Il viaggio in Versilia di Gian Carlo Fusco: tic e manie nell’Italia del boom

Forte dei Marmi alla fine degli anni '50

Forte dei Marmi alla fine degli anni ‘50


Cosa ci fa un pesce al guinzaglio sui fondali di Porto Venere? Se lo chiede, stupito, il sub che l’ha arpionato. Indaga e scopre che un giovanotto milanese ha incaricato un marinaio di legargli in luoghi stabiliti pesci catturati in precedenza, per poi tuffarsi e trafiggerli, facendo bella figura con le ragazze. Commento: “L’episodio dà un’idea di quanto possa il danaro milanese anche sott’acqua”.
Chissà se Gian Carlo Fusco (1915-1984) se l’è inventato, questo aneddoto iperbolico, per il gusto della folgorante battuta finale: sarebbe in carattere con il personaggio.

Mirabolante narratore orale, che vantava un passato di boxeur e di conoscitore della mala marsigliese (Duri a Marsiglia, assieme a Le rose del Ventennio, è tra i suoi titoli più noti), Fusco si va sempre più ritagliando nel tempo il profilo d’uno di quegli scrittori irregolari - non a caso era amico del grande Antonio Delfini- che sono stati il sale del nostro Novecento letterario.

Lo dimostra anche questo Viaggio in Versilia- L’estate del “boom”, raccolta di corrispondenze giornalistiche per il Giorno, pubblicata nella collana Inchiostri di Mursia a cura di Filippo Maria Battaglia.

Anno 1960: la guerra è ormai dimenticata e il “boom” economico incalza. Il bagnasciuga s’affolla di pionieri delle vacanze di massa, mentre aristocratici e altoborghesi si rintanano nelle sontuose ville dell’entroterra. Tra la Bussola delle Focette e la Capannina del Forte, la jeunesse dorée e quella in similoro ascoltano il jazz freddo di Chet Baker e i virtuosistici gorgheggi di Mina. Per il resto, s’annoiano molto e, per riempire le “ore sceme”, giocano a poker senza mazzo. “Ieri sera alla “Bussola” c’era un Katanga che non ti dico!” confida la Cucci alla Mavi, o la Malu alla Ce, per significare che c’era confusione: nasce il gergo balnear-giovanile e i nomi delle ragazze “si rattrappiscono il più possibile”.

A caccia d’aneddoti con la tenacia del segugio che segue l’usta della lepre, Fusco perlustra tutta la Versilia, allargandosi a Porto Venere e alle vicine Cinque terre. Il suo taccuino s’affolla di figure più o meno note, dall’attrice Marisa Allasio che sviene in spiaggia all’ineffabile conte Guelfi, imbattibile seduttore di mezza età, che per campare fa il guardiano notturno, o al sovrintendente della Scala Ghiringhelli, tantalizzato dal “bolo isterico”, l’ultima malattia immaginaria del tenore Giuseppe Di Stefano.
Acuto testimone del costume che cambia, ma anche gran affabulatore, in Fusco è quasi impossibile distinguere la cronaca dall’invenzione. È però difficile non scorgere la sua faccia da boxeur, infossata nel collo taurino, dietro la fittizia figura di quel giocatore di golf che così commenta la singolare onomastica di due frequentatori del suo club: “Paneperso e Saltamerenda. Bei cognomi, non c’è dubbio, ma poco nutrienti”.

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