
Il Festival della letteratura di Mantova comincia il 9 settembre. Il programma è già disponibile on line (qui in pdf). Gli incontri sono più di duecento, distribuiti in cinque giornate. Ecco un percorso possibile. Dieci appuntamenti con dieci star.
Luis Sepúlveda. Il papà della Gabbianella e nipote di un anarchico andaluso parlerà dei suoi libri ma anche di Sudamerica e di rivoluzione. (Mercoledì 9, alle 21 e 15, in piazza Castello) .
Tiziano Scarpa. L’incontro con lui parte da una riflessione: il linguaggio dei romanzi è sempre più vicino alla lingua parlata. Dov’è finita l’eredità dei classici? Il neovincitore del premio Strega ne parla con Michele Mari, altro autore che come Scarpa mantiene un legame diretto con la tradizione colta. (Giovedì 10, alle 11.00 nella chiesa di Santa Maria della Vittoria). In un incontro a parte, Scarpa risponderà alle domande del pubblico sul suo romanzo Stabat Mater. (Dalle 19.30 fino alle 20, alla Tenda Sordello).
Valerio Massimo Manfredi. Il canuto archeologo e scrittore risponde alle domande dei lettori sul suo Il faraone delle sabbie. “Mezz’ora totalmente dedicata ad una singola opera” specifica il programma “non sono consentite divagazioni né agli autori, né ai lettori”. (Giovedì 10, alle 15.30, alla Tenda Sordello. Un secondo appuntamento con l’autore è alle 21.15 in Piazza Castello).
Erri De Luca. Meglio prenotare per tempo. L’incontro è di quelli che fanno il pienone. Non tanto per il tema (la figura della donna nelle Sacre Scritture) quanto per la popolarità recentemente guadagnata dall’autore con Il giorno prima della felicità. (Venerdì 11, ore 16.45, Palazzo Ducale, Cortile della Cavallerizza).
Raffaele Cantone. L’autore (Solo per giustizia, Mondadori), che che fino al 2007 è stato pubblico ministero presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, discute di Doveri e diritti in terre di camorra con il giornalista Ranieri Polese. (Sabato 12, ore 10, teatro Ariston).
Giuseppe Cederna. L’attore e scrittore (in liberria con Ticino. Le voci del fiume, Excelsior1881) è protagonista dell’incontro Dal Gange al Ticino, per raccontare come i fiumi trasportino storie e racconti. (Sabato 12, 18.30, al teatro Bibiena).
Muriel Barbery. L’autrice de L’eleganza del riccio risponde alle domande del pubblico. (Sabato 12 alle 10.30, alla Tenda Sordello).
Mario Calabresi. Il giornalista, autore di La fortuna non esiste, e già corrispondente da New York per La Repubblica, è protagonista di un incontro con Jeff Israely (per molti anni inviato del Time in Italia). Tema: il rapporto tra Europa e America, come noi vediamo loro, come loro vedono noi. (Sabato 12, alle 16.45, a Palazzo Ducale, nel cortile della Cavallerizza).
Mauro Pagani. La PFM, la collaborazione con De André, le colonne sonore per i film di Salvatores, la Notte della Taranta, e adesso anche un romanzo: Foto di gruppo con chitarrista (Rizzoli). A Mantova, lo racconta in uno spettacolo musicale fatto apposta per il Festivaletteratura. (Giovedì 10 settembre, Teatro Ariston, ore 10).
Amitav Ghosh. È considerato uno dei migliori scrittori indiani in lingua inglese (Le linee d’ombra, Il palazzo degli specchi, Mare di papaveri). Mantova gli dedica tre incontri per far entrare i lettori nel cantiere narrativo dell’autore. Venerdì 11 alle 14.30, Palazzo Ducale, nel cortile della Cavallerizza; sabato 12 alle 17.15 al teatro Bibiena; domenica 13, alle 10.45, nella chiesa di San Maurizio.
Alcuni incontri potrebbero essere particolarmente affollati. Non sempre è facile trovare posto. Per evitare sorprese, è meglio prenotare in anticipo seguendo queste indicazioni.
