(Il capogruppo dell’Udeur al Senato Tommaso Barbato viene fermato dai commessi mentre tenta di aggredire il senatore dell’Udeur Nuccio Cusumano. Credits: Ansa)
Risse parlamentari: “Cesso corroso” l’epiteto più creativo. I banali “carogna” e “porco”, ma non solo. Un libro racconta la politica attraverso gli scontri tra i banchi.
È il 24 gennaio 2008: durante il voto di fiducia che sancisce la caduta del governo di Romano Prodi, il senatore di An Nino Strano, fra i banchi di Palazzo Madama, dopo aver sventolato un paio di fette di mortadella se le infila in bocca per celebrare la caduta dell’esecutivo di centrosinistra. È solo una della lunghissima serie di scene che hanno costellato la storia parlamentare nel corso dei sessant’anni di repubblica e che, talvolta, hanno trasformato la politica in un’arena nella quale gli onorevoli hanno dato il peggio di sé come protagonisti di risse senza esclusione di colpi.
Dall’Assemblea costituente a oggi nel Parlamento italiano le seconde linee dei partiti, quelli che non decidono le sorti del Paese ma che sono nei banchi di Camera e Senato a cercare il loro momento di notorietà, si sono resi protagonisti di esibizioni degne dei migliori attori di B movie: battute, lanci di oggetti, riprese di boxe, salti fra i banchi. Tutto per scagliarsi lancia in resta contro l’avversario di turno, magari farsi giustizia per un’offesa ricevuta.
Tumulti in aula. Il presidente sospende la seduta (editore Aliberti) è un libro che ripercorre, attraverso i resoconti stenografici, i momenti salienti di quei dibattiti parlamentari sfociati in risse da stadio, con aneddoti e curiosità che aiutano a capire anche i periodi difficili della storia repubblicana. Sceneggiate come quella che ha avuto come protagonista Nino Strano (che prima di assaporare in diretta televisiva la mortadella si era rivolto al collega dell’Udc Nuccio Cusumano, apostrofandolo con un “Sei un cesso corroso”) non erano rare, sebbene con un lessico differente, agli albori del Parlamento repubblicano. In aula si fronteggiavano uomini che, in gran parte, avevano combattuto la Seconda guerra mondiale, che avevano imbracciato un fucile (qualcuno lo conservava ancora sotto il letto) e quindi non si facevano scrupoli ad affrontare un avversario politico con le parole o con le mani.
Per esempio, durante il dibattito per l’adesione dell’Italia al Patto atlantico, nel marzo 1949, durato 52 ore vivacizzate da un’interminabile sequela di insulti e aggressioni. Oppure in occasione dell’approvazione al Senato della cosiddetta legge truffa nel marzo del 1953: dopo 70 ore di seduta ci fu una rissa di 40 minuti che vide Sandro Pertini rivolgersi al presidente Meuccio Ruini con un “Lei non è un presidente, è una carogna! Un porco!”. O ancora, sempre nella stessa seduta, il senatore Elio Spano (Pci) affrontò a muso duro il giovane sottosegretario Giulio Andreotti, che in quel momento aveva in testa il cestino della carta per proteggersi dagli oggetti che piovevano dai banchi della sinistra, urlandogli: “Dopo il voto avrete un nuovo piazzale Loreto!”.
Una volta si è sfiorato anche uno scontro fra titani, era il 14 febbraio 1950 e Palmiro Togliatti decise di affrontare a muso duro Alcide De Gasperi per una frase infelice pronunciata nel corso del suo intervento. Parlando dei funerali di sei operai uccisi dalla polizia nel corso degli scontri a Modena (ai quali aveva partecipato tutto lo stato maggiore del Pci), l’allora presidente del Consiglio li aveva definiti una “parata”. Togliatti si alzò urlando “Vergogna!” e scese minaccioso le scale dell’emiciclo fermandosi a pochi centimetri da De Gasperi. Allora il buon senso ebbe la meglio e “il Migliore” se ne andò. D’altronde i leader non si abbassano a tanto: le risse sono roba da peones.

Tumulti in aula. Il presidente sospende la seduta (Aliberti), di Sabino Labia
- Venerdì 25 Settembre 2009

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Il 13 Gennaio 2010 alle 12:46 Donne che odiano le donne - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] tempi della Prima repubblica dalla radicale Adelaide Aglietta contro il presidente Nilde Iotti (da Tumulti in aula di Sabino Labia). L’unico corpo a corpo fu quello televisivo a Porta a porta tra Alessandra Mussolini e Katia [...]
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