari, agenzie di editing, che lavorano sul testo prima di proporlo a un editore. Negli ultimi anni è cresciuta come un rampicante, con propaggini nelle case editrici e radicine sparse fin dentro alle scuole di scrittura”. Risultato: i libri finiscono tutti per “somigliarsi”, in funzione del mercato. (Di standardizzazione si parla anche su Anobii).
Per dare un’idea di editing invasivo, Benedetti cita la madre di tutte le polemiche: il rapporto Carver/Lish, un caso che qualche anno fa ha fatto sentire raggirati i fan di Raymond Carver. Gordon Lish, l’editor di Carver, non si limitava a dargli consigli o a sorvegliarne il lavoro: aveva tagliato racconti a metà, stravolto i finali, cambiato la punteggiatura per rendere il testo più rapido e sincopato. Per faresene un’idea basta confrontare Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (la versione editata da Lish) con la versione originale, Principianti, appena arrivata in liberia per Einaudi. Sul tema c’è un vecchio articolo di Baricco e una lunga riflessione su questo blog. E Lish è ormai passato alla storia come l’emblema dell’editing invasivo.
Mario Baudino su La Stampa gira il tema ai diretti interessati. Ferruccio Palazzoli, storico editor Mondadori, contrario a un “editing uniformante” puntualizza: “C’è un editing principale, che si rivolge alla struttura del testo, e un altro che potremmo definire lavoro di redazione. Quest’ultimo riguarda le piccole imperfezioni, le scelte lessicali, le sviste (…) L’editing principale, che è invece importantissimo, si fa quando ne vale la pena”.
Ma quand’è che ne vale la pena? Cosa succederebbe se gli editori provassero a pubblicare i manoscritti così come arrivano in redazione? La domanda se la sono posta un paio d’anni fa Alessandro Baricco e Dario Voltolini. Che all’interno della casa editrice Fandango hanno realizzato la collana “Quindicilibri” con l’intenzione di pubblicare quindici libri senza editing (qui gli ultimi due).
“Per ora ne abbiamo pubblicati cinque e siamo molto soddisfatti” ci spiega al telefono Dario Voltolini. “Il nostro intervento sui testi è soltanto a caccia di refusi. Non cambiamo nulla né per quanto riguarda lo stile né per quanto riguarda l’architettura del romanzo. Sarebbe un peccato appiattire le particolarità di un autore in favore di un gusto dominante” dice “Sarebbe come stravolgerne la personalità”. “Tutto ciò” conclude “è possibile soltanto se un’opera è buona in partenza“.
Qui però si aprirebbe un altro discorso: quello sui criteri di scelta da parte degli editori. Lo chiudiamo subito, ricordando Elio Vittorini che riteneva “mediocre” e “impubblicabile” un certo Georges Simenon.
- Martedì 14 Luglio 2009

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Commenti
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Il 17 Agosto 2009 alle 15:43 nhico ha scritto:
La vita di Culo di gomma sembrava costantemente illuminata da una luna storta e lui stesso sapeva che non avrebbe potuto né voluto spiegare a nessuno niente di tutto quello che gli succedeva.
Con questo bagaglio sulle spalle e in testa le raccomandazioni pressanti di Rallo, andò a trovare Rita Lupo con l’intenzione di riempirla d’ansia. Ma, dopo circa una mezz’oretta di fitta conversazione, fu lui a trovarsi impigliato nella ragnatela di parole che lei gli aveva fatto scivolare addosso, alleandosi con la parte più preponderante di lui a lei vicina: la sua femminilità.
In quel preciso istante, con i propositi di quella visita completamente archiviati, forse era ancora un pochino diffidente nei confronti di Rita la Rossa, ma sapeva con assoluta certezza di non avere nessuna voglia di metterla nei guai. Anzi, per non lasciarsi sfuggire la possibilità di mettere le mani su una fettina di quella ricchezza che forse non era perduta del tutto, gettò via la prudenza.
«E’sicura? Confesso che non provo il minimo entusiasmo all’idea di imbarcarmi in una situazione del genere.»
Aveva fatto tante stronzate nella vita, ma aveva paura che questa fosse la peggiore e che potesse pagarla carissima. Era come giocarsi l’osso del collo. Però l’idea di fare un passo indietro manco lo sfiorò. Perché nei suoi occhi c’era una luce che lo lasciava perplesso e incuriosito, come se avesse un segreto che non voleva svelare.
«Certo che sono sicura. Ma lei, se non è del tutto convinto, non è obbligato ad imbarcarsi.»