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- Giovedì 30 Luglio 2009

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Commenti
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Il 21 Settembre 2009 alle 10:45 nhico ha scritto:
Era stato spremuto come un limone. Ma molte di quelle crisi di terrore che nelle ultime ore l’avevano abbrancato da ogni parte, peggio di un nugolo di piranha, l’avevano lasciato. O, quanto meno, si erano acquietate. Rincantucciate o no, ad ogni modo, lo lasciavano un tantino in pace. Con le forze che a poco a poco principiavano a tornargli, la speranza incominciava a circolare nelle sue vene e di pari passo i brutti pensieri lasciavano la sua testa.
«L’accendino? Ne aveva due, perfettamente uguali. Uno deve averlo perso o gli è stato rubato. Ad ogni modo, era da almeno un quattro settimane che non era più nelle sue disponibilità.»
Rallo protrasse per qualche secondo la sua attenzione su lo stretto legame che poteva esserci tra l’uno o l’altro participio passato e il suo ritrovamento in quel gabinetto di ospedale. Era una di quelle cose che non sembravano mai opportune, ma si poteva svelare una buona pista.
«Dov’è il gemello?»
«L’ho messo in cassaforte, a disposizione degli avvocati.» Rallo annuì e lui proseguì. «Preso dalla sua tesi di laurea, mio figlio si era scordato della chiacchierata fatta con la sua vecchia insegnate. Ma la sera prima del fattaccio lei mise la cambiale all’incasso. Il cappio si era stretto attorno al suo collo e ancora mio figlio non si rendeva conto che quella era una situazione molto pericolosa. Per lui era una spiritosaggine da raccontare, davanti al caminetto, agli amici più stretti.»
«Vada avanti.»
Il tono era affabile ma autorevole. Ed aveva il solo scopo di strapparlo dalle fiamme ipnotiche di quel camino che bruciava le sue energie mentali come se fossero state delle scoppiettanti pigne di pino.
«Doveva essere una cosa semplice. Semplice come bere un bicchiere d’acqua. L’aveva aspettata in una viuzza laterale scarsamente illuminata e frequentata. Al suo passare, toccò a lui muoversi. Sapeva di trovare la Russello già piena di sonnifero e bell’addormentata. Non gli restava che aprire un paio di cassetti del comò, mettere il denaro nella sacca che lei stessa gli aveva procurato e via di corsa.»
«Invece…»
«Invece così non è stato. La prima cosa strana l’avvertiva entrando nell’appartamento. Se avesse dato ascolto al suo istinto, e si fosse deciso a chiudersi la porta alle spalle e avesse precipitosamente ridisceso le scale, adesso non starei… »
La pianta dei rimpianti è in ibrido che cresce solo nell’animo umano e, come certe piante grasse, fiorisce solo raramente. Ma, al contrario di queste, il suo fiore non è mai il fiore della resurrezione. Rallo, che malgrado la sua giovane età conosceva bene l’alito gelido di quella foresta di pietra, intervenne di nuovo.
«A che cosa si riferisce?»
«Ad una nuvola di chanel numero cinque nella quale si è trovato immerso appena entrato. Come se nell’appartamento vi fosse, o ne fosse appena uscita, una donna inzuppata in quel profumo, come un biscotto nel latte.»
A Rallo venne in mente Rita Lupo e quella sua scia di profumo della stessa marca che abitualmente lasciava dietro di sé.
«Ne è proprio sicuro?»
«Dario in queste cose è infallibile. Ma, nonostante avesse percepito quella nota stonata, decideva di andare avanti. La trovava a terra, completamente nuda. Non gli sembrò una cosa normale, ma neppure la sua presenza in quella stanza era normale. Andava dritto al comò. Quei due cassetti indicati, che avrebbero dovuto essere pieni di biglietti da cento, erano vuoti.» Di nuovo, col fazzoletto si pulì gli angoli della bocca.
«Non si chiese perché fossero vuoti?»
«Non se lo ricorda, e probabilmente non gli tornerà mai in mente. E per un’ottima ragione. Quando stava per uscire da quell’ubriacatura e dalla stanza, più sotto il letto che fuori vide uno dei suoi reperti e, ancora prima di rendersene conto, si chinò a raccoglierlo…»
«Che specie di reperto?» Conoscendo la risposta, rivolse un distratto pensiero a Rita Lupo e alle sue ricerche per forza di cose infruttuose.
Velardita ebbe un lieve senso di vertigine, forse perché pensò che Rallo stava cercando di decidere se prendere le distanze da Dario subito o aspettare che lui, suo padre, rivelasse qualcosa di più compromettente. Passato quell’istante, rispose alla sua domanda.
