
La casa editrice bolognese raccontata a 150 anni dai suoi esordi attraverso i ricordi di chi l’ha guidata per oltre un quarto di secolo. Il volume s’intitola Castelli di carte - Zanichelli 1959-2009: una storia. È il ritratto di una Dynasty familiare ma anche di un marchio che ha segnato la cultura e la scuola italiana. E che adesso deve fare i conti con Internet
A Niccolò Tommaseo, l’autore di Fede e bellezza, saltò la mosca al naso. Così, nell’avversare le tesi di quel Carlo Darwin che faceva discendere l’uomo dalla scimmia, raggiunse decise punte di volgarità. “Ma la polemica investì trasversalmente tutta la società civile d’allora, con echi in Parlamento, dove nemici e fautori di Charles Darwin si trovavano sia a destra che a sinistra” racconta Federico Enriques, in tono così vivido da far pensare che fosse presente di persona. Invece la pietra dello scandalo risale al 1864, quando Sull’origine delle specie uscì a cura di Giovanni Canestrini e Leonardo Salimbeni da Nicola Zanichelli, un patriota e libraio modenese che nel 1859, proprio l’anno in cui il saggio darwiniano usciva in inglese, aveva aperto nella sua città una piccola casa editrice.
Se per creazionisti e fautori del progetto intelligente Darwin ancora oggi fa scandalo, figuratevi allora, quando Canestrini, docente di scienze naturali all’Università di Modena, teneva pubbliche letture delle nuove teorie. Con la pubblicazione di quel libro Zanichelli diventò editore a pieno titolo. Due anni dopo si trasferì a Bologna e, sotto l’egida protettiva del nume letterario dell’epoca, Giosue Carducci, il suo marchio editoriale fece il salto definitivo.
Oggi, a 150 anni dagli esordi, la Zanichelli festeggia doppiamente: con la pubblicazione del catalogo storico (consultabile on-line) e con l’uscita nei mesi scorsi presso il Mulino di Castelli di carte - Zanichelli 1959-2009: una storia, 560 pagine nelle quali Enriques, che ha diretto la casa editrice dal 1970 al 2006 e ne è oggi l’amministratore delegato, racconta il passato e il presente d’un assai noto marchio editoriale, ma fa anche la storia d’una dynasty familiare iniziata negli anni Trenta con suo nonno, il matematico Federigo Enriques (1871-1946), e conservatasi saldamente al timone fino ad oggi.
Il libro di Enriques è una miniera di dati, storie e aneddoti, ma non ha nulla di celebrativo. “Mi considero un editore con la E maiuscola solo perché mi chiamo Enriques” scherza lui. E precisa: “Da ragazzo ho avuto un modello negativo di strategia aziendale in Felice Riva, all’epoca patron del Milan, che in due anni licenziò tutti i manager assunti dal padre, fece un crac spaventoso e dovette riparare in Libano. Giurai di non comportarmi come lui e di tener conto il più possibile delle competenze interne”. Sarà per questo che Castelli di carte è un libro corale, dove non solo l’autore si sdoppia fra l’impassibilità della terza persona e la partecipe irruzione dell’”Io”, ma un capitolo e le appendici portano la firma di collaboratori storici della Zanichelli, nel ruolo di coautori a pieno titolo.
Affiorano figure tra l’epos e la macchietta. In mezzo, a loro un signore coi baffi e i capelli da scienziato pazzo, stile Gene Wilder in Frankenstein Junior, ci mostra un palmo di lingua: è Albert Einstein. “Mio nonno Federigo” riprende Enriques “era un matematico e conosceva Einstein di persona. Lo scienziato venne a Bologna nel 1921 per un congresso di filosofia e tenne due o tre lezioni all’Archiginnasio parlando in italiano. Nello stesso anno la Zanichelli pubblicò Sulla teoria speciale e generale della relatività“.
“Il catalogo della casa editgrice” sorride Enriques ” è un po’ come il nostro Appennino emiliano, con vette non eccelse ma da cui emergono all’improvviso la Pietra di Bismantova o i Sassi di Roccamalatina”. Una bella immagine per spiegare come Carducci, Darwin o Einstein si trovino a fianco del dizionario Zingarelli o di popolarissimi manuali scolastici come il Camera-Fabietti di storia e il Pazzaglia d’italiano. “Materiali d’epoche diverse come quelli dell’Acropoli ateniese, ma tutti risalenti a prima dell’arrivo dei nuovi Persiani” conclude Enriques, identificando gli eredi di Ciro e Serse nella sfida tecnologica dell’ e-book e nella riforma targata Gelmini, che dal 2011 obbligherà a i testi scolastici ad avere comunque una versione elettronica.
Ma il libro cartaceo, Enriques ne è sicuro, non scomparirà: “Proprio come gli insetti non sono stati distrutti dal Ddt”.
- Giovedì 17 Settembre 2009

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Commenti
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Il 18 Settembre 2009 alle 19:56 Bibienne BlogBooks on the Net Currenti calamo ha scritto:
[...] il libro cartaceo, Enriques (Zanichelli) ne è sicuro, non scomparirà: “Proprio come gli insetti non sono stati distrutti dal [...]
Il 20 Settembre 2009 alle 13:10 peopleForFun ~ don’t surf the net, make the waves » Ma pensano prima d’aprir bocca? ha scritto:
[...] ebook e sull’ignoranza. Ieri leggevo quest’articolo, riportato e commentato anche su bibienne, oggi ne è capitato un altro, E’ vero che il [...]
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