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	<title>Libri &#187; Accabadora, il romanzo di Michela Murgia </title>
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	<description>Il canale libri di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 18:27:04 +0000</pubDate>
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		<title>Accabadora, il romanzo di Michela Murgia</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 13:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#4]]></category>

		<category><![CDATA[Michela-Murgia]]></category>

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		<description><![CDATA[Morte e amore, povertà e ricchezza (sacrificio ed eredità), maternità e vecchiaia, peccato e redenzione, innocenza e perversione: vive di questi ossimori <em>Accabadora</em>, senza esaurirne mai le direzioni di senso. Con lo sbocciare dell'adolescenza della giovane protagonista, Maria, e il suo progressivo sbiadire al capezzale della vecchia, accanto ad altre adolescenze mutilate dalla vendetta, dalla rabbia, dalla sopraffazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/09/08/4aa65e34befee_zoom.jpg" border="0" alt="Accadabora" width="500" /></p>
<p class="gallery_titolo"><em>Di Michele Lauro</em><br />
Come un bozzolo di seta con un baco dentro. Prendo una similitudine fra le tante da <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/michela-murgia/accabadora/978880619780" target="_blank"><em>Accabadora</em></a> di <strong>Michela Murgia</strong> (Einaudi), a suggerire un&#8217;immagine del suo stesso libro. Del bozzolo di seta mi restano le sensazioni fisiche. Mano a mano che chiudo le pagine sento fra i denti la polvere delle strade di Soreni, non-luogo della Sardegna dove si svolge la vicenda (l&#8217;autrice è di Cabras, nell&#8217;Oristanese, capoluogo del Sinis e terra di desertici miraggi); la schiena che sfrega contro un ruvido muretto a secco eretto a delimitare il confine di un campo; il frusciare di pieghe di gonna; il profumo del morbido impasto per i gueffus, i dolcetti di pasta di mandorle.<span id="more-728"></span></p>
<p>Il baco cresce riga dopo riga e a metà strada è già farfalla. Spicca il volo, inutile centellinare la lettura. Accabadora appartiene a quel tipo di opere che accendono una scintilla. Prima in forma di sinestesia corporea, come dicevo, poi è una freccia che entra nelle viscere senza dolore. Purché sia notte. Ci sono infatti <strong>&#8220;pensieri che non sopportano la luce piena&#8221;</strong> e del novero fanno parte i pensieri sulla morte, a cui Michela Murgia mette impietosamente di fronte con la vicenda dell&#8217;anziana accabadora: soltanto &#8220;colei che finisce&#8221;, che imprime cioè un&#8217;accelerazione al corso del fato, o non forse anche colei che aiuta a dare una morte dignitosa? In questo contesto una parola abusata del nostro tempo - eutanasia - appare inefficace se non addirittura vuota di senso.</p>
<p>Morte e amore, povertà e ricchezza (sacrificio ed eredità), maternità e vecchiaia, peccato e redenzione, innocenza e perversione: vive di questi ossimori Accabadora, senza esaurirne mai le direzioni di senso. C&#8217;è lo sbocciare dell&#8217;adolescenza della giovane protagonista, Maria, e il suo progressivo sbiadire al capezzale della vecchia, accanto ad altre adolescenze mutilate dalla vendetta, dalla rabbia, dalla sopraffazione. <strong>Può una madre non desiderare un figlio?</strong> E può un fill&#8217;e anima, un figlio acquisito comprato preso a prestito, incarnare l&#8217;essenza di figlio più di uno biologico?</p>
<p>Vive di domande inquiete questo <strong>romanzo sobriamente poetico </strong>e insieme eccezionalmente calibrato, i personaggi ispezionati uno per uno nei piccoli gesti, nei lapsus che dicono tanto più di quello che non dicono (memorabile, oserei dire &#8220;manzoniano&#8221; il ritratto del curato di Soreni). Sullo sfondo l&#8217;archetipo dell&#8217;insularità come scrigno di simbologie, allusioni, patti taciti e trame millenarie. Protezione o colpa. Confuso dall&#8217;ultimo dilemma trovo infine una semplice, illuminante risposta: &#8220;le colpe, come le persone, iniziano a esistere se qualcuno se ne accorge&#8221;.</p>
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