«La smetta di fare la furba con me. Piuttosto, è certa che anche la statuetta l’ha presa lui?»
«Sì. Chi se no? Ho appena finito di dirglielo. Per che cosa crede che la Settembrino ha minacciato di aizzarmi contro quel bestione, quando sono andata a pizzicarla in ospedale?»
«Si, me lo ha detto. Siamo due pazzi furiosi, ma sono pronto a varcare il Rubicone con lei. Ricapitolo per vedere se ho capito bene. Arriva. Apre. Trova, così come s’aspettava, la Russello impasticcata. Prende i soldi. Ma, secondo il suo stile, non vuole rinunciare a tutto il resto. Infischiandosene delle raccomandazioni della Settembrino, come anticipo, si mette in tasca la statuetta e rinvia il repulisti.» Sbatté le palpebre e si inumidì le labbra. «Però c’è qualcosa ancora che deve fare prima di lasciare quella stanza. Sa che deve eliminare la riccona. L’unico ostacolo che si frappone tra lui e quella ricchezza da pascià. L’uccide. Si trovava davanti all’opportunità di mettere le mani su una camionata di soldi e non si è fatto scappare il sogno della sua vita. Tutto fila.» Era un po’ divertito nel constatare quanto desiderasse conquistare la considerazione di quella donna. Anche un po’ disgustato con se stesso. «Ma, in questa diavoleria, come c’è finito dentro Dario Velardita?»
Lupo allungò una mano verso di lui, come si fa con un’amica che rischia d’incasinare le cose andando dietro a inutili dettagli. Aveva la sensazione che volesse sentire parole rassicuranti e l’accontentò.
«Per come vedo le cose io, per lo sfizio di farlo.»
«Sta pensando ad una vendetta?»
«E’la sola cosa plausibile a cui mi viene di pensare. Non so a chi dei due è venuta per primo l’idea, ma mi pare di vederli malignamente gongolare mentre cercano di concordare una trappola per il bel principino. E poi, come spesso succede nelle faccende degli umani, il diavolo ci ha messo del suo.»
Lui fece scivolare lo sguardo verso la porta del salone. In casa, oltre a loro due, non c’era nessuno. Ma le sensazioni che gli procurava quell’uscio aperto gli frenarono la lingua. Lo portò indietro e fece la sua lamentela.
«Ma perché, con tutto quello che lui s’è portato via, ci dobbiamo accontentare della sola statuetta? Non è un po’ troppo poco? A noi così vanno solo le briciole!»
«Potrebbe sembrarlo, ma non lo è. Inoltre, ed è di fondamentale importanza, è l’unico pezzo che noi siamo in grado di vendere in modo autonomo.» Lo guardò fisso negli occhi. «Quello che invece lei deve sempre ricordare è la sua pericolosità e imprevedibilità. Che, mi permetta l’estrema franchezza, anche se c’è andato a letto per anni, non lo salvaguarderebbe dalla sua ira se la dovesse scatenare.» Culo di gomma annuì pensoso. Lei aveva descritto un uomo crudele e spietato. E lui lo era. «Altra cosa, poi, che la prego di non dimenticare è di non dargli mai l’impressione di avere un socio. Soprattutto non deve menzionare mai il mio nome. Sarebbe la sua fine e metterebbe in pericolo la mia vita.»
Restò impressionato dall’esattezza delle sue parole. Ma sviò il discorso.
«Come ha fatto a raccogliere tutte queste informazioni su di lui?»
«Perché? Non le condivide?»
«Al contrario. Le sottoscrivo.»
«Allora mi prometta di essere prudente.»
Lui si appoggiò allo schienale del divano e cercò consiglio nel soffitto.
«Non ho mai promesso niente ad una donna che non fosse mia madre, ma per lei farò un’eccezione. Però, a sua volta, mi deve promettere che non mi farebbe mancare i suoi fiori, se l’abbraccio di Vito Monachino dovesse essermi fatale.»
Lei si alzò.
«E’ una promessa che mi posso impegnare a mantenere.»
Il 25 Agosto 2009 alle 17:49 Società Editrice Fiorentina » Colpa dell’editor? ha scritto:
[...] Innanzitutto, che cosa fa un editor? Raccoglie un testo che l’editore ha scelto di pubblicare, lo esamina e – sulla base della sua competenza e di eventuali indicazioni dall’alto – opera una revisione più o meno profonda che coinvolge lo stile, il taglio, l’adattabilità al mercato e in certi casi persino la trama. [...]
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