
“Zona del silenzio, Una storia di ordinaria violenza italiana”, di Checchino Antonini e Alessio Spataro (Minimum Fax) - Particolare della copertina
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Colpito su tutto il corpo con pugni, calci, colpi di manganelli. Ammanettato in una posizione che lo ha fatto soffocare. Federico Aldrovandi è morto così. Durante un intervento di polizia, il 25 settembre 2005. Ora si è fatta giustizia. Federico non è morto perché “drogato” come si erano ostinati a ripetere i colpevoli. Omicidio: il tribunale di Ferrara ha riconosciuto un “eccesso colposo nell’omicidio colposo”. E ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati.
“Per il momento abbiamo avuto giustizia, io però avrei dato l’ergastolo, soprattutto spero che i quattro vengano licenziati dalla polizia. La vera giustizia sarebbe poter rivedere nostro figlio, ma questo purtroppo non si può avere” ha commentato Lino, il padre di Federico.
“La condanna è più che chiara, assoluta, è quanto chiedevamo”: ha aggiunto la madre, Patrizia Moretti.
Per entrambi i genitori, ora è il momento anche del rispetto e della dignità: tutte le persone che hanno parlato male di Federico, comprese le forze dell’ordine, dovrebbero ricredersi, scusarsi. Ma tutta la vicenda, avvolta com’era tra reticenze e omertà, non sarebbe mai venuta allo scoperto se lei, la madre di Federico, non si fosse battuta col suo blog.
“18 anni, Federico Aldovrandi aveva 18 anni” scriveva una lettrice di Panorama.it sul nostro forum nel 2007 “Una sera Federico viene fermato da quattro poliziotti, non si sa perché ma lo picchiano. Molto. Forse un po’ troppo, perché lui muore, senza motivo. Due manganelli rotti per spezzargli le ossa, calci in faccia. Dopo non si sa nulla, i poliziotti si rendono conto di aver combinato un casino e dicono che il ragazzo si è ucciso, da solo. Si sarebbe pestato a morte da solo. Il questore, il procuratore della Repubblica lasciano correre, si disinteressano del caso. I documenti vengono falsicati, i testimoni stanno zitti, Ora gli agenti accusati dell’omicidio saranno processati. Speriamo si riesca capire come è possibile che un ragazzo di diciott’anni muoia in questo modo”.
“Vedo che l’argomento riscuote poco interesse” rispondeva un altro lettore “qui come su tutti gli altri media. Peccato, perchè è una storia importante. Siamo troppo presi a ciarlare della politica/gossip dei nostri parlamentari, e non ci accorgiamo più delle notizie serie”.
“La stampa ne parla poco” faceva eco un altro lettore “ma la rete ne parla eccome”.
Le notizie si diffondono. Il blog della madre di Federico continua a scavare. Ci vorranno quattro anni per arrivare a una sentenza.
Da quel blog e da un lungo lavoro d’inchiesta ora è nato anche un libro, un romanzo a fumetti: Zona del silenzio, Una storia di ordinaria violenza italiana, di Checchino Antonini, Alessio Spataro (Minimum Fax).
ASCOLTA l’intervista ad Alessio Spataro e Patrizia Aldrovandi. Parlano del libro su Radio Onda Rossa a qualche giorno dalla sentenza ASCOLTA .
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Sarà un mondo “free”: non libero, ma almeno gratuito. È il vangelo di Chris Anderson, guru di Wired, che ha appena pubblicato il suo attesissimo libro: “Free. The future of a radical practice”. E, coerentemente con il titolo, il volume si può leggere gratis anche su internet. Da settimane il dibattito è acceso. Secondo alcuni, Anderson è l’epigono di una nuova cultura, rivelata con il successo del web, dove i costi di pubblicazione e distribuzione delle informazioni sono quasi nulli. Basti pensare a blog, Facebook, YouTube. Ma il direttore di Wired va oltre: racconta un’economia basata sul gratuito (freeconomics). Dove gli scarti possono diventare una risorsa: l’esempio è quello di un geniale informatico, Alan Kay, che negli anni Settanta spreca potenza di calcolo (un bene prezioso all’epoca) per disegnare i prototipi delle icone per desktop. Una scelta visionaria che ha cambiato le modalità di accesso ai computer, semplificandole per milioni di persone e decretando il successo commerciale di Apple e Microsoft. Adesso, secondo Anderson, i paesi guida per la “freeconomics” sono Cina e Brasile, dove il mercato del gratuito è immenso. Ma non sono mancati i detrattori dell’opera. Come Malcom Gladwell, giornalista del New Yorker, che pone una domanda: chi pagherà la produzione del gratuito? Negli Stati Uniti, infatti, l’editoria attraversa un periodo di crisi: sono centinaia le testate locali chiuse negli ultimi mesi. Il dito è puntato contro internet e i blogger. Anderson ha risposto sul suo blog con l’esempio di Geekdad: un sito gestito con gli amici che, richiamando altri con il passaparola, è riuscito a raccogliere pubblicità e pubblico. E conclude: “Il mio biglietto da visita dice ‘direttore’, ma se uno dei miei figli segue le mie orme, sospetto che il suo biglietto da visita sarà ‘community manager’. Entrambe possono essere buone carriere”.

Profetico l’editore Fazi? “È molto probabile che vinca Scarpa (Einaudi), visto che il gruppo Mondadori dispone dei voti di 140 Amici della Domenica e di certo non se li farà sfuggire…”: così aveva dichiarato alla vigilia della premiazione. Così è stato, più o meno. Stabat Mater ha vinto con 119 voti, uno in più di Il bambino che sognava la fine del mondo, di Antonio Scurati.
Elido Fazi aveva azzardato anche il prossimo vincitore: “Lo Strega va fermato per un anno e ripensato, anche perché si sa già chi vincerà l’anno prossimo, e cioè Piperno”.
Vedremo se vincerà. E vedremo se lo Strega sarà effettivamente ripensato. Proposte e polemiche quest’anno non sono mancate.
Ne dà un piccolo sunto Francesco Borgonovo oggi su Libero. Anche se la sua “eccessiva previdenza” viene fatta notare da Loredana Lipperini che oggi sul suo blog scrive un post dal titolo: “Un uomo previdente”. Scrive: “E’ Francesco Borgonovo. Che per Libero aveva preparato ben tre articoli sul vincitore dello Strega. Fino a poco fa era on line quello che dava per vincitore Antonio Scurati. Casomai sparisse, ve lo posto” (Ecco il post).
Pillole della serata di premiazione (diretta Rai) ce le regala invece Giuseppe Morello su Affari Italiani: ecco Antonio Scurati, battuto da Scarpa per un voto, visibilmente contrariato dalla sconfitta e nel corso della premiazione incapace di nascondere il desiderio di rompere in testa a Tiziano Scarpa “quella fottutissima bottiglia di Strega e il suo liquore giallognolo, e di suggerirgli di ficcarsi in qualche buco i 5mila euro del premio”.
Ovviamente delusa la casa editrice di Scurati. “Un non giovanissimo emulo di Flaiano” scrive Mirella Serri su LaStampa “dal tavolo della Bompiani-Rizzoli, sottovoce, divertito commenta: «Con la vittoria di Scarpa la pedata è assicurata. Alle vendite, intendo. Non si ripeterà il fenomeno Giordano. Scrittura troppo barocca per piacere ai lettori»”.
Intanto però sui lit blog si parla molto bene del libro di Scarpa. Se ne parla bene fin dalla sua uscita in libreria. Oggi ancora su Camilla online.
Il video della premiazione
Tiziano Scarpa legge Stabat Mater
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