«Una statuetta d’oro.»
«Che fine ha fatto? Io non l’ho vista, anche se ho avuto modo di guardarmi in giro.» Glielo disse senza cattiveria nella voce e nelle intenzioni. Così come gli dettava il suo istinto.
«L’ha presa Dario. Inspiegabilmente, per una sorta di strana pazzia, se la metteva in tasca mentre usciva dalla camera e, in tutta fretta, si apprestava ad uscire dall’appartamento. Ma non pensi che l’abbia fatto volutamente…»
Rallo, continuando a dare retta al proprio istinto, assentì.
«Infatti non lo penso. Ma abbiamo un altro problema serio. Come se non ne avessimo già abbastanza. Prego, vada avanti.»
«Proprio mentre stava per mettere i piedi fuori dall’appartamento, da dietro la porta chiusa della cucina, sentì miagolare Lulù, la gatta di casa. Gattaro com’è, seguì l’impulso e la liberava. Forse si è tolto anche i guanti per carezzarla. Ma è certissimo che, nell’aprire la pesante porta di casa, li aveva di nuovo infilati. Se lì dentro hanno trovato veramente delle impronte sue, non possono essere state trovate che sulla porta della cucina. E su quella parte della porta che dà sul corridoio.»
«E poi?»
«Erano rimasti che avrebbe dovuto lasciare le chiavi nella sua cassetta della posta e portare i soldi con sé. E così ha fatto. Nel senso che ha lasciato le chiavi nella cassetta delle lettere.»
«Perché la consegna di quei soldi non sarebbe dovuta avvenire quella stessa sera? Sarebbe stata la conclusione più logica. Non le pare?»
«L’unica cosa che mi viene in testa è che lei aveva deciso già per il ricovero, avendo pianificato tutta l’operazione punto per punto. Compreso il suo alibi nei confronti dell’amica.»
«Meno l’imponderabile. Da quando suo figlio Dario ha lasciato l’appartamento della Russello a quando è venuto a parlare con lei è passato molto tempo?»
«No. E’arrivato davanti alla casa della Settembrino senza rendersene conto. E non si ricorda neppure di avere infilato le chiavi nella cassetta delle lettere. Ma il rumore metallico che le stesse fecero nel cadere lo richiamò alla realtà. Dopo un momento di tentennamento, decise di venire a raccontarmi tutto. Abbiamo parlato fino all’alba. Del prima. Del durante. Del dopo. Se non fosse stato per quei miagolii isterici di Lulù!»
Teneva il fazzoletto tra le dita intrecciate, come se fosse la coroncina del rosario. Almeno questo stava pensando Rallo mentre gli fece la domanda.
«E la statuetta?»
Le guance del vecchio, sotto la barba bianca, si colorirono della sfumatura del suo vino rosato. La sua voce suonò insolitamente fievole, quasi non sembrò la sua. Di certo non sembrava appartenere all’uomo che spesse volte aveva detto di non sapere cosa fosse la vergogna.
«Non se ne ricordava più. Ma è abbastanza voluminosa perché non ce ne accorgessimo mentre mi abbracciava.»
«E dov’è ora?»
«In un posto sicuro. La restituiremo, con la dovuta cautela, a tempo debito.»
«Le scarse notizie che ho di quella statuetta», continuò Rallo, in tono piatto, «sono molto contraddittorie. Che cosa mi sa dire, lei?»
Gli pareva impossibile che lui sapesse così poco della statuetta, ma era pronto a raccontargli cose di cui nessuno oramai era a conoscenza.
«Secondo gli esperti del ramo, la statuetta rappresenta quanto di meglio una regina abbia potuto sperare di avere nel suo corredo funerario. Io invece sto cominciando seriamente a pensare che possa essere davvero un oggetto malefico. Fatale per chi lo possiede.»
«Addirittura!», esclamò Rallo, con una smorfia criptica sul volto. «Le posso assicurare, anche se non siamo qui per capire le motivazioni profonde della superstizione, che con la morte della Russello senz’altro la maledizione non c’entra niente. Mentre, alla luce di quanto mi ha appena detto, vorrei sapere come ne è venuta in possesso.»
«Per averla prima sono dovuto andare a Cipro e poi ad Istanbul.»
«Chi è stato ad indirizzarla in quei luoghi, e come ha fatto a trovare le persone giuste?»
«Mi ci ha mandato Agata Russello. Ed è stata lei a comunicarmi luoghi e persone.»
«Come faccio a crederle?» Non era la tipica frase che migliorava il morale della persona alla quale era diretta, ma gli serviva per spegnere la fastidiosa lucetta rossa che la sua diffidenza aveva fatto accendergli dentro la testa.
Lui strinse i pugni, piantandosi le unghie nella carne. Santo cielo, che doveva fare di più di quello cha stava facendo? Uscì dalla nube tossica che lui gli aveva spruzzato addosso per mestiere e non per malevolenza.
«Io, capitano Rallo, ho messo il destino di mio figlio, di me stesso, della mia famiglia, nelle sue mani. In altre circostanze, lei, da me, non avrebbe saputo niente. E, per quanto avesse cercato, i suoi sospetti sarebbero rimasti sempre tali, perché non sarebbe approdato a niente. Quella donna era un genio, e si muoveva solo all’interno di operazioni accuratamente pianificate.»
Rallo alzò le spalle in un gesto possibilista e, continuando a mettere ordine nei suoi pensieri e a dare certezza alle sue idee, conciliante, fece il punto. Secondo le sue coordinate.
«Vediamo se fin qui ho capito bene. Il professore Ernesto Prestigiacomo era l’esperto, il mediatore che certificava i pezzi ed apriva le porte dei grandi musei e collezioni private. Lei era il suo uomo di fiducia, quello che si occupava della logistica spicciola, come i rapporti con i tombaroli, la sicurezza ed altre cose del genere. Alta manovalanza e niente di più. La Russello era la mente organizzativa e quella che anticipava i capitali, ma anche quella che incassava tutti i profitti. Giusto?»
«Giusto», convenne con lentezza. «Io stesso non avrei saputo tratteggiare meglio i singoli ruoli.»
«Bene. Lei quindi era, tanto per capirci, l’imprenditrice e voi i salariati. Ma, non so perché, in questi ruoli infimi mi sembrate entrambi fuori posto. Ma era così, vero?»
«Sì, era così. Confermo. Noi lavoravamo per lei. Non certo però per la mensilità. Diciamo che partecipavamo agli utili di impresa, per usare il suo stesso linguaggio, in modo molto marginale e senza avere poteri decisionali nella gestione del business.»
«Perfetto! Ma come faceva a tessere la sua tela la Russello? Tanto per uscire dalla metafora e scendere nel concreto: chi le aveva parlato di quei luoghi, di quei nomi e di quel pezzo? Più in generale, come faceva a mantenere i contatti giusti e a gestire un’impresa del malaffare dalle ramificazioni internazionali di così vaste proporzioni e dal business a sei zeri?»
«Tramite Internet. Era quello il suo telaio. Per le sue relazioni commerciali, per i suoi contatti, per far visionare il suo catalogo, o visionare quelli degli altri, le bastava accendere un computer e, nell’anonimato più completo, poteva comprare e vendere tutto quello che voleva. E in quel mondo di pescecani si era fatto un nome.»
La spiegazione sembrò convincerlo perché passò oltre.
«Le capitava spesso di fare viaggi di questo tipo?»
«No. Quello è stato il primo ed è rimasto l’unico. I prodotti che noi trattavamo erano esclusivamente, diciamo, di estrazione locale.»
«Quanto l’ha pagata?»
«Non glielo so dire. Sicuramente una grossissima cifra.»
«Nell’ordine di diverse centinaia di migliaia di euro o molto di più?»
«Sono propenso a credere che sia più vicina alla verità la seconda ipotesi.»
«Il pagamento com’è avvenuto?»
«Tramite banche.»
«Da dove è partito l’ordine?»
«Da una banca del Liechtenstein.»
«Per arrivare dove?»
«In una di Istanbul.»
«Mi parli dei suoi incontri a Cipro e ad Istanbul?»
Il 16 Giugno 2010 alle 09:30 Notizie dai blog su Sabbioneta Art Festival – Sabbioneta (Mantova) ha scritto:
[...] Il Festival della letteratura di Mantova in dieci star Il Festival della letteratura di Mantova comincia il 9 settembre. Il programma è già disponibile on line ( qui in pdf ). Gli incontri sono più di duecento, distribuiti in cinque giornate. Ecco un percorso possibile. Dieci appuntamenti con dieci star. Luis Sepúlveda . blog: canale libri | leggi l’articolo [...]